Il Blog del Leprechaun

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Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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La Stampa: Notizie false sulla Spagna
22/07/2012

Dopo la Grecia, anche sulla Spagna iniziano ad esercitarsi più o meno consapevoli diffamatori. Lo fanno – come per la Grecia – ovviamente, adesso che le cose “vanno male”. Prendersela infatti con un paese quando le cose vanno apparentemente bene non è un esercizio gradito ai Maramaldo. Anche se è proprio quello “andare bene” che ha poi provocato il successivo “andare male”. [24/07/2012: A questo proposito vale la pena di leggere qui, per discorsi un po' più seri]

Questa volta è la Stampa (ma ci si mette pure l'Unità), il quotidiano della FIAT. E' un giornale “serio”, e dunque niente commenti dei lettori. Della Spagna oggi si occupa con un articolo di Gian Antonio Orighi, dal titolo “La Spagna fa i conti col pozzo senza fondo delle Regioni”. Ieri il pozzo senza fondo della Spagna erano le sue banche, ma la ripetizione è noiosa, si sa.

Il sommario recita “Le spese pazze di Catalogna, Valencia e Castilla”. Perché – udite – il problema della Spagna, o delle sue regioni, se volete, sono le "spese pazze", e nient'altro.

" … nonostante il governo centrale predichi l’austerity e le obblighi quest’anno a non sorpassare l’1,5% del deficit, le «comunidades autonomas» continuano ad avere le mani bucate e sperperare i soldi dei contribuenti.”

Secondo l'articolo le regioni (autonome) della Spagna sono "in rosso", per un totale di 140 Miliardi di euro. Espressione ambigua, con la quale normalmente si dovrebbe indicare un deficit, ma invece, lo dico io a scanso di dubbi, parla di debito. Ma forse per l'articolista deficit e debito sono la stessa cosa. Tutto l'articolo è così: si danno cifre e percentuali, ma non si capisce esattamente a cosa si riferiscano: un articolo che da i numeri.

Faremo assieme l'esercizio di cercare di ricostruirlo. Ne vedermo delle belle.

Nel 2011 La Spagna ha avuto un PIL di 1.067 miliardi, un debito di 735 miliardi (69% del PIL) e un deficit di 91 miliardi (8,5% del PIL). I 140 miliardi sono dunque evidentemente di debito, pari al 19% del debito pubblico spagnolo. Forse all'articolista, avvezzo a citare numeri ma non a capirli, questo significa “molto”, ma non si capisce perché.

Andiamo avanti, lo vedremo.

Iniziamo da Valencia, vituperio delle genti. Ha un debito di 20,7 miliardi, pari al 19,9% del suo prodotto interno lordo.

Passiamo alla Catalogna, “ex ricca”. “Nientemeno” che 41,7 miliardi di debito, il 20,7% del PIL (del suo PIL).

Ora cosa vuole dirci il nostro articolista, cosa ci dice, e cosa non ci dice?

Guardiamo la tabella che segue, relativa al 2010 (ultimi dati disponibili), tratta dal sito del Banco de España e dall'Istituto di statistica spagnolo.

Al solito li trovate in un file ods (OpenOffice-LibreOffice).

Stime 2010, miliardi di €







PIB lordo

Debito

Debito/PIL

PIL/PILtot.

Debito/Deb.tot

Andalucía

143,3

12,9

9,0%

13,5%

10,3%

Aragón

32,7

3,3

10,1%

3,1%

2,6%

Asturias, Principado de

23,1

1,7

7,5%

2,2%

1,4%

Balears, Illes

26,6

4,4

16,7%

2,5%

3,5%

Canarias

41,3

3,2

7,8%

3,9%

2,6%

Cantabria

13,6

1,2

8,5%

1,3%

0,9%

Castilla y León

57,3

4,4

7,7%

5,4%

3,5%

Castilla - La Mancha

35,9

6,1

17,0%

3,4%

4,9%

Cataluña

197,9

36,6

18,5%

18,6%

29,2%

Comunitat Valenciana

102,1

19,3

18,9%

9,6%

15,4%

Extremadura

18,2

1,8

10,0%

1,7%

1,5%

Galicia

55,6

6,2

11,1%

5,2%

4,9%

Madrid, Comunidad de

190,4

14,1

7,4%

17,9%

11,3%

Murcia, Región de

27,3

2,3

8,6%

2,6%

1,9%

Navarra, Comunidad Foral de

18,6

1,9

10,2%

1,8%

1,5%

País Vasco

66,9

5,0

7,5%

6,3%

4,0%

Rioja, La

7,9

0,9

11,1%

0,7%

0,7%

Ceuta

1,7



0,2%


Melilla

1,5



0,1%


TOTAL NACIONAL

1.062,6

125,4

11,8%









Spagna

1.062,6

643,1

60,52%



Debito Amm/ne centrale


517,7

48,72%


80,5%

Cosa si vede? Le comunità (regioni autonome) in rosso contribuiscono al debito pubblico totale delle comunità per una frazione superiore di quanto non contribuiscano al PIL totale.

