Il Blog del Leprechaun

Tieniti aggiornato sui contenuti del Blog del Leprechaun con i Feed RSS

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -


Questo sito non usa cookies. Potrebbero usarli i siti utilizzati per il conteggio visite e per la ricerca in questo sito.
Verificate sui relativi siti (Addfreestats, Freefind) la situazione, se vi interessa.

Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

-----

Letture consigliate:

L'insolente redditività delle banche americane e la confessione tardiva di Deutsche Bank. 24/07/2013

Dipendenti e pensionati greci hanno pagato il prezzo più alto della recessione. 24/07/2013.

Unione Europea: Arroganza fuori luogo. 15/07/2013

Un sorriso con denti d'acciaio.  05/07/2013

Que reste-t-il de la démocratie dans l'Union européenne? 15/06/2013

Quello che "Alternative für Deutschland" non puo' dire. 28/05/2013

L'esperimento europeo è fallito. 16/04/2013

L'Euro è destinato a un inevitabile tracollo. 16/04/2013

Come ci hanno deindustrializzato. 29/04/2013

Ultimi post:

Il più letto: Il debito pubblico italiano, da dove viene fuori?


Il pareggio di bilancio in Costituzione: Obama fuori legge

Indice:

  • 16/10/2012 Ma l'avete capitoil fiscal compact? Philippe Askenazy su Le Monde

  • 20/07/2012 Il fiscal compact approvato dal parlamento.

  • 13/06/2012 Il documento di analisi del Senato sul fiscal compact.

  • 22/05/2012 Fiscal compact: un articolo di Bruno Amable su Libération.

  • 03/05/2012 Ritrovamenti archeologici.

  • 22/04/2012 Fassina sul pareggio di bilancio in Costituzione.

  • 21/04/2012 Fiscal compact e MES in Germania.

  • 18/04/2012 Votato il pareggio di bilancio in Costituzione.

  • 16/04/2012 Follini e Krugman sul fiscal compact.

  • 11/04/2012 La frittata è fatta? Il pareggio di bilancio in Costituzione votato.

  • 16/03/2012 Finalmente qualcosa si muove. l'appelo di Lanfranco Turci.

  • 08/03/2012 La Camera approva il pareggio di bilancio in Costituzione.

  • 07/03/2012 Martin Wolf sul fiscal compact.

  • 02/03/2012 Il giorno della vergogna: il fiscal compact firmato a 25 capi di stato.

  • 29/01/2012 Cohn Bendit sul fiscal compact.

  • 14/01/2012 Commenti alla bozza riveduta del fiscal compact

  • 13/01/2012 La bozza riveduta del fiscal compact.

  • 10/01/2012 Qualcosa trapela sul fiscal compact.

  • 28/12/2011 Il fiscal compact. Cosa bolle in pentola?

  • 19/12/2011 Van Rompuy parla dell'accordo sul pareggio strutturale di bilancio.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

Philippe Askenazy, su Le Monde, fornisce la sua ironica spiegazione, al colto come all'inclita.


20/07/2012 Il fiscal compact è approvato al Parlamento.

Una prece per questa classe dirigente.

Qui un resoconto. E anche qui, dove si parla anche del MES. Infine, un ulteriore contributo di Barba, particolarmente significativo sul piano del discorso politico.

Quanto alla nostra stampa, spicca il totale silenzio di quella cosiddetta "di sinistra": Unità, Repubblica, Europa. Il Manifesto è l'unico a dare notizia.

Nella stampa "importante", nessuna traccia nell'edizione on-line: oltre ai suddetti, anche "Il fatto quotidiano", e il Sole24Ore, il Messaggero, la Stampa (ma questa, assieme al Sole, non nel cartaceo) la ignorano. [Aggiornamento 22/07: Tardivamente, L'Unità (con data antergata di un giorno) e Fatto quotidiano riportano la notizia]

Ne riferisce, invece, sempre nell'edizione on-line, in prima pagina Il Tempo, la Padania (che non è propriamente un giornale on-line, inutile mettere il link perché la prima pagina cambia di giorno in giorno) e il Sole24ore. Se dimentico qualcosa o qualcuno, correggetemi.

