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La carica dell'armata invisibile del Cremlino

01/01/2018

Testo originale dal sito di Paul Craig Roberts.

Chi è Paul Craig Roberts.

L'articolo del Washington Post cui si riferisce il testo

Questo testo in formato PDF in formato epub

Ulteriori dettagli e considerazioni su Counterpunch (05/01/2018)

  sullo stesso tema: Trump e il FBI (Counterpunch 02/01/2018) 

Diana Johnstone spiega che il Presidente Trump potrebbe venire esentato dall’essere perseguito come agente russo se abbandonasse l’intento di normalizzare le relazioni con l’indispensabile nemico del complesso militare e e di sicurezza degli USA, e cooperasse alla  orchestrazione  della demonizzazione della Russia. 

I tremori di Whashington

La Carica dell’Armata Invisibile dei troll del Cremlino
Di Diana Johnstone
31 Dicembre 2017

Non c’è nessuna tregua per le feste nella guerra di propaganda. Questo Natale il Washington Post ha offerto ai suoi lettori una paurosa storia intitolata “Troll del Cremlino infiammavano internet mentre a Washington si discuteva sulle possibili scelte.”   

L’articolo è lungo – circa 4000 parole. L’unica parte che di sicuro verrà letta in questi tempi affannosi di scarsa attenzione è il titolo, i cui due argomenti sono ricchi di messaggi subliminali.
Anzitutto un’operazione terra bruciata di un’Armata di troll del Cremlino sta devastando Internet.
In secondo luogo, i funzionari di Washington, con la loro benevola innocenza, stanno avendo problemi nel fronteggiare questa minaccia funesta.

Prendiamo in considerazione questi due argomenti uno alla volta.

L’invasione dell’Armata di troll.

Il supporto giornalistico di questa storia è una giornalista freelance fantasma chiamata Alice Donovan, la cui “prima email è arrivata nella casella di CounterPunch, un sito web americano di notizie ed opinioni, di sinistra, alle 3:26 del mattino, ovvero a metà della giornata a Mosca.”

Aha!

Facendo uso delle sue numerose fonti nella comunità dei servizi, l’articolo del WP continua: “L’FBI stava da mesi seguendo Donovan nell’ambito di una operazione di controspionaggio dal nome in codice ‘Notte Nordica’. Rapporti interni dell’ufficio la descrivevano come lo pseudonimo di un fante dell’armata di troll sostenuti dal Cremlino che stavano cercando di minare le istituzioni democratiche Americane”.

Bene, è interessante notare come l’unica evidenza fornita nell’articolo a proposito della “armata russa di troll” (l’espressione sbuca fuori un’altra volta) è l’esistenza di questo pseudonimo di fante chiamato Alice Donovan. L’unica dimostrazione della sua esistenza consiste in numerosi articoli pubblicati su circa una decina di siti web nei due anni scorsi. Perché quando CounterPunch, messa in allerta dal FBI, ha provato a individuare chi fosse, non c’è riuscito.
In questa narrazione, dunque, un fantomatico fante viene citato come prova dell’esistenza di una “armata”.
Questo dovrebbe sollevare subito una domanda. Perché il FBI stava indagando su qualcuno la cui unica traccia di esistenza era l’essere autore di articoli sul web? Non può indagare su di una  “persona”, dato che apparentemente nessuno sa chi sia. Stava dunque indagando su di uno che scrive su siti web. Perché? Per quale ragione?

“Man mano che le elezioni presidenziali del 2016 si avvicinavano,” continua l’articolo, Alice Donovan “sembrava servire gli ordini del Cremlino seminando scontento verso la capolista Hillary Clinton ed elogiando WikiLeaks, che funzionari USA dicono essere uno strumento dell’operazione russa per influenzare le elezioni presidenziali.” 
In breve, “seminare scontento” verso Hillary è un segno distintivo di essere “uno strumento” di una operazione russa. Per inciso, c’è un sacco di gente che ha fatto proprio le stesse cose. Io sono una di quelle persone, dato che ho scritto un intero libro di “scontento” verso Hillary. Siamo tutti indagati dal FBI?
La missione del FBI è o non è quella di fare operazioni di controspionaggio investigando chi scrive sui siti web scostandosi dalla linea ufficiale di Whashington su Hillary Clinton, Russia e Siria? È quel che ha fatto Alice Donovan, ma i suoi testi erano piuttosto morbidi. Perché lei è stata individuata dall’FBI come obiettivo per un’operazione di controspionaggio?

