Il Blog del Leprechaun

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Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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La crisi dell'Euro spinge la Germania e gli Stati Uniti
in un scontro tattico

  • New York Times 10/12/2011

Ci sono diverse cose da dire su questo pezzo del NYT, che trovate linkato, tradotto in italiano, in calce.

La prima è il vergognoso modo nel quale NON ci informa la nostra stampa. Delle informazioni, e delle considerazioni contenute in quel pezzo da noi non c'è traccia. La cappa di piombo è calata sull'Italia: tutti allineati e coperti. La stampante dell'Ufficio Stampa&Propaganda gira a tutto spiano per emettere le sue veline.

La seconda è il ridicolo e strumentale antiamericanismo dei personaggi tedeschi là citati, nella forma di una mistificazione secondo la quale la Germania si farebbe paladina, oltre che di una visione moralistica della politica (in realtà, a-politica), anche di un ipotetico contrasto della speculazione finanziaria. Sia chiaro, quel che si dice sulle banche che fanno bolle è vero, ma si tratta di un'analisi ben presente nella cultura liberal americana, e ben prima della crisi, non è  certo un'invenzione tedesca.

E' poi singolare che da un lato si esprima "scetticismo" verso il funzionamento dei "mercati", e dall'altro si deleghi a loro il compito di imparziali castigatori dei vizi. Degli Stati, però, non delle Banche.

La posizione di Obama è quella di mettere al sicuro gli Stati proprio da quei comportamenti dei "mercati" (il doppio panico, in salita e in discesa) che generano le bolle, e speculazione sulle obbligazioni pubbliche, come sarebbe normale funzione di ogni Banca centrale (v. qui e qui). Dato che il bilancio netto della situazione così come si configura consiste in un trasferimento di valore dagli stati in difficoltà alle banche creditrici (che sono tutte europee), le posizioni tedesche enunciate nell'articolo sono sostanzialmente espressione della logica dei due pesi e due misure: quando fa comodo, i "mercati" sono meccanismi inaffidabili ed incapaci di generare crescita sostenibile. Quando fa comodo il contrario (quando cioè "i mercati" sono le proprie banche), i medesimi "mercati" sono saggi fustigatori dei reprobi.

Sembra di riascoltare il nostro già-Tremonti, quando diceva “la crisi è americana”. La crisi è invece globale, perché la fragilità (e instabilità) del sistema finanziario è globale, e l'Europa non ne è immune, né è priva di responsabilità. Semplicemente il suo contributo alla instabilità avviene in un modo diverso, e "pilotato" diversamente.

Quando Obama ha cercato di propagare la Volker rule (separazione tra banche commerciali e banche d'affari, oggi in atto negli USA, cosa che serve a muoversi verso la riduzione dei “too big to fail”), l'Europa bancaria (Draghi in testa) gli ha risposto picche: violava il principio di Basilea della banca unica. La linea "europea" (decisa da chi?) stabilisce la permeabilità tra depositi bancari, credito ai privati e alle imprese, e speculazione finanziaria. Le Banche europee operano nel mercato ombra (over the counter) esattamente come tutte le altre.

Quanto alla crisi europea, anch'essa è stata frutto di bolle del credito, favorite enormemente dalla errata politica europea e della BCE, e dalle modalità di azione delle banche europee che non sono affatto diverse da quelle internazionali, perché la finanza è la cosa più internazionalizzata che esista.

In Europa, tassi troppo bassi rispetto ad un'inflazione geograficamente differenziata hanno localmente generato tassi di interesse reali negativi, cosa che ha sospinto la bolla del credito. La finanza europea, in poche parole, soffre degli stessi inconvenienti fondamentali del resto della finanza. Dal preterintenzionale lassismo monetario (fondato su obbiettivi di inflazione troppo bassi, violati verso il basso dalla Germania), la BCE è poi passata durante la crisi nell'errore opposto, questa volta con colpa grave, alzando addirittura i tassi nel 2008, in piena crisi. Gli italiani è bene ricordino che uno dei responsabili di questo errore è stato quel Bini Smaghi che per coraggio non volle fare - solo sul momento, però - il gran rifiuto. Vicenda che dovrebbe dirci cosa si intenda da quelle parti con "indipendenza". La BCE stessa ha in seguito confessato l'errore, invertendo la sua politica ed abbassando i tassi. Sempre troppo tardi, e sempre poco. E da parte di un organismo che non deve certo passare per le procedure delle verifiche istituzionali e democratiche dalle quali è stata esentata, rendendola del tutto irresponsabile.