Veniamo ora alle notizie e ai commenti noti. Colpisce come non solo nessuno si periti di spiegare di cosa si tratti, ma addirittura si operino delle mistificazioni. Di cosa si tratta è spiegato in dettaglio qui sotto, in particolare qui: surplus di bilancio cronico fino all'eternità, salvo il miracolo di un improvviso balzo del PIL. Non si tratta dunque di "pareggio di bilancio", come alcuni dicono, ma di ben peggio. I link vi permettono di scaricare il relativo ritaglio stampa  tratto dalla rassegna stampa della camera, di pubblico dominio.

La Stampa: "Sì definitivo al fiscal compact".

Nell'occhiello, il provvedimento viene presentato come una "Finanziaria straordinaria". Il testo è ironico, con una citazione appropriata e sinistra ("l'aula sorda e grigia" del Parlamento). Ma non si va molto oltre l'ironia:

"All'ora di pranzo, nell'aula un 'po' sorda e po' grigia del 19 luglio duemiladodici, si sta
per votare il Fiscal compact, qualciosa che somiglia ad una Finanziaria straordinaria
pluriennale son tanto di cessione di sovranitò alla mitica Europa..."

Dal testo apprendiamo che sono presenti 498 deputati e 132 assenti, che aumenetranno poi a 201. Il provvedimento passa con 368 favorevoli, 65 no, 65 astenuti. Assenti ABS, Alfano, Bersani e Casini. Moavero Milanesi, Monti assente, ha definito "il momento «storico», «importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea, con nuove e sostanziali cessioni di sovranità»." (Cedere  a chi, o a cosa non si sa, a parte l'improprietà dell'espressione).

"... fra i pidiellini, 131 sono risultati in missione, cinque hanno votato contro, ben 43 non hanno partecipato al voto (tra questi diversi ex An come La Russa, Meloni, Corsaro). Il dato finale è risultato eloquente su 209 deputati Pdl, hano votato a favore dei Trattati soltanto 105, il 49%."

" ... Molto significativa, sebbene sottovalutata nei successivi rilanci, una affermazione fatta da Pier Luigi Bersani nella sua intervista al «Corriere della Sera di due giorni fa: «O troviamo un meccanismo che ci protegga dallo spread, oppure, siccome siamo gli unici vincolati al pareggio di bilancio in tempi. cosi rapidi, dobbiamo ottenere un margine per fronteggiare la recessione». In parole povere: o si rende subito operativo lo scudo anti spread, oppure l'Italia chiede lo slittamento di un anno nell'impegno di raggiungere il pareggio di bilancio. Ma comunque sul Pd che vota sì «turandosi il naso», in qualche modo «lucrano» l'Idv di Di Pietro (assente al  momento del voto) e Sel di Vendola, entrambi nemici giurati del «Fiscal compact»."

La Padania: "Fiscal compact, una centrale nucleare pronta ad esplodere"

E' l'intervento del Bocconiano Giancarlo Giorgetti. Come di consueto, la Lega non sa tradurre le sue intuizioni in termini politici, e non si avvede che pareggio di bilancio in costituzione (che ha orgogliosamente votato) e fiscal compact sono provvedimenti dello stesso segno e contengono lo stesso errore metodologico, salvo il fatto che il secondo è assai più grave del primo.

Secolo d'Italia: "Salva-euro. la maggioranza vacilla"

Enigmatico il sommario: "Dubbi trasversalì sull'utilìtà degli strumenti e sulle coperture". E' riferita la posizione di Antonio Martino, anche lei enigmatica: «Non posso votare questo provvedimento, che reputo inaccettabile. Da sempre i liberali hanno ritenuto il principio del pareggio di bilancio una regola essenziale, ma è cosa sacrosanta quando la spesa pubblica è inferiore al 10 per cento, non ora che supera il 50 per cento del reddito nazionale»
Misteri liberali.

Il Tempo: "Hanno spianato la strada al Monti-bis"

Anche a Sechi sembra sfuggire che l'obbrobrio non è di natura contingente, ma metodologico. Non è sbagliato perché i tempi sono bui, ma perché toglie ogni spazio presente e futuro all'intervento pubblico e alla discrezionalitò politica. Ma forse è proprio questo il punto: non c'è chi non si avveda dell'assurdità di un meccanismo del genere nel tempo presente, ma per preservare il principio liberale che lo Stato va ridotto ai minimi termini, non ci si avvede che è proprio quello di essere un meccanismo (per di più, errato) il punto di fondo.

