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Libération 22 maggio 2012, p. 21

Riesame del patto di bilancio [fiscal compact, NdT].

Di Bruno Amable

L'Europa si è ficcata in un regime di stagnazione economica:  il PIL della zona euro era, al primo trimestre 2012, allo stesso livello del primo trimestre 2011 con un aumento solo dello 0,1% per l'Europa a ventisette. La crescita, che era del 2,4% l'anno nel primo trimestre 2011, da allora non ha smesso di rallentare. La situazione è più preoccupante per certi paesi che sono in recessione, come l'Italia, o in caduta libera, come la Grecia, che ha perso più di dieci punti di PIL dall'inizio della crisi. Le conseguenze sulla disoccupazione sono immediate. Il tasso è delloo 11% nella zona euro;  è sopra il 20% in Grecia ed in Spagna, del 15% in Portogallo ed in Irlanda e del 8% nella stessa Danimarca, paese che era citato come esempio quando, prima della crisi, il suo tasso di disoccupazione superava di poco il 3%.

I capi di stato e di governo della zona euro hanno firmato in marzo il "trattato per la stabilità, il coordinamento e la governance", comunemente detto "patto di bilancio",  la cui applicazione dovrebbe avere come conseguenza quella di restringere molto l'impiego della politica di bilancio. Si ricorda che questo trattato inasprisce le regole concernenti il deficit pubblico di cui la parte detta "strutturale", che secondo la Commissione europea indica il deficit che si stabilirebbe se il PIL fosse al suo livello potenziale in una congiuntura normale, dovrebbe limitarsi allo 0,5% del PIL. Per la Francia, la Commissione stima che il deficit strutturale prima della crisi, nel 2006, era del 3,6% del PIL mentre il deficit pubblico "congiunturale" non era che del 2,3% e soddisfaceva dunque i criteri detti "di Maastricht."

Il trattato richiede anche che i vincoli sulla politica di bilancio siano riportati "di preferenza"  nelle Costituzioni e prevede un insieme di pesanti sanzioni quasi automatiche in caso di mancata osservanza. Un gruppo di macro-economisti europei provenienti da centri di ricerche francesi (Osservatorio francese delle congiunture economiche, OFCE), tedeschi, (Institut für Makroôkonomie und Konjunkturforschung, IMK) ed austriaci, (Osterreichischen Institut für Wirtschaftsforschung, Wifo) ha effettuato una previsione di crescita supponendo che il deficit strutturale sia riportato allo 0,5% del PIL nel 2016 e che, come prevede il patto di bilancio, la differenza tra i rapporti del debito pubblico sul PIL ed il valore limite del 60% fosse diminuita di un ventesimo l'anno.

Il risultato è che la zona euro avrebbe due anni di recessione nel 2012 e 2013, con situazioni differenti secondo i paesi:  crescita molle in Francia ma anche in Germania, marcata recessione in Italia, in Portogallo ed in Grecia.

Non è stupefacente dunque che, in queste condizioni, la questione della crescita sia stata al centro delle discussioni del vertice del G8 a Camp David. La stagnazione e la recessione in Europa è addirittura difatti di natura tale da danneggiare l'economia americana che, per ora, a differenza dell'Europa, prosegue nella sua fuoriuscita dalla recessione. L'idea che bisognerebbe "completare" il patto di bilancio con misure che favoriscono la crescita per "compensare l'austerità" sta così diventando un nuovo luogo comune. Ci si potrebbe tuttavia chiedere se è veramente il modo giusto di affrontare il problema.

Perché cercare delle misure di rilancio con l'unico scopo di compensare l'impatto recessivo del patto di bilancio? Se il problema è che la recessione è aggravata dall'austerità di bilancio, è più semplice cercare di sbarazzarsi di ciò che è all'origine del problema. Come ricordava una recente tribuna apparsa sull'Economist, c'è un'alternativa all'austerità, ed è meno austerità e, si potrebbe aggiungere, anche nessuna austerità.

Ci si stanca a forza di doverlo ripetere, ma non sono i deficit pubblici i responsabili della crisi. Prima del 2008, la Spagna e l'Irlanda aveva un eccedente di bilancio ed il saldo strutturale primario dell'Italia era positivo ed anche superiore a quello della Germania. Inoltre, le regole previste dal patto di bilancio non hanno nessuna giustificazione rigorosamente economica (perché lo Stato non dovrebbe indebitarsi per investire?) ed impediscono invece l'applicazione di una politica di bilancio discrezionale utile in caso di rallentamento dell'attività. Il patto di bilancio servirà solamente a imporre, con metodi non democratici, delle "riforme strutturali" che le popolazioni europee probabilmente rifiuterebbero se si chiedesse il loro parere.

Ed è per questo che non glielo si richiederà.

Bruno Amable è professore di scienze economiche, università Parigi-I-Pantheon Sorbonne, membro dell'istituto universitario di Francia.


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Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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