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New York Times

EDITORIALE

La Germania, la crisi e il G-8

Pubblicato il 17 Maggio 2012

[link al testo originale]

Quando i leader del G8 si riuniranno a Camp David, Venerdì, il presidente Obama e gli altri devono fare pressioni sul cancelliere tedesco Angela Merkel perché si  impegni per un pacchetto per la crescita della zona euro. Questo non è il momento dei mezzi termini: il suo programma di austerità buono per tutti e per tutte le stagioni è stato un fallimento, spingendo i paesi fortemente indebitati ancor di più nella recessione, e rendendo ancora più difficile per loro ripagare i debiti. Si sta mettendo a rischio la già debole ripresa negli Stati Uniti e si sta alimentando l'instabilità e l'estremismo in Europa.

Dopo mesi di ostinazione, la signora Merkel ha ammorbidito la sua posizione, dicendo che la
Germania è aperta agli stimoli per la crescita, l'occupazione e lo sviluppo in Grecia e impegnandosi a collaborare con il nuovo presidente francese, François Hollande, per un programma per promuovere la crescita in un'Europa flagellata dalla recessione. Non è chiaro, tuttavia, se i suoi commenti riflettano un vero e duraturo cambiamento d'opinione.

I nuovi argomenti del discorso della signora Merkel sembrano essere stati determinati soprattutto dalla sconfitta in Francia di Nicolas Sarkozy, suo partner di lunga data nell'austerità, e dal caos che si sta diffondendo in Grecia, dove gli elettori anti-austerità hanno fatto cadere il governo questo mese e i timori che il Paese possa presto uscire dall'euro hanno provocato una corsa agli sportelli e una fuga di capitali.

Rappresentanti tedeschi hanno peggiorato le cose parlando della capacità della zona euro di andare avanti senza la Grecia. La signora Merkel sta ora insistendo sul fatto che lei vuole che la Grecia resti, ma ci vorrà qualcosa di più di parole gentili per cambiare le cose.

Ciò che serve è un vero "patto per la crescita" per aumentare le capacità della Banca europea per gli investimenti e di altri fondi dell'Unione europea di investire in infrastrutture e progetti di creazione di posti di lavoro nei paesi in crisi. Dovrebbe essere accompagnato da un piano per ammorbidire o ritardare i tagli alla spesa concordati. Questo sarebbe un passo avanti, anche se solo un inizio sulla strada della ripresa.

La Germania si oppone ancora con forza ad un piano sensato, approvato dal Fondo Monetario Internazionale, in cui i membri della zona euro congiuntamente emettano obbligazioni. Tali obbligazioni contribuirebbero sia a finanziare i progetti di stimolo, sia ad alleggerire gli oneri finanziari per i paesi vulnerabili, come la Spagna e l'Italia.

Alcuni elettori tedeschi hanno anche iniziato a porre in discussione l'austerità. Ma dopo aver insistito così a lungo che i dissoluti devono pagare per i loro peccati, la signora Merkel avrà bisogno di una copertura politica dai suoi colleghi. E non c'è dubbio che molti dei paesi che lottano nelle difficoltà hanno necessità di riforme.

La Grecia e molti altri hanno bisogno di far pagare le tasse, di riformare i loro mercati del lavoro e impegnarsi ad avere bilanci onesti e trasparenti. La Francia potrebbe ammorbidire la sua resistenza a forti istituzioni pan-europee.  Ciò consentirebbe un più efficace processo decisionale sulle riforme finanziarie, sugli aiuti di emergenza, sulla la disciplina di bilancio e sulle riforme strutturali.

Tutti hanno bisogno di una via d'uscita. Nel corso della riunione G-8, i leader mondiali devono trovarne una.

Una versione di questo editoriale e apparsa sulla stampa il 18 maggio 2012, pagina A 30 dell'edizione di New York edizione con il titolo: “la Germania, la crisi e il G-8”.

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Nota del leprechaun: A questo pezzo che dice in linea di massima cose condivisibili, bisogna però fare qualche chiosa su quelle che potremmo battezzare "concessioni al luogo comune". Che i GIIPS abbiano bisogno di "riformare il mercato del lavoro" è quantomeno discutibile, se con questo si intende ciò che fino a ieri era il mantra generale: riduzione delle tutele per "favorire i giovani", che è un nonsense tanto quanto la "austerità espansiva". Quanto ai "bilanci onesti e trasparenti", anche qui c'è una concessione al luogo comune. La Grecia non ha falsificato i bilanci (si veda qui), né così ha fatto l'Italia. Quanto al far pagare le tasse, bisognerebbe riflettere sul ruolo che sull'evasione (ed elusione) generalizzata in Europa hanno le facilissime fughe di capitali e delocalizzazioni, terreno favorevole per ogni genere di dumping tributario e regolamentare, in assenza di ogni integrazione e armonizzazione tributaria. Anche il rigoroso Monti (pare non ami la parola "austero") ha dichiarato di avere rinunciato all'innalzamento dell'aliquota IRPEF dal 41% al 43% perché avrebbe generato una "fuga di capitali".

I GIIPS, infine, hanno bisogno hinc et nunc, più che di "crescita", di ripresa per uscire dalla depressione. Gli "investimenti" per il futuro servono a poco o a nulla, per questo. Serve sostegno della domanda per creare lavoro. Subito. Come diceva nel 2011 Dominique Strauss Kahn quando era Direttore del FMI, prima delle sue disgrazie sessuali: "La croissance seule ne suffit pas. Nous avons besoin de politiques qui touchent directement au marché du travail. La crise nous a appris que des politiques bien conçues dans ce domaine peuvent sauvegarder des emplois" (Libération 14/04/2011) ["la crescita da sola non è sufficiente. abbiamo bisogno di politiche che riguardino direttamente il mercato del lavoro. La crisi ci ha insegnato che politiche ben concepite in questa materia possono salvare dei posti di lavoro"].

Le inondazioni di liquidità verso le Banche (LTRO) di stampo Friedmaniano anche loro non servono, a questo scopo, a nulla, come l'evidenza conferma.

Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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