Sole 24 Ore: commento di Pesole, "L'equilibrio dei conti non basta"

Questo pezzo è inspiegabilmente assente nell'edizione on-line. O forse spiegabilmente: meglio glissare sulla materia, dato che è infiammabile. Impossibile commentarlo, dunque, se non qui.

Anche lui sembra non avere capito, o fa finta di non capire, che non di pareggio di bilancio si tratta, ma di surplus, e in eterno. Lasciamo perdere la logica del discorso che non sta in piedi fin dall'incipit. Incidentalmente, però, "Certo incombe la mannaia della riduzione automatica del debito di un ventesimo l'anno della differenza che ci separa dal fatidico tetto limite del 60% del Pil. Poiché siamo costretti a impegnare 80 miliardi per gli interessi che servono a finanziare un debito del 123% del Pil, e con la pressione fiscale che si avvia a superare il 45%, i margini di manovra paiono esíguí. Ma la variabile decisiva è il denominatore. Se i conti sono sostanzialmente in linea, non si forma nuovo debito e dunque può bastare una crescita del Pil nominale del 2,5% per cominciare a ridurre il nostro pesante debito."

Certo Pesole, hai ragione, in fondo basta una crescita del 2,5%. Peccato che i margini siano così "esigui", altrimenti sarebbe veramente un gioco da ragazzi.


13/06/2012 Il documento di analisi del Senato sul fiscal compact.

Aggiornamento: grazie al blog Mainstream, che ce lo indica, reperiamo un documento sul fiscal compact (Patto di bilancio, quello in base al quale si deve ridurre ogni anno il debito - non il deficit - eccedente il 60%), vedi qui sotto. Cosa che significa avanzo di bilancio per l'eternità. Si tratta del testo ufficiale del trattato con un preambolo (piuttosto lungo) esplicativo per i Parlamenti italiani.

Qui lo trovate in originale. Qui invece con le mie evidenziazioni, caso mai a qualcuno interessassero.

Nell'apertura, alla pagina 7, si cita di nuovo quanto riportavo qui: l'opposizione del Parlamento europeo. Vana opposizione: l'unica istituzione elettiva e dunque rappresentativa della UE non conta nulla.

Si continua inoltre lì a parlare della "competitività" dell'Europa. Vorrei capire a chi vorrebbe fare concorrenza. Ai cinesi? Agli indiani? Il saldo commerciale dell'Europa col resto del mondo è in pareggio, e vorrei vedere non fosse così. Sono i paesi in via di sviluppo che hanno bisogno di export per crescere, non certo la seconda economia del mondo.

Verso chi si pretenderebbe dunque l'Europa dovrebbe fare un saldo commerciale positivo? I famosi alieni di Krugman?

Dalla lettura appare confermata la natura agghiacciante del trattato. Vi dico io cosa avranno da fare, quasi esclusivamente, governi e parlamenti della zona euro di qui all'eternita: trovare il modo di rispettare il fiscal compact, oppure di aggirarlo. Il recinto nel quale la politica è stata già confinata si stringe ulteriormente: lo spazio che rimane è zero. Si noti anche il quasi nullo - al solito - ruolo del Parlamento europeo, e in generale degli organi elettivi.

Hanno deciso di sostituire le guerre e la politica delle cannoniere con le liti giudiziarie. Invece che la guerra, i paesi europei si faranno causa! Un grande progresso dell'umanità, come abbiamo fatto a non pensarci prima!

Adesso però vi consiglio di fare un altro esercizio. Dopo avere dato una scorsa (magari alle sole parti da me evidenziate) al documento, andate qui e guardatevi questi due minuti di filmato di Bersani. E' del settembre 2011, una roba di questo secolo, insomma. Non parla del fiscal compact, ma di una cosa che gli somiglia ma è molto più blanda: il pareggio di bilancio in costituzione.

Ora ditemi come possa un personaggio (e un partito) che dice cose del genere  - giustissime, sia pure con un'insopportabile tono di sufficienza - non proporre seduta stante di uscire da quella gabbia di matti (o di furbi)  che è non solo l'Eurozona, ma anche la UE. Invece vuole "più Europa" (e "meno democrazia", ed è tutta qui la questione: l'Europa è stato il più gigantesco alibi della storia dell'umanità per le classi dirigenti della stessa Europa).