Perché CounterPunch è stato allertato su di lei e non su tutti quelli che come noi hanno scritto articoli simili? Il messaggio non così tanto subliminale è: qualsiasi articolo che contraddice la linea ufficiale sottoposto ad un sito web può essere il frutto del lavoro di sinistri agenti del Cremlino. Ecco l’indizio: ne abbiamo trovato uno! Si chiama Alice Donovan. State quindi attenti a quel che pubblicate.
Naturalmente l’ “indizio” è invisibile esattamente come tutte le “prove” di sovversione russa finora prodotte dalle Agenzie di sicurezza USA. Nessuno ha visto Alice Donovan. Nessuno gli ha mai parlato. Dunque non c’è nessuna prova della sua esistenza. Ma questo non ha impedito ai media mainstream di proclamarla come il reperto A (per Alice), la prova più importante nel processo dei media a Vladimir Putin per  “attacco alla nostra democrazia”.
Il FBI, conformemente alle sue procedure standard nelle indagini di controspionaggio, ha tenuto segrete le informazioni su Donovan e altre persone russe sospette che diffondevano messaggi all’interno degli Stati Uniti, secondo il WP. Ma non segrete fino al punto dall’astenersi dallo spaventare gli editori di CounterPunch con il sospetto che stavano aiutando la cyber-guerra del Cremlino, o dal trasmettere rapporti riservati di controspionaggio al più influente giornale della Capitale della Nazione, con legami con la CIA di lunga data.
Se Alice Donovan è così pericolosa, perché non rivelare la sua/suo identità?

In risposta all’allerta del FBI, CounterPunch ha indagato e ha fatto significative scoperte.
Anzitutto, dato che era impossibile tracciare “Alice Donovan”, il FBI deve essere stato messo in allerta dai suoi scritti, non dalla persona. Quando e come gli spioni hanno scoperto che stava apparentemente usando uno pseudonimo? Lo sapevano già prima, oppure il FBI ha identificato le firme con pseudonimi con la sovversione Russa? Ma quel che conta in un articolo è il suo contenuto, non la firma. Da sempre gli autori hanno usato pseudonimi per proteggersi da possibili persecuzioni. Lo scambio tra FBI e CounterPunch mostra l’intento di avvisare i siti web “di sinistra” di non pubblicare articoli anonimi, il che può essere un primo passo verso l’esclusione di persone che hanno qualcosa da dire ma che temono di avere dei problemi per via delle loro vedute non ortodosse. Specialmente nei periodi di intensificante caccia alle streghe.
Il risultato più significativo delle indagini di CounterPunch è tuttavia il fatto che gli articoli di “Alice Donovan” non sono riusciti ad introdurre nessun nuovo elemento della propaganda russa nel cyberspazio americano. Non erano assolutamente originali. Il commentatore fantasma prendeva pezzi di articoli trovati in altri siti web di sinistra, e li fondeva per farne un suo pezzo. I pezzi erano dei taglia e cuci: in altre parole, dei plagi.

