Il Blog del Leprechaun

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Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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“Monti ha la fiducia dell'Europa”
22/12/2011

All'inizio qualcuno ha parlato di “fiducia del mercati” ma, per la verità, rapidamente non si è poi più azzardato nessuno.

Vogliamo però per una volta soffermarci a pensare a cosa questa frase – così ripetuta - significhi?

“Europa” indica un'entità geografico-politica. Un territorio compreso entro dei confini.

E' ovvio che un pezzo di terra non possa avere né sfiducia né fiducia, essendo un'entità inanimata. Quando se ne parla così, se ne parla in modo metaforico. Ma "fuor di metafora"?

Un'altra frase che si sente dire è ”cessione di sovranità all'Europa” . Anche qui, è evidente che – letteralmente – si tratta di una frase che non significa nulla. Non si può “cedere sovranità” ad un pezzo di terra, o ad un concetto.

Occupiamoci per un attimo di questa seconda accezione del problema.

La sovranità non è cedibile, è inalienabile. Nei regimi autocratici (l'Ancien Régime) spetta al sovrano (da cui il nome) che ne è investito da Dio. La sovranità è dunque di Dio, che non per nulla è chiamato “Signore”.

Nei regimi democratici spetta invece ai cittadini (qualcuno dice “al popolo”, ma preferisco la prima formulazione, meno ambigua e meno pericolosa). Nel caso dei sovrani, se ne può essere privati, per cessione forzata, quando si viene invasi e conquistati da un altro sovrano.

Nei regimi democratici non si può cedere il diritto di cittadinanza ad altri. Un singolo può rinunciarvi, cambiando cittadinanza, ma non può cedere la sua.

La sovranità democratica è dunque inalienabile.

Ci sono altre cose inalienabili nel mondo contemporaneo: ad esempio, la proprietà intellettuale. Se vi sembra che stia saltando di palo in frasca sbagliate: le due cose sono strettamente correlate e, per l'esattezza, dalla Rivoluzione francese, che ha stabilito il diritto inalienabile di cittadinanza e assieme quello inalienabile di "autorialità".

La Rivoluzione francese, la sovranità, la proprietà intellettuale e i diritti fondamentali

Prima della Rivoluzione francese c'erano sudditi, non cittadini. E prima della Rivoluzione francese la proprietà intellettuale era cedibile: un autore poteva vendere la propria opera ad un altro, il quale l'avrebbe “fatta propria” firmandola con le proprie generalità.

Ricordate lo “Amadeus” di Miloš Forman? La storia di Mozart e di Salieri, il quale ultimo voleva “comperare” il Requiem per spacciarlo come opera sua.

La storia è falsa, ma bene inventata. Pochi sanno che la prima versione letteraria di questa autentica “leggenda metropolitana” è dovuta a Puškin.

Nell'Ancien Régime una cosa del genere (il plagio) non era vietata. Dopo la Rivoluzione francese lo diventerà: l'"autorialità" sarà, come oggi, inalienabile. L'autore può cedere il "diritto di copia" (copyright, ©), ma non la proprietà intellettuale.

Tornando alla “sovranità”, quel che si può cedere è  dunque solo “il potere di rappresentanza della sovranità”, non quest'ultima.

Alla luce di questa considerazione l'espressione frequentemente letta e udita “cessione di porzioni di sovranità all'Europa” deve venire esplicitata in una formulazione del genere: “cessione del potere di rappresentanza per determinate materie ad una Istituzione Europea”.

Bene, ma quale? E il motivo per il quale si adotta una formulazione così generica è proprio quello di evitare questa domanda, che scaturisce naturalmente dalla formulazione esplicita del concetto.

Se si trattasse di una “istituzione rappresentativa”, saremmo ancora in un quadro democratico. Le istituzioni rappresentative sono infatti scelte col voto (consapevole ed informato, fatemi fare questa concessione a Marco Pannella) ed in esse sono rappresentate sia la maggioranza, sia le minoranze.

Istituzioni europee.

Se esploriamo il quadro delle istituzioni europee, di rappresentative ne troviamo solo una: il Parlamento europeo.

Il Consiglio europeo (da non confondere col Consiglio D'Europa) non è invece una istituzione rappresentativa: esso infatti non è che la collezione dei Primi ministri e Capi di Stato europei, ed è quindi un organo dove le minoranze non sono rappresentate.

E la Commissione Europea (Barroso & Co.)? E' “scelta” in pratica dal Consiglio, dunque neanche lei è un'istituzione rappresentativa. Come attenuante, va però detto che risponde al Parlamento europeo (che ne deve votare il Presidente, il quale sceglie e propone poi i membri), e tutti i suoi provvedimenti devono avere il voto del Parlamento. Dato che il Presidente della Commissione è scelto dal Consiglio, è evidente l'enorme potere che quest'ultimo ha di determinarne la composizione e gli orientamenti. E' evidente la natura intergovernativa,  e non “interparlamentare” né parlamentare, del cosiddetto esecutivo europeo, e dunque della famosa “Europa”, solo temperata dalla rappresentatività del Parlamento europeo, peraltro sempre più nei fatti emarginato.