22/05/2012 Fiscal compact: un articolo di Bruno Amable su Libération.

Bruno Amable, economista francese, oggi su Libération scrive un articolo sul fiscal compact. Vale la pena di leggerlo:  fa il punto di tutte le ambiguità e assurdità anche del momento presente, quello del fiscal compact "ma anche" la crescita. E ci racconta sa cosa viene l'attuale recessione: dal fiscal compact.

03/05/2012 Ritrovamenti archeologici.

A proposito di cedimenti della politica, ecco qui un ritrovamento archeologico (tra altri). Si dicono delle cose, e se ne fanno altre per "pagare un prezzo necessario".


22/04/2012 Fassina sul pareggio di bilancio in Costituzione.

Oggi su l'Unità (p. 11) un'intervista a Stefano Fassina:

Massimo D’Antoni e Ronny Mazzocchi hanno scritto sull’Unità che il pareggio di bilancio in Costituzione “è un cedimento della politica”. Lei che dice, visto che il Pd l’ha votato?

«Hanno ragione, è certamente frutto di subalternità culturale assumere come vincolo costituzionale la norma del pareggio di bilancio, di per sé espressione di una cultura economica fallita. Tuttavia l’Italia si è trovata a fare i conti con un vincolo politico e quel voto è stato il prezzo necessario da pagare per costruire una politica di bilancio nell’area Euro legittimata democraticamente».

Ora la domanda l'ho capita. E' la risposta che non capisco. Intendo il secondo periodo, perché il primo è invece chiarissimo. Se cerco di capirlo, quel secondo periodo, mi viene un brivido lungo la schiena.


21/04/2012 Fiscal compact e MES in Germania.

Facciamo come la Germania. Ovvero: non tutti i tedeschi sono uguali (che scoperta!). Qui leggete una traduzione in italiano di un articolo della Tageszeitung (grazie al lodevole lavoro di un blogger) dove qualcuno si occupa dei problemi che alla democrazia il fiscal compact (fiskalpakt) e lo ESM (European Stability Mechanism, ovvero MES, Meccanismo Europeo di Stabilità) pongono.

... la nuova azione non si rivolge al contenuto politico o finanziario, ma piuttosto "alla riduzione di democrazia che ne consegue" ci dice Roman Huber, leader di Mehr Demokratie. ESM e Fiskalpakt  "spostano i luoghi di decisione verso organi non trasparenti e privi di controllo" critica Huber. "I Parlamenti in questo modo sono privati dei loro poteri decisionali".

Sul MES si era già espresso qualcuno, questa volta in Francia: Un nuovo fascismo europeo?

18/04/2012 Votato il pareggio di bilancio in Costituzione.

Ecco qua, invece: la frittata è veramente fatta, e nel modo peggiore: tutti complici, salvo singole persone. Ed ecco qui informazioni e commenti da un esperto (evidentemente) di Borsa: "Lucky Borsa". Hanno ragione i qualunquisti (o "populisti"?): i partiti sono tutti uguali. Non vorremmo fosse così, ma che possiamo farci se loro hanno deciso di esserlo?

Ma certo, già! Possiamo non votarli, che sciocco!

16/04/2012 Follini e Krugman sul fiscal compact.

Marco Follini, voce dal sen fuggita. Invece Krugman torna sull'Europa col suo editoriale sul New York Times: "Il suicidio economico dell'Europa". Il titolo parla da solo, ma ecco cosa dice del fiscal compact (fiscal pact):

"A marzo i leader europei hanno firmato un “patto di bilancio” (fiscal pact) che di fatto inchioda tutto all'austerità di bilancio come risposta a ogni problema."

Infine, Sergio Cesaratto sul suo blog riporta un articolo su l'Unità a firma sua e di Lanfranco Turci dove riassume la situazione e parla del fiscal compact in Costituzione.


11/04/2012 La frittata è fatta? Il pareggio di bilancio in Costituzione votato.

Tutto inutile, la frittata è fatta_ approvato il pareggio di bilancio in Costituzione. La storia non assolverà questa classe dirigente, per vituperare la quale non esistono epiteti sufficienti. Ecco  la descrizione del misfatto su Voci dall'estero (mi sento meno solo, da quando ho scoperto questo blog, quello di Bagnai, e Voci dalla Germania).

