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Intervista a Roberto Pessi, preside della facoltà di giurisprudenza della Luiss di Roma.
Sull'articolo 18 c'è rischio di incostituzionalità.
La priorità? Lavorare sui tempi della giustizia.
Corriere della sera, 26/03/2012 (pag. 11)

ROMA — “La parte migliore della riforma del lavoro mi sembra quella sulla flessibilità in entrata. Le nuove regole per l'apprendistato, i tirocini e i contratti a termine sono secondo me molto interessanti”.

Roberto Pessi, preside della facoltà di giurisprudenza alla Luiss di Roma, promuove solo questo capitolo del disegno di legge approvato dal governo. Per il resto, nelle parole del giuslavorista, sembrano prevalere gli elementi di perplessità.

Lei condivide la riduzione del numero di forme contrattuali? Qualcuno ha parlato dl tradimento del progetto di Marco Biagi …

“Marco Biagi ebbe una grande intuizione: mettiamo in campo tutte le forme contrattuali che possono venire incontro alle esigenze del mercato. Era un modo per cogliere tutte le potenzialità del mercato. Prima di intervenire come ha fatto il governo, forse sarebbe stato meglio capire quali tipologie contrattuali hanno funzionato e quali no, e anche perché”.

Articolo 18. Condivide la linea del governo?

“No. Prima di tutto non sono convinto che ci sia realmente questa esigenza di flessibilità in uscita. Se anche ci fosse, non è questa la strada migliore per intervenire.”

Perché?

“La norma è scritta in maniera troppo vaga e si presta a troppe interpretazioni. C’è il rischio di situazioni paradossali che rischiano di configurare profili di incostituzionalità”.

Un esempio per capire?

“Prendiamo due lavoratori che vengono licenziati uno per ragioni disciplinari, l’altro per ragioni economiche. Davanti al giudice si scopre che il primo si è reso effettivamente responsabile di un'inadempienza ma non cosi grave da giustificare il licenziamento. Il giudice ordina il reintegro. Per il secondo lavoratore, che non ha fatto nulla di male, si scopre che non sussistono le condizioni per il licenziamento perché il posto di lavoro non è stato soppresso. Il giudice non può ordinare il reintegro, ma solo l'indennizzo economico. E' paradossale. Chi ha commesso una colpa sia pur lieve, conserva il posto. Chi non ha nessuna colpa e viene illegittimamente licenziato, perde il posto”.

Come si potrebbe correggere la norma?

“Secondo me il governo dovrebbe avere il coraggio di dire: abbiamo segnato un percorso, adesso fermiamoci a riflettere, accantoniamo questa parte della riforma e rimettiamoci al lavoro per una soluzione condivisa. Ma ci potrebbero essere anche percorsi alternativi”.

Tipo?

“Il problema a mio avviso non è l’articolo 18, ma i tempi della durata dei procedimenti in tribunale. Se un’azienda licenzia un lavoratore, prima di arrivare a una sentenza definitiva per sapere se il licenziamento è legittimo o no possono passare degli anni. L'azienda non può permettersi di rimpiazzare quel lavoratore, altrimenti se perde in tribunale se ne ritrova due per la stessa funzione; e il lavoratore per anni vive in una situazione precaria. Allora cambiamo l'impostazione. Si stabilisca se il licenziamento è legittimo o no attraverso un giudizio di accertamento preventivo fissato con termini perentori in 30 giorni, senza possibilità di ricorso in appello ma solo per Cassazione. Così nel giro di due mesi è possibile arrivare a sentenza definitiva. Si danno tempi e procedure certe a azienda e lavoratori. E non c’è il problema del reintegro perché il licenziamento può avvenire solo dopo l’accertamento di legittimità”.

La nuova formulazione dell’articolo 18 secondo lei espone i lavoratori al rischio di abusi?

“Temo di sì. Almeno nel testo che è stato diffuso non è previsto l’obbligo di reintegro o di annullamento del licenziamento per i lavoratori licenziati per motivi economici che all'accertamento si rivelino non sussistenti. Almeno questa stortura dovrebbe essere corretta al più presto per evitare gli abusi più gravi. Credo però che sarebbe meglio una correzione più ampia e sistematica del testo”.

Paolo Foschi
foschi@corriere.it


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12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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