Il Blog del Leprechaun

Tieniti aggiornato sui contenuti del Blog del Leprechaun con i Feed RSS

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -


Questo sito non usa cookies. Potrebbero usarli i siti utilizzati per il conteggio visite e per la ricerca in questo sito.
Verificate sui relativi siti (Addfreestats, Freefind) la situazione, se vi interessa.

Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

-----

Letture consigliate:

L'insolente redditività delle banche americane e la confessione tardiva di Deutsche Bank. 24/07/2013

Dipendenti e pensionati greci hanno pagato il prezzo più alto della recessione. 24/07/2013.

Unione Europea: Arroganza fuori luogo. 15/07/2013

Un sorriso con denti d'acciaio.  05/07/2013

Que reste-t-il de la démocratie dans l'Union européenne? 15/06/2013

Quello che "Alternative für Deutschland" non puo' dire. 28/05/2013

L'esperimento europeo è fallito. 16/04/2013

L'Euro è destinato a un inevitabile tracollo. 16/04/2013

Come ci hanno deindustrializzato. 29/04/2013

Ultimi post:

Il più letto: Il debito pubblico italiano, da dove viene fuori?


Commenti a "Il debito pubblico italiano"

<<Tornare all'articolo originale

L'Umanista ci scrive il seguente commento (16/05/2012):

Benché rifare la storia sia al di là delle prerogative umane, mi permetto di riflettere ancora un poco all'ipotesi del ceteris paribus.

Vengo al punto : mi sono chiesto se un'eventuale riduzione del debito non avrebbe semplicemente spostato il risparmio equivalente altrove invalidando le ipotesi su cui tale riduzione si basa.

Prendendo un caso estremo per semplificare il mio ragionamento - sapendo quindi di non descrivere un caso reale - fra le curve "Debito reale" e "Debito con interessi = inflazione + 2%" vi è all'incirca una somma di risparmio equivalente alla metà del PIL che viene tolta dai titoli di Stato per andare altrove.

Agli investimenti? Ai consumi? A entrambi in parte? Chi potrà mai dirlo...

In ogni caso si potrebbe obiettare che se quel risparmio si fosse trasformato tutto o in parte in consumo (a causa dell'assenza di un impiego abbastanza redditizio), l'andamento dell'inflazione sarebbe stato diverso, invalidando quindi l'andamento della curva tracciata sulla base dell'inflazione storica. In effetti si può fare l'ipotesi che - così come accade per le bolle speculative - gli alti rendimenti dei titoli di stato abbiano dirottato porzioni di reddito che altrimenti sarebbero state utilizzate in  modo diverso.

Nell'ipotesi in cui il mio ragionamento sia corretto, ciò diminuisce la portata dell'articolo?

Basandomi sulla lettura (magari personale) che ne faccio la risposta è no.

Il motivo è che vi leggo due messaggi importanti.

Il primo è che se vi è una spesa all'origine del debito pubblico questa è quella per gli interessi. Si può poi discutere di come sarebbero andate le cose altrimenti, ma le cifre mostrano che sono andate così. Vale la pena ripeterlo, soprattutto di questi tempi.

Il secondo - che non è altro che uno dei tanti corollari del primo - è che il debito in quanto lascito di una spesa sociale sconsiderata è una chimera.

Con amicizia.

=====================

Ricambio i sentimenti di amicizia e faccio qui alcune considerazioni a ruota libera prendendo spunto dal commento de l'Umanista.

La preoccupazione che la spesa pubblica "non capitalizzata", e dunque consumata, generi sempre inflazione ha a mio avviso (avviso che ricalca quello assai più auterevole della maggior parte degli economisti) un fondamento fragile. La liquidità per consumi genera inflazione solo se il sistema produttivo si trova in condizioni "di saturazione", non è cioè in grado di fare fronte all'aumentata domanda aumentando a sua volta l'offerta, o non è in condizioni di rispondere aumentando l'offerta mediante investimenti a breve termine (ad esempio, assumendo più personale).

La propensione al risparmio non è inoltre zero. Dunque una parte della liquidità immessa, anche se in mani di privati, non si trasforma tutta in domanda, ma una parte va comunque in risparmio. Un valore tipico di propensione media al risparmio è il 40%.

Mi domando inoltre che fine abbiano fatto tutti quegli interessi forniti alle banche. Sono stati - è vero - ricoperti da ulteriori debiti, ma questo significa che si sono trasformati in altrettanti titoli di Stato posseduti dalle Banche. In tempi "normali", quanto questi forniscono alla Banca la possibilità di prestare danaro? Crediti ritenuti sicuri e facilmente liquidabili non entrano forse nella base frazionaria, e dunque non è che vengono di fatto nuovamente convertiti in liquidi circolanti dalle Banche stesse (addirittura con un fattore maggiore ad uno, dato che anche per le Banche funziona un "Leverage" rispetto alla loro base liquida? A chi obietta che le Banche prestano sempre soldi già circolanti (depositati nei conti), faccio prsente una perplessità: una parte dei depositi dei CC sono a loro volta provenienti da prestiti bancari (tipicamente, soldi spesi da aziende che prendono danaro a credito). Non ho conoscenze sicure e approfondite, e so che il tema è molto dibattuto, ma non credo proprio che le Banche operino con un leverage = 1, neanche col credito ai privati. Sarò grato a chiunque sia in grado di dare delucidazioni su questa aspetto.

C'è inoltre un'altra considerazione: l'inflazione svaluta i debiti (e i corrispondenti crediti). Valutare quindi gli effetti di una maggiore liquidità immessa nel consumo è piuttosto complicato. Bisogna stimare quali effetti avrebbe non tanto sull'inflazione, quanto sul PIL attualizzato (al netto dell'inflazione). E' la classica ricetta: se l'immissione di liquidità provoca un aumento del PIL maggiore dell'aumento della spesa, il debito (relativamente al PIL) diminuisce, non aumenta.

C'è infine un'altra distinzione da fare: le cose sono diverse se le Banche sono nazionali od estere, anche se, in quest'ultimo caso, europee.

Questioni, come si vede, di grande attualità, visto che attraverso il pareggio di bilancio in Costituzione e ancora peggio il fiscal compact (o fiscal pakt o unione di bilancio che dir si voglia) ci stanno imponendo di tagliare la spesa pubblica per diminuire il debito, mentre stiamo in depressione.

Krugman ha scritto fiumi di articoli sul tema.

Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

Poeti, scrittori, artisti
e altri visionari

Dati

Testate





Cerca nel sito


Lasciare un commento


 

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -







Document made with KompoZer


link

I miei Link:

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -

Mappa del sito - tutte le pagine