Ultimora. No, pare di no, per ora la frittata è rimandata, sempre Voci dall'estero. Non che la cosa cambi molto, purtroppo. Non credo si tratti di resipiscenza, a leggere gli interventi. Ma almeno sappiamo con chi abbiamo a che fare. Sempre plumbeo il silenzio della stampa.

16/03/2012 Finalmente qualcosa si muove. l'appelo di Lanfranco Turci.

Oggi su L'Unità, un articolo di Lanfranco Turci. Dato che non è disponibile on-line, ecco qua il testo. Qui la pagina de l'Unità in pdf.

In rete si trovano orami molte prese di posizione (soprattutto nei commenti) contro il fiscal  compact, e contro il pareggio di bilancio in Costituzione. Le argomentazioni prevalenti sono però di politica economica. Questa è la prima volta che si pone esplicitamente, su di un quotidiano in edicola, espressione almeno parziale di una forza politica che appoggia il governo Monti e dal torbido passato di europeismo trinariciuto, una motivazione politica, giuridica, e che si riferisce alla democrazia.

Il testo è fin troppo tenero, in confronto a quanto scritto qui sotto, ma va bene così.  Non è un blog, è l'Unità. Voglio solo sottolineare questo passaggio:

Il nostro obiettivo non è quello di sollevare all’ultimo momento una discussione di merito su questi cambiamenti costituzionali, dopo che per mesi si è votato in Parlamento senza nessuna eco nell’opinione pubblica, mentre in altri paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Pact europeo si stanno sviluppando discussioni e confronti assai più vasti. Poniamo però ai Senatori una questione di coscienza e di democrazia.

La sinistra italiana, e non solo lei, non solo la sinistra, ma tutto il quadro politico, deve uscire dalla sua condizione di minorità intellettuale e culturale, e di terrificante provincialismo.


08/03/2012 La Camera approva il pareggio di bilancio in Costituzione.

Ieri, addì 7 marzo 2012, la nostra Camera dei deputati si è coperta d'infamia approvando il pareggio di bilancio in costituzione con una maggioranza bulgara che evita il ricorso al referendum.

Eccone il resoconto sull'Unità:

Pareggio di Bilancio, nuovo sì. Presto sarà in Costituzione.
L'Unità 7 marzo 2012, pag. 21.
(Qui il pdf della pagina)

Il pareggio di bilancio entra in Costituzione, così come il controllo dei conti pubblici da parte di un «organismo indipendente»: questi obblighi - previsti dal Fiscal Compact, approvato pochi giorni fa dal vertice europeo - sono contenuti nella riforma dell’articolo 81 della Costituzione, approvata oggi dalla Camera con 489 sì, 3 no e 19 astenuti. Per l'approvazione definitiva manca solo il sì del Senato in quarta lettura, visto che i due rami del Parlamento avevano già approvato in autunno questa riforma. Il sì quasi unanime alla legge eviterà il referendum confermativo, previsto per le riforme costituzionali approvate con meno dei due terzi dei consensi. Una delle poche voci dissonanti, quella del segretario del Prc, Paolo Ferrero, oggi fuori dal Parlamento, il quale definisce la riforma «un atto gravissimo che inserisce in Costituzione quell'ideologia neoliberista che ci ha portato alla crisi economica».

Il nuovo articolo 81 afferma che «lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio». «Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali». In caso di sforamento ci dovrà essere un «piano di rientro».

Chi siano i 3 contrari e i 19 astenuti non è dato sapere. Chi ne sappia qualcosa mi mandi i riferimenti, per favore.

Qui il resoconto della seduta parlamentare, con l'usuale desolante vuotezza degli interventi dei nostri "rappresentanti" politici, di ogni colore.

Sfortunatamente per i nostri eroi di pusillanimità, se non peggio, ieri Fillon e Sarkozy - riporta qui le Figaro - hanno dichiarato che per il passaggio in Costituzione ci vuole un referendum.

I socialisti hanno già fatto sapere che del fiscal compact non se ne fa nulla.
Il trattato è quindi defunto, come già a suo tempo defunse, grazie a francesi ed olandesi, il TCE, cugino più anziano prematuramente scomparso dell'odierno "fiscal compact."