In termini di debito, "pesano" relativamente rispetto all'insieme delle comunità, Queste sono, nell'ordine decrescente di peso relativo, oltre a Catalogna e Valencia, anche Castilla la Mancha e le Baleari. Fin qui, dunque, per quanto mal argomentata, l'individuazione delle due comunità con maggiori problemi non è scorretta.

Tuttavia quel che manca di dire è che il debito totale di 125 miliardi delle comunità autonome è solo una piccola parte del debito totale della Spagna, che è di 643 miliardi. Vi sono dunque altri 518 miliardi di debito della amministrazione pubblica centrale spagnola, pari all'80,5% del totale.  Il debito delle comunità autonome è solo il 19,5% del debito totale, ed è pari all'11,8% del PIL. E' dunque  un po' difficile attribuire i problemi del debito pubblico spagnolo ai quattro “discoli”.

Ma è anche difficile attribuire i problemi della Spagna al debito pubblico, che resta comunque nel 2010 il 60,5% del PIL dentro Maastricht e meno dell'austera Germania (che è all'83%).

E veniamo ora all'aneddotica sugli “sperperi”.

Il primo caso citato è “l'aeroporto Castellón, inaugurato nel marzo del 2011 e costato 150 milioni di euro, [che] non ha mai visto un aereo decollare o arrivare”.

Ora può benissimo essere che questo aeroporto sia una specie di TAV Val Di Susa, una cattedrale nel deserto. Ma bisognerebbe fare qualche verifica, e argomentare, prima di sentenziare.

Anzitutto, un aeroporto non si fa in un anno, ed è dunque da qualche anno che l'operazione è iniziata. In un'epoca dunque nella quale la Spagna era portata in palma di mano per il suo bullicante sviluppo (quello stesso che, esplosa la bolla, l'ha ridotta nello stato in cui è oggi).

Ed ecco perché ancora non è operativo: mancano i permessi governativi. Per volare, si sa, ci vogliono diversi permessi. Ecco qua wikipedia: l'inizio dell'esercizio è stato rinviato al 2012 per questo.

Ma queste “infrastrutture” non erano proprio quel tipo di investimenti che anche gli “austeristi” raccomandano come accompagnamento alle misure restrittive per “favorire la crescita”?

Il secondo caso aneddotico riguarda Castilla La Mancha, per l'esattezza Toledo: un maxiospedale da 300 milioni fatto da un grande architetto. Anche questo certamente non deciso ieri.  L'architetto è Álvaro Siza, definito “carissimo”. Forse il giornalista non sa quanto sia l'ordine di grandezza dell'incidenza del progetto su di una costruzione di questa entità: l'1%-2% è già tanto.

Ecco qui sotto alcuni link sull'opera, considerata architettonicamente di importanza internazionale.

Toledo, Ospedale

Domusweb - Arkinetia - Arq - Labiennale - Admnetwork - Gerenshill - Archimodels

E questo è El País: il progetto è del 2003, un momento completamente differente da oggi. la crisi era ancora lontana 5 anni. Ricordate cos'era e cosa si diceva della Spagna allora.

E un'opera del genere il nostro giornalista la considera - apoditticamente - uno "spreco".

Dovrebbe spiegarci perché 300 milioni per un'ospedale di importanza nazionale e internazionale, 800 appartamenti e 1.600 camere, dovrebbe essere “un lusso” per un paese che ha oggi il 60% del debito pubblico, e quando il progetto è stato varato, ne aveva ancora di meno, per l'esattezza il 48,8%. Qui i dati storici della Spagna e degli altri paesi UE.

E non gli viene neanche in testa che forse il problema delle comunità autonome non sono le spese, criticabili magari quanto si vuole (ma a ragione veduta), programmate diversi anni fa, ma il fatto che la recessione durissima che ha colpito quel paese come altri ha ridotto il gettito tributario e aumentato magari altre spese, quali ad esempio gli interessi (si veda qui il ruolo degli interessi nel debito pubblico italiano). Ed ecco qui un economista francese dell'OFCE spiegare appunto i problemi di gettito tributario delle autonomie spagnole.

E non gli viene neanche in mente che mantenere dei progetti del genere è un modo per combatterla, la recessione. E che "spreco" sarebbe stato semmai interromperli, gettando alle ortiche i fondi già spesi (ammesso che contrattualmente una cosa del genere fosse stata possibile).

E il nostro articolista luogocomunista in cerca di sensazione dimentica di dire che in Spagna c'è stata una bolla immobiliare, con conseguente problema di mutuatari insolventi.

No, perché deve poter ripetere, come un pupazzetto meccanico, il suo mantra: debitopubblico, debitopubblico, debitopubblico.

E per questo suo esercizio vacuo – ma non privo di conseguenze sui lettori ignari - chi ti va a prendere di mira il tapino? Proprio la Spagna e proprio un paio di giorni dopo che urbi et orbi tutto l'orbe terracqueo ha proclamato con voce stentorea che il problema di questo paese sono le sue Banche, cioè il debitoprivato, debitoprivato, debitoprivato.

L'articolista indubbiamente sui giornali scrive, ma non li legge. O, se li legge, non li capisce.

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Sul Corriere 23/07 un economista spagnolo dice invece le quattro banali verità sulla crisi spagnola (e non solo):

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Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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