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Venezuela-Maduro

                                                Articolo originale di counterpunch


Sulla vicenda del Venezuela (e degli USA) ecco un resoconto finalmente esauriente ed informativo. Esattamente il contrario di quanto fa la “stampa” italiana.

È il giornale USA Counterpunch. Per sapere la sua storia, fare click qui.


Counterpunch
8 febbraio 2019


Juan Guaidó: l’uomo che vorrebbe essere il Presidente del Venezuela non ha un supporto Costituzionale per esserlo.

Donald Trump immagina che Juan Guaidó è il giusto presidente del Venezuela.  Guaidó, un uomo dall’impeccabile illegittimità, è stato presentato da Cohen e Blumenthal come “un prodotto di un progetto decennale sotto la supervisione dai maestri del regime change delle elite di Whashington. Il sociologo argentino Marco Teruggi descrive  Guaidó nello stesso articolo come “un personaggio che è stato creato per la circostanza” del regime change. Qui, le sue credenziali costituzionali per essere il presidente ad interim del Venenzuela vengono distrutte.

Istruito alla George Washington University DC,  Guaidó era praticamente sconosciuto nel suo paese natale, il Venezuela, prima di essere spinto nel palcoscenico mondiale da una velocemente dispiegata serie di eventi. In un sondaggio condotto un po’ più di una settimana prima che   Guaidó si autonominasse presidente del paese, l’81% dei Venezuelani non avevano mai sentito nominare il trentacinquenne.

Per far ancora più breve la storia, il Vicepresidente USA Pence ha telefonato a Guaidó la sera del 22 Gennaio e probabilmente gli ha chiesto se lui avrebbe voluto diventare il presidente del Venezuela. Il giorno successivo Guaidó ha annunciato che si considerava il presidente del Venezuela, seguito dopo pochi minuti dal Presidente USA Trump che confermava l’autoproclamazione.

Qualche settimana prima, il 5 Gennaio, Guaidó era stato nominato come presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, il loro parlamento unicamerale. Era stato eletto all’Assemblea da un distretto costiero con il 26% dei voti, Era il turno del suo partito per la presidenza dell’organismo, e lui è stato selezionato per il ruolo.  Guaidó, anche nel suo stesso partito, non faceva parte del vertice della leadership.

Il partito di  Guaidó, “Volontà popolare”, è un gruppo marginale di estrema destra del quale i sostenitori più entustasti sono John Bolton, Elliott Abrams e Mike Pompeo.  Volontà popolare ha adottato una strategia di regime change con mezzi extra-parlamentari invece di impegnarsi in un processo elettorale e non ha partecipato alle recenti elezioni Venezuelane.

Anche se prescelto da Trump e compagnia, il partito Volontà popolare di  Guaidó non è rappresentativo della “opposizione Venezuelana”, che è un gruppo frammentato il cui odio per Maduro è confrontabile solo con l’avversione dell’uno per l’altro. Il capofila dell’opposizione, il candidato Henri Falcón, che si presentò contro Maduro nel 2018 con una programma neoliberale di austerità, ebbe la veemente opposizione di  Volontà popolare che gli chiedeva di unirsi alla loro boicottaggio, sostenuto dagli Usa, delle elezioni.

Il notiziario Venezuelano Ultimas Noticias ha riportato che l’importante politico di opposizione  Henrique Capriles, che si era candidato contro Maduro nel 2013, “ha affermato  in un’intervista che la maggioranza dei partiti di opposizione non sono d’accordo con l’autoproclamazione di Guaidó come presidente ad interim del Paese”. Claudio Fermin, presidente del partito Soluzioni per il Venezuela,  scrisse che “noi crediamo nel voto, nel dialogo, noi crediamo nel raggiungimento di un’intesa, noi crediamo che i Venezuelani debbano separarsi dai settori estremisti che offrono solo odio, vendetta, linciaggio”. Il governatore dello Stato di Táchira, Laidy Gómez, esponente chiave dell’opposizione, ha respinto l’appoggio di  Guaidó all’intervento USA, avvertendo che questo “porterebbe alla morte di Venezuelani”.

La cricca Guaidó/Trump non riflette il consenso democratico in Venezuela, dove i sondaggi mostrano un’amplissima maggioranza che si oppone ad un’intervento dll’estero. L’opinione popolare in Venezuela sostiene delle trattative tra governo e opposizione come proposto dal Messico, l’Uruguay e il Vaticano. L’Amministrazione Maduro ha accettato i negoziati cone una soluzione pacifica alla crisi in Venezuela.