Quando il trattato finirà nel posto a lui più acconcio, la spazzatura, i nostri non si renderanno neanche conto della pessima figura. D'altronde, già prima non è che si portassero così bene. Né che si rendessero molto conto di dove si trovassero.

A proposito di "maggioranze bulgare", fatemi mettere qui una citazione di un liberista, anzi, del liberista: Luigi Einaudi. Uno col quale non sono d'accordo su una montagna di cose:

"Non le lotte e le discussioni dovevano impaurire, ma la concordia ignava e le unanimità dei consensi"

Questo passaggio all'amante dell'unanimità Napolitano deve essere sfuggito, nel preparare il suo discorso di fine d'anno contenente quella sua lettura di estrema destra del pensiero di Einaudi.

07/03/2012 Martin Wolf sul fiscal compact.

Oggi sul Sole24Ore Martin Wolf, del Financial Times, affronta dal suo punto di vista di esperto di finanza la faccenda del fiscal comapct, dicendo molte elementari verità (che, anche se elementari, non sono per questo banali visto che le si deve ripetere in continuazione ad una platea di sordi). Sia pure di sfuggita pone anche il problema centrale della legittimità democratica di un simile - provvedimento? ukase? difficile trovare un termine adeguato - e della sua collocazione a rango costituzionale. I costituzionalisti tacciono, forse perché qualcuno li ha imboniti dicendo che queste sono cose "tecniche" (come ebbe a dichiarare Prodi a proposito del famigerato Capo III del defunto TCE). Chi dovesse mai incontrarne qualcuno, per favore gli spieghi che una scelta di politica economica o monetaria è sempre una scelta politica, e mai un mero, "neutro", fatto tecnico.

02/03/2012 Il giorno della vergogna: il fiscal compact firmato a 25 capi di stato.

Oggi la nostra stampa riporta - spesso senza colpo ferire - la notizia che il fiscal compact è stato firmato dai capi di stato di 25 paesi della UE su 27. Ora dovranno essere approvati dalle procedure nazionali. UK e Repubblica Ceca non hanno firmato, ma qualcuno ha deciso che basteranno comunque 12 approvazioni perché il trattato vada in vigore. Questo significa che questi paesi dovranno mettere quel folle meccanismo  automatico in Costituzione, o in una giurisdizione di pari rango. Un vero e proprio colpo di mano ai danni dei poteri di rappresentanza della sovranità. I parlamenti nazionali rinunciano ad ogni competenza in materia di politica di bilancio, senza che questo potere venga "ceduto" a nessuno.

Ne riferiscono il Corriere, il Sole 24 ore e La Repubblica, la Stampa, senza mezza parola di commento. E' tutto normale: quel che viene dalla "Europa", per definizione, è la normalità. L'Unità è l'unica dalla quale traspare (solo traspare) qualche elemento critico.

L'Italia ha firmato. L'Irlanda ha dichiarato che dovrà fare un referendum, cosa che ha fatto subito storcere il naso. Far votare i cittadini è una cosa che rimane indigesta alle autocrazie (qualcuno lo chiama - con tratto tipico dei liberali - "populismo"). Il rimedio è stato comunque presto trovato: come fa notare l'Unità, se - come probabile a priori - gli Irlandesi dovessero bocciare il trattato, non avranno più il supporto finanziario. Non avranno cioè, ciò che è doveroso da parte di una Banca centrale, unico motivo per la quale esiste.

Se vuoi votare, dunque, se proprio insisti, vota pure. Ma vota come ti dico io, altrimenti ti taglio i fondi.

Se non è fascismo questo, mi domando cosa lo sia. Quel fesso di Mussolini, in fondo, aveva abolito le elezioni. Ma non ce n'è nessun bisogno: basta fare in modo che non contino nulla.

Non lasciano che una soluzione: fine della UE, ritorno alle sovranità, alle monete, alle politiche nazionali. Tutti, non solo noi. Sembra a questo punto l'unico modo per ripristinare un minimo di meccanismi democratici, visto che l'unica istituzione rappresentativa nella UE, il Parlamento Europeo (contrario al fiscal compact), è stato completamente marginalizzato e la sua presenza è ormai solo una farsa.