C'è poi l'Eurogruppo, per autodefinizione una “riunone informale” dei ministri delle finanze dei 17 paesi dell'Eurozona (che è definita da un trattato, non dalla circolazione dell'euro, che è più vasta dell'eurozona stessa, perché vi è qualche paese che ha adottato l'euro unilateralmente).

Infine c'è il Merkozy, l'asse Franco-Tedesco, che non è semplicemente niente, se non un dato di fatto, sia pure basato sull'indubitabile fatto storico che l'Europa è stata costruita su quest'asse, con il dichiarato scopo di mettere fine a secoli di antagonismo e belligeranza tra i due paesi.

Il problema della cosiddetta “cessione di sovranità” (ovvero cessione del potere di rappresentanza) si presenta dunque in questi termini: non è chiaro a chi debba o possa essere trasferito questo potere. Il quadro istituzionale europeo è piuttosto confuso, circostanza questa mai sfuggita agli europeisti accorti, come quelli che hanno bocciato il TCE.

La fiducia, ma di chi?

Torniamo ora all'incipit. Possiamo applicare lo stesso ragionamento alla famiglia di frasi omogenee a quella che costituisce il nostro titolo.

Monti e il suo governo di chi dunque “hanno la fiducia"?

Ce lo ha detto lo stesso Cancelliere Monti più volte: del Merkozy, al quale orgogliosamente pretende di aspirare a partecipare. Neanche questo è successo, pur tuttavia le affermazioni di Monti sul “posto” dell'Italia nel “duo allargato” (cioè “trio”: un posto magari al sole ma sbagliato, sed transeat) sono rivelatrici di qualcosa di molto significativo.

Monti e il suo governo hanno la fiducia del Merkozy perché lui la pensa come loro, soprattutto come la Merkel. Adotta il loro stesso “pensiero unico”, la visione ordoliberale dei rapporti società-stato-mercato della scuola di Friburgo, alla quale Sarko, che appartiene ad un paese la cui cultura – di destra e di sinistra – è profondamente estranea ad ogni forma di liberalismo (accidenti! Ma è lecita una cosa del genere? Si domanda l'italiano abituato a considerare il liberalismo come l'Orso Panda o come la Croce Rossa), alla quale Sarko – dunque – si è accodato in mancanza di idee in grado di sorreggere una sua candidatura presidenziale alquanto improbabile.

Pareggio di bilancio in costituzione: un vulnus

Di questi tempi, gli europeisti disaccorti – una minoranza potente di fanatici - in mancanza di consenso, cercano di far passare le loro politiche con trucchi istituzionali come “il pareggio di bilancio in Costituzione”, un vero colpo di mano. O con una propaganda martellante consistente nel ripetere, ripetere e ripetere per venti anni frasi ambigue o senza senso come quelle citate (ed altre) che si prestano però ad essere usate a sostegno delle tesi del momento, qualunque esse siano.

Ecco dunque i Parlamenti d'Italia, al solito la “pierina” dell'Europa, affrettarsi a “mettere il pareggio di bilancio in Costituzione”, come all'epoca del voto al TCE, un'operazione analoga di inserimento di un'opzione politica a livello costituzionale nell'intera Europa. E questo senza farsi non una, ma neanche mezza domanda. Nell'assordante silenzio (sono capace anch'io, veh! di abusare di luoghi comuni) dei Costituzionalisti italiani tutti, di ogni colore e sapore, i quali neanche loro hanno sollevato nemmeno mezza domanda.

Ce ne ricorderemo, a tempo debito.

Ed ecco perché bisogna mandare a casa questo pericoloso governicchio, che sgoverna basandosi sull'abolizione di ogni diritto al dissenso e alla critica, e bisogna farlo con la velocità del fulmine.

Ma – dirà qualcuno – siamo in emergenza, non siamo in condizione di criticare l'Europa, messi come stiamo.

Peccato che siano venti anni che si sente fare questo discorso, sotto ogni cielo e sotto ogni stagione: noi non saremmo MAI stati in condizione di sollevare obiezioni. Così hanno sempre detto gli europiesti sfegatati (e disaccorti) dei quali fa parte il nostro Presidente Napolitano, per tacitare ogni dissenso. E questo in ossequio a quella bella concezione che predica implicitamente che la critica e il voto non sono diritti fondamentali  – i quali, come la Rivoluzione francese ci insegna, sono anch'essi inalienabili – ma sono il premio di un “merito” che spetta solo ai virtuosi, a quelli che fanno i "compiti a casa". Una concezione diciamo così da maestrine (ma dalla penna di pavone, non rossa).

Tipicamente liberale. Il suffragio universale come “male inevitabile”, la democrazia come “lusso” (che, per il pauperismo imperante che accompagna queste concezioni, non possiamo però permetterci mai, perché il mondo sarebbe in cronica penuria).

Tipicamente liberale ma, vorrei far notare ai liberali, tipicamente assai poco “americano”. Loro, che l'America l'hanno sempre in bocca. Anche se non quella vera: quella dei loro sogni, o sarebbe meglio dire incubi (per noi almeno). Ma l'America è fortunatamente un'altra cosa.

Devo però subito correggermi: è un po' che non la nominano più tanto, neanche Marco Pannella ...

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Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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