Questa è la pistola fumante, e le impronte digitali non sono russe.
In aggiunta, dato che non c’era niente di nuovo, niente di particolarmente sensazionale, nessuna grande “fake news” rivelata negli scritti di Donovan, cosa poteva sperare di ottenere “il Cremlino”? Come “attentare alla nostra democrazia” con qualche pezzo di articoli già presenti su Internet?
Tutto questo semplicemente non ha senso.
C’è un’altra ipotesi, tuttavia, che ha senso. È chiaro fin dall’inizio della “Operazione Notte Nordica” che il FBI era stato incaricato di produrre prove che la dissidenza su Internet aveva origine da un complotto di Putin. Ma quando queste prove si sono dimostrate difficili se non impossibili da trovare, è stato allora possibile fabbricarle, esattamente come sono stati fabbricati un certo numero di “piani terroristici” attirando qualche ingenuo fessacchiotto in una operazione sotto copertura. Valeva ben la pena per il FBI rendere difficile alle pubblicazioni di sinistra pubblicare articoli che possono essere “presentati” come “propaganda del Cremlino”.  Ed è ovvio che il “deep State” era alla disperata ricerca di “evidenze” a supporto della sua favoletta sulla “Russia che sta distruggendo la nostra democrazia” , e questo calza a pennello. L’invenzione di “Alice Donovan” può fornire questa “evidenza”.
Se voi foste un hacker del FBI con l’incarico di scrivere articoli da firmare come “Alice Donovan”, come fareste? Come hacker del FBI probabilmente non avreste nessuna idea di come scriverlo. La via più facile potrebbe essere quella di copiare qualcosa scritto da veri autori “di sinistra”. Gli scritti di Donovan non hanno aggiunto nulla a quanto che era già di dominio pubblico. Non c’è nulla che altri autori non avessero già scritto, ma questo rischia di avvelenare ulteriormente i cervelli di quei fessacchiotti di Americani. Ha solo fatto copia-incolla. Questa è stata la strada più comoda per “inventare” un finto troll russo: sguinzagliarla tra siti web e quindi “scoprire” lo scandalo. Solo un altro degli eterni trucchi delle trappole del FBI. Una variazione del tema “operazioni sotto copertura”. Vi si spinge a fare qualcosa di cui poi accusarvi. Ma sono i siti web “di sinistra” che sono stati indotti a pubblicare “fake news” dai “Troll del Cremlino”. Questo dovrebbe insegnarvi a stare attenti!
Non c’è naturalmente nessuna prova che “Alice Donovan” sia una creazione della campagna sotto copertura del FBI conosciuta come Notte Nordica, esattamente come non c’è nessuna prova che “Alice Donovan” sia una creazione della campagna di disinformazione del Cremlino. C’è prova tuttavia che l’operazione sotto copertura del FBI è esistita. Dalle sue fonti segrete il Washington Post rivela che un “precedente ordine non riportato” - una travolgente scoperta presidenziale per combattere le minacce cyber globali -  ha sollecitato le agenzie spionistiche USA a pianificare una mezza dozzina di operazioni specifiche per contrastare la minaccia russa.” Perché “Alice Donovan” non può essere una di queste operazioni?
D’altra parte, la campagna di disinformazione del Cremlino è ancora materia di illazioni, nonostante tutti i rapporti mainstream – come questo di cui parliamo afferma – basati su “interviste a decine di rappresentanti ufficiali USA senior in carica o non più tali, e di rappresentanti NATO e diplomatici europei di alto livello”. Dato che queste intervista sono tutte anonime, cosa le rende più credibili di un blogger anonimo? Dove starebbero queste evidenze di qualsiasi cosa?
L’articolo è interamente costruito sull’assunzione a priori dell’esistenza di una “armata di troll del Cremlino” con lo scopo di distruggere la democrazia americana. Un tema elaborato fantasiosamente, ma privo del supporto di fatti concreti.

Salvare Trump dai Troll

Il primo argomento dell’articolo è concepito per intimidire i siti web “di sinistra”, obbligandoli a seguire la linea ufficiale, da questo momento in poi minacciati di accuse di collusione con “l’armata dei troll del Cremlino” se non si adeguano. Il secondo è però indirettamente indirizzato a Trump. Ecco il messaggio subliminale: salta sul carro anti-Russia e non sarai mai incriminato. È un messaggio trasmesso con sottintesi. Mentre l’intera campagna “fake news russe” ha preso il via come un mezzo per spiegare l’assurda elezione di Donald Trump, e anche come un mezzo per discreditare il detestato presidente e aprire la strada alla sua destituzione, il tono è poi cambiato.