Quanto alle Banche tedesche, e anche Francesi, chissà perché per la severa maestrina Merkel a loro non si debba applicare il medesimo principio del moral hazard, visto che oltre tutto assai prima che di titoli greci, si sono riempite di titoli tossici come tutte le altre (ad oggi, 22 Miliardi accertati nella sola Francia).

Per le Banche tedesche nel 2008 sono stati messi a disposizione dalla Germania 480 miliardi di euro per il fondo di garanzia, e oggi al Fondo Salva Stati si danno solo 200 miliardi, del tutto insufficienti (aha sì, con una leva di due, diventano 400. Da reperire sul mercato).

Il vertice si è dunque concluso con un triplice fallimento: l'ennesimo pasticcio istituzionale in base al quale la corte europea ha il potere di annullare leggi degli stati sulla base di “regole fisse”, senza discriminazione politica, una specie di corte costituzionale senza previi livelli, e senza costituzione, un potere sovranazionale superiore ai parlamenti, ma un potere irresponsabile (come lo è giustamente ogni potere giudiziario); l'adozione della regola fissa dell'austerità come politica obbligatoria; gli stati in difficoltà lasciati al loro destino con il supporto di una garanzia esile come una promessa.

Monti si premura di dichiarare che “il vertice non è stato un fallimento”: excusatio non petita, accusatio manifesta.

Da una parte, una somma ridicola per la salvaguardia finanziaria degli Stati, incapace di risolvere i problemi attuali (un anno fa sarebbe stata più che sufficiente), dall'altra la BCE erogherà liquidità alle Banche a bassi tassi, con la quale le medesime Banche, anziché essere “punite” per i loro errori, potranno allegramente comperare obbligazioni pubbliche ad alti tassi degli Stati in difficoltà, aggravando strutturalmente i problemi di bilancio di questi ultimi, a vantaggio dei loro bilanci. Bastasin sul Sole24Ore riconosce questo meccanismo, ma per il resto continua ad illudersi. Wishful thinking. Neanche vale la pena di parlare dello Scalfari E'-un-genio, che del pezzo di Bastasin ha solo letto (o capito) l'incipit, dove Bastasin esibisce un ottimismo di prammatica smentito in gran parte dal seguito. Scalfari, come sempre, è fondamentalmente preoccupato della fine che possono fare i suoi cospicui risparmi investiti in borsa e nei fondi, e semina ottimismo a piene mani nell'illusione di contribuire al tono generale. Peggio di Berlusconi quando incitava a comperare.

E' ormai patente che l'Europa è ridotta ad una colonia tedesca. E l'imperatore è matto, come il Re Lear. Una sciagura economica, politica e sociale che va fatta saltare prima possibile, prima che devasti le istituzioni statali, politiche e civili dell'intera Europa.

Sarko è fritto, fortunatamente: i sondaggi, dopo la sua “rimonta” lo danno, a sei mesi dalle elezioni presidenziali francesi, al 29%, mentre Hollande, dopo la “flessione”, resta comunque al 43%, un distacco difficilmente colmabile.

Inoltre, come sospetta Thomas Klau (vedi l'articolo), e come evidenzia Giuliano Amato nel suo diplomatico intervento sul Sole24ore, le speranze che alle dichiarazioni di intenti del vertice dei 26 paesi europei nei mesi prossimi seguano gli iter per l'approvazione dei trattati intergovernativi sono assai scarse. Non tutti i popoli sono abituati a recarsi per venti anni a Piazza Venezia a gridare “eja-eja-alalà” senza domandarsi nemmeno una volta cosa voglia mai dire (niente, vuol dire). E già i socialisti francesi hanno fatto ufficialmente sapere che loro non ci stanno. E forse è questa l'unica vera buona notizia.

Speriamo che anche i tedeschi riservino presto alla Merkel e alla CDU quanto hanno già minacciato alle ultime elezioni, e di vedere emergere altre posizioni.

Ed ecco finalmente a voi l'articolo del New York Times. E con questo, la Germania, che si è forse messa in testa (della Merkel) l'idea di “guidare” l'occidente tutto contro l'oriente rampante, è ormai screditata anche negli USA. Non c'è di che godere, e si deve ripetere senza stancarsi che la CDU, il partito della Merkel, non è tutta la Germania.

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Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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