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Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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OP-ED COLUMNIST

La follia europea dell'austerità


Paul Krugman
Pubblicato il 27 Settembre, 2012, 491 Commenti

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Solo un po' di autocompiacimento. Solo pochi giorni fa, la saggezza convenzionale diceva che l'Europa finalmente aveva messo le sue cose sotto controllo. La Banca centrale europea, con la promessa di acquistare le obbligazioni dei governi in difficoltà, se necessario, aveva  calmierato i mercati. Tutto quello che le nazioni debitrici dovevano fare, raccontava la storia, era accettare sempre più austerità - le condizione poste per avere i prestiti dalla banca centrale - e tutto sarebbe andato bene.

Ma i dispensatori di saggezza convenzionale hanno dimenticato che c'erano delle persone coinvolte. Improvvisamente, Spagna e Grecia sono attraversate da scioperi e manifestazioni enormi. La gente in questi paesi sta in effetti dicendo che ha raggiunto il limite: con una disoccupazione ai livelli della Grande Depressione e con i lavoratori della classe media ridotti ad andare in cerca di cibo tra i rifiuti, l'austerità è già andata troppo oltre. E non c'è niente da fare, dopo tutto.

Molti commentatori suggeriscono che i cittadini di Spagna e Grecia cercano solo di posticipare l'inevitabile, protestando contro sacrifici che dovranno di fatto essere sostenuti. Ma la verità è che i manifestanti hanno ragione. Più austerità non serve a niente, gli attori  veramente irrazionali qui sono i politici e i rappresentanti ufficiali che chiedono sempre più sofferenze.

Consideriamo i guai della Spagna. Qual è il vero problema economico? In sostanza, la Spagna soffre dei postumi di una bolla immobiliare enorme, che ha causato sia un boom economico, sia un periodo di inflazione, che hanno reso l'industria spagnola non competitiva con il resto dell'Europa. Quando la bolla è scoppiata, alla Spagna è rimasto il difficile problema di recuperare competitività, un processo doloroso che richiederà anni. A meno che la Spagna non lasci l'euro - un passo che nessuno vuole intraprendere - è condannata ad anni di disoccupazione.

Ma queste sofferenze presumibilmente inevitabili sono notevolmente amplificate dai duri tagli alla spesa, e questi tagli alla spesa non sono altro che un infliggere sofferenze fini a sé stesse.

Anzitutto la Spagna non si è messa nei guai perché il suo governo si è comportato in modo sconsiderato. Al contrario, poco prima della crisi, la Spagna in realtà aveva un surplus di bilancio e un debito basso. Un deficit di grandi dimensioni è emerso quando l'economia è  declinata, e con essa i redditi, ma anche così la Spagna non ha un elevato peso del debito.

E' vero che la Spagna sta avendo problemi a finanziare il suo deficit. Questo problema c'è, però, soprattutto a causa dei timori per le difficoltà più generali del paese, non ultimo quello di disordini politici di fronte ad una disoccupazione molto elevata. E tagliare qualche punto di deficit di bilancio non attenuerà questi timori. In realtà, una ricerca del Fondo Monetario Internazionale indica che i tagli alla spesa nelle economie profondamente depresse possono effettivamente ridurre la fiducia degli investitori, perché accelerano il declino economico.

In altre parole, la pura e semplice economia della situazione suggerisce che la Spagna non ha bisogno di maggiore austerità. Questo non significa fare festa, e, di fatto, probabilmente non ci sono alternative (salvo uscire dall'euro) ad un lungo periodo di tempi duri. Ma i selvaggi tagli ai servizi pubblici essenziali, agli aiuti a chi ha bisogno, e così via, in realtà compromettono le prospettive di un successo nella ripresa.

Perché, allora, si continuano a pretendere maggiori sofferenze?

Parte della spiegazione sta nel fatto che in Europa, come in America, troppe "Persone Molto Serie" sono state prese dal culto dell'austerità, nella convinzione che siano i deficit di bilancio, e non la disoccupazione di massa, l'evidente e attuale pericolo, e che la riduzione del deficit in qualche modo risolverà un problema causato da eccessi del settore privato.

Oltre a questo, una parte significativa dell'opinione pubblica del "cuore" dell'Europa - soprattutto in Germania - si trova profondamente intrappolata in una visione falsa della situazione. Provate a parlare con funzionari tedeschi e questi vi dipingeranno la crisi dell'euro come un problema morale, una storia di paesi che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità e ora stanno affrontando la inevitabile resa dei conti. Non importa il fatto che questo non sia affatto quel che è successo, né il fatto altrettanto scomodo che le banche tedesche abbiano giocato un ruolo importante nel gonfiare la bolla immobiliare in Spagna. Il peccato e le sue conseguenze è la loro storia, e ad essa si attengono.

Peggio ancora, questo è anche quello che molti elettori tedeschi credono, in gran parte perché è quello che i politici hanno detto loro. E la paura di una reazione degli elettori che credono, a torto, che stiano per essere strangolati dalle conseguenze della irresponsabilità del sud europa, rende i politici tedeschi riottosi ad approvare i necessari prestiti di emergenza per la Spagna e per gli altri paesi in difficoltà, se i debitori non vengono prima puniti.

Naturalmente, non è questo il modo in cui vengono dipinte le loro pretese. Ma questo è quanto sta veramente succedendo. Ed è venuta l'ora di porre fine a queste crudeli assurdità.

Se la Germania vuole davvero salvare l'euro, deve permettere che la Banca centrale europea faccia quanto necessario per salvare i paesi debitori, e dovrebbe farlo senza chiedere ulteriori inutili sofferenze.

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Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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