Oggi, riporta il WP, Trump non è il beneficiario, ma l’obiettivo della disinformazione russa: “appena Trump ha preso servizio, l’armata russa di troll ha iniziato a spostare la sua attenzione dentro gli Stati Uniti, secondo i rapporti dei servizi USA. Invece di diffondere messaggi per supportare Trump, sono ritornati al loro vecchio obiettivo di seminare la discordia nella società USA e indebolire l’influenza Americana globale. La presidenza e le politiche di Trump sono diventate un obiettivo della disinformazione russa. “Donovan e altre persone supportate dal Cremlino” hanno iniziato ad attaccare l’amministrazione Trump perché, tra le altre cose, sostengono i “terroristi” e autorizzano attacchi militari che uccidono bambini in Siria.
“ ‘Sono tutti per la disgregazione’ ha affermato un ex rappresentante intervistato sullo spionaggio. ‘Vogliono degli Stati Uniti fuorviati non in grado di opporsi alle ambizioni di Putin’.”
Quali sarebbero queste ambizioni? Secondo gli informatori di Washington, questo succede perché Putin vuole “rimediare alla sua calante forza militare” traendo vantaggio dalle “campagne di influenza e cyberguerra per riequilibrare”.
Bene, si può pensare che se tutto quello che la Russia può mettere insieme per “equilibrare” la macchina militare senza precedenti degli Stati Uniti è un esercito di Alice Donovan, tutti questi esperti di sicurezza a Washington potrebbero rilassarsi e smettere di preoccuparsi.
Secondo questa storia, questo è proprio quel che hanno fatto, convinti che “è tutto finito e vinceremo la guerra di propaganda”. Poi è arrivata – orrore! - RT, un canale televisivo americano sponsorizzato dalla Russia che offre agli spettatori una visione delle notizie che colpisce il Washington Post come una litania da esorcismo.

Povera, fragile America

E così oggi funzionari della sicurezza vanno a piagnucolare dal Washington Post proclamando che i politici al vertice sono fuorviati “da un’errata fiducia nella resistenza della società Americana e delle sue istituzioni democratiche. “Valutazioni errate e inerzia burocratica” hanno reso gli Stati Uniti “vulnerabili all’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016” … La più grande democrazia del mondo diventa un castello di carte.
Quale confessione! Succede che se i russi fanno puff, possono far volar via la casa.
“Ho pensato che il nostro terreno non era così fertile,” ha detto Antony J. Blinken, vice segretario di Stato del Presidente Barack Obama. “Abbiamo creduto che la verità vi avrebbe resi liberi, che la verità avrebbe prevalso. Tutto ciò si è rivelato un po’ ingenuo.”
Caspita! I ragazzi di  Washington sono proprio troppo sinceri per immaginare le brutte cose che questi uomini russi possono fare. Ma adesso è arrivato il  Washington Post, mano nella mano con “la comunità dei servizi”, a metterci in guardia, e a mettere in guardia lei, Signor Trump, dai russi che sono dei cattivi ragazzi che vogliono distruggere l’America e voi dovete fare tutto quel che serve per fermarli.

Queste lamentele hanno un che di familiare. Ogni volta che il Pentagono si prepara a bombardare qualche paese sventurato per un “cambiamento di regime”, ascoltiamo lo stesso coretto dai media mainstream, da esperti di spionaggio e alti ufficiali “in modo riservato”, così come da diverse  organizzazioni semi-governative “non governative” per i diritti umani, che proclamano che i leader americani devono svegliarsi dai loro sogni idealistici per fermare l’ultimo Hitler impedendogli di fare tutto quel che questi furfanti vogliono fare. Gli ingenui leader americani, naturalmente, sono troppo carini ed innocenti per prendere quest’ultima terribile minaccia sul serio, fino a quando non vengono messi in allerta dalle diligenti spie a dai loro collaboratori nei media mainstream. Lo abbiamo sentito più di una volta. Ricordiamoci come i difensori dei diritti umani hanno dovuto assillare la gentile macchina da guerra USA per spingerla a bombardare la Serbia, la Libia, ad armare i ribelli siriani “buoni”. L’America ufficiale è così buona e fiduciosa che deve essere forzata ad intraprendere le necessarie misure difensive.
E così, forza, Trump, basta che ti svegli sulla cyberminaccia di Putin, e tutto sarà dimenticato.





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Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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