Il governo USA respinge una soluzione negoziata, secondo le parole del Vicepresidente Pence: “Non è il momento del dialogo, è il momento dell’azione”. A questa posizione intransigente fa fedelmente eco Guaidó. E dunque, mentre la maggioranza dei Venezuelani vuole la pace, l’autonominato presidente, supportato dalla forza della potenza militare USA, ha scritto in un editoriale del New York Times che è possibile “eliminare il regime di Maduro con un minimo spargimento di sangue”.

La foglia di fico della cricca Guaidó/Trump sulla legittimità si basa sull’argomento fasullo che l’articolo 233 della Costituzione Venezuelana da all’Assemblea Nazionale il potere di dichiarare un “abbandono” della carica di presidente della nazione. In questo caso, il presidente della’Assemblea Nazionale può fungere da presidente ad interim della nazione, fino alle successive elezioni presidenziali. La scomoda verità è che Maduro non ha mostrato nessuna intenzione di abbandonare il suo posto,  e la costituzione non dice niente in proposito.

Nei fatti, i fondamenti per rimpiazzare un presidente sono esplicitati molto chiaramente nel primo paragrafo dell’Articolo 233 della Costituzione Venezuelana e non include elezioni fraudolente o illegittime, che è quel che la cricca ha sostenuto. Nella contorta logica del goveno USA e dei suoi epigoni, se il popolo elegge qualcuno che alla cricca non piace, l’elezione è per definizione fraudolenta e il vincitore democraticamente eletto è ipso facto un dittatore.
La funzione di stabilire la validità di un’elezione, come in qualsiasi paese, è affidata a controversie in tribunale, non rivolgendosi a Donald Trump per ottenere la sua approvazione.  E certamente non consacrando un personaggio di un partito che avrebbe potuto presentarsi alle elezioni del 2018 ma che decise di boicottarle.

Il Tribunale Supremo di giustizia (TSJ), che è un settore separato della corte suprema del governo Venezuelano, ha certificato la rielezione di Maduro, così come hanno fatto osservatori internazionali indipendenti. Inoltre, nessun ricorso è stato presentato da qualcuno dei partriti che boicottavano, mentre tutti i partiti partecipanti – inclusi quelli di opposizione – hanno sottoscritto la validità delle elezioni dopo la chiusura dei seggi.

L’opposizione di estrema destra ha boicottato l’alta corte assieme al procedimento elettorale. Contestano la legittimità del TSJ perché alcuni membri del TSJ erano stati nominati dall’anatra zoppa Assemble Nazionale favorevole a Maduro, dopo che una nuova Assemblea Nazionale con una maggioranza delle opposizioni era stata eletta nel Dicembre del 2015, ma non si era ancora insediata.
Anche se il Presidente Maduro fosse stato in qualche maniera considerato in una situazione come quella che viene chiamata falta absoluta  (ovvero una sorta di vuoto presidenziale dovuto a morte, malattia, assenza, ecc.) il presidente della Assemblea Nazionale è solo autorizzato a sostituirlo se la falta absoluta avviene prima  che il presidente legittimo “prenda possesso”.  Madura era tuttavia era già “in possesso” prima dell’inaugurazione presidenziale del 10 gennaio 2019, e anche prima delle elezioni presidenziali del 10 Maggio 2018. Maduro vinse le elezioni presidenziali nel 2013 e ha partecipato ed è stato rieletto il Maggio scorso.

Se la falta absoluta viene considerata come occorsa nei primi quattro anni del mandato presidenziale, il vice presidente si insedia. La costituzione impone a questo punto che si debbano tenere elezioni presidenziali anticipate entro 30 giorni. è quel che successe quando il presidente Chavez  morì mentre era in carica nel 2013. Il vicepresidente Nicolás Maduro assunse la presidenza, convocò nuove elezioni, e fu eletto dal popolo del Venezuela.

Se la falta absoluta viene considerata come occorsa nei negli ultimi due anni del mandato presidenziale di sei anni, il vicepresidente è in carica fino alla fine del mandato, secondo la Costituzione venezuelana. E se il momento di falta absoluta non è chiaro – quando Maduro era preseidente per le “illegittime” elezioni del 2018, come proclamato dall’opposizione di estrema destra – tocca al TSJ decidere, non al capo dell’Assemblea Nazionale o neppure alla augusta autorità del Senatore USA Marco Rubio. Oppure alla vile stampa USA (troppo numerosa per poterla citare) la quale , senza disturbarsi a leggere il semplice linguaggio della Costituzione Bolivariana, ripetutamente continua a riferirsi a  Guaidó come il Presidente “costituzionalmente autorizzato” e “legittimo”.

Come ha twittato Alfred de Zayas, esperto indipendente dell’ONU sulla promozione di un ordine internazionale equo e democratico: “l’Articolo 233 della Costituzione Venezuelana non è applicabile e non può essere distorto per legittimare l’autoproclamazione di  Guaidó come vice presidente. Un golpe è un golpe.


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Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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