Si tratta solo di capire come fare, come rivoltare all'indietro questa macchina infernale, prima che trituri tutte le società europee e le loro istituzioni.

29/01/2012 Cohn Bendit sul fiscal compact.

Oggi Daniel Cohn-Bendit. copresidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo ha rilasciato una intervista a Libération sul Fiscal Compact. Qui un resoconto.

14/01/2012 Commenti alla "bozza riveduta" del Fiscal Compact.

Vedi qui sotto.

Anzitutto, qui non si tratta di pareggio di bilancio, ma di surplus del bilancio dello Stato, dato che l'obiettivo da raggiungere con regole automatiche pena il deferimento alla Corte di giustizia non è il pareggio, ma la diminuzione del debito.

In linea generale, il patto abolisce il debito pubblico (Art. 3 capo 1 a). Si costruisce cioè con metodo bolscevico una società nuova (un "uomo nuovo"?), mai esistita prima in tempi moderni, dove gli Stati non possono a regime indebitarsi. Evidentemente in modo che i privati lo possano fare di più. Questo sarebbe un "fattore di stabilità", e anche di "crescita". Quest'ultima è citata più volte, ma nel testo non si trovano misure specifiche citate neanche di sfuggita: segno che si ritiene il debito tendenziale al 60% un fattore che da solo la garantisce.

Nel frattempo tutti (o quasi tutti) gli Stati europei, dato che sono al di sopra del valore di riferimento del 60% del debito pubblico rispetto al PIL, devono non andare - e subito - in pareggio di bilancio, ma devono andare in surplus, e per un numero di anni indefinito.

Gardiamo ora all'aspetto specificamente italiano. Cosa significa il fiscal compact per l'Italia, hinc et nunc?

L'Art. 4 specifica un meccanismo automatico di riduzione del debito (non del deficit) pari ad un ventesimo dello scostamento dal 60%. Questo significa  un avanzo di bilancio  (indipendentemente dal ciclo economico, salvo solo "eventi straordinari" e sempre non si metta a repentaglio  la  stabilità finanziaria dell'area, cioè ancora una volta dei bilanci pubblici.

Di quale avanzo di bilancio stiamo parlando per l'Italia? Facciamo un semplice calcolo riferito al 2011. 

Debito pubblico 1.900 Miliardi di €.

Debito/PIL = 119%.

Surplus di bilancio necessario = 1.900 × (119%-60%) / 20 = 56 Miliardi di €.

Dunque 56 miliardi. Si trova correntemente scritto "una manovra di 40 miliardi l'anno". E' da vedere, perché obiettivo di surplus e entità della manovra non sono la stessa cosa. Quest'ultima può essere maggiore o minore, a seconda del deficit o surplus di partenza, come si vedrà più sotto. L'Italia, BTW, parte con deficit nullo o quasi nullo.

Bhè, ma questo vale per il 2012! Gli anni successivi le cose vanno meglio: il debito assoluto e relativo è diminuito, e così succede anche al relativo "ventesimo" di scarto.

Ecco infatti quel che succede, nelle tre ipotesi che il PIL cali di 0,5%, resti costante, o cresca dello 0,5% ogni anno. Fermiamoci al 2046.

Anno

Debito

Avanzo

Anno

Debito

Avanzo

Anno

Debito

Avanzo

-0,5%

0,0%

+0,5%

-0,5%

0,0%

+0,5%

-0,5%

0,0%

+0,5%

2012

1.900

56

56

56

2027

1.390

64

19

-

2037

1.191

99

9

-

2013

1.844

55

51

47

2023

1.371

65

18

-

2033

1.183

102

8

-

2014

1.793

55

47

40

2024

1.354

67

17

-

2034

1.174

105

8

-

2015

1.746

54

43

33

2025

1.337

69

16

-

2035

1.166

109

8

-

2016

1.703

54

40

27

2026

1.321

70

15

-

2036

1.159

113

7

-

2017

1.663

54

37

22

2027

1.306

72

14

-

2037

1.152

116

7

-

2018

1.626

55

34

18

2028

1.292

75

14

-

2038

1.145

120

7

-

2019

1.592

55

32

14

2029

1.278

77

13

-

2039

1.138

125

6

-

2020

1.561

56

29

10

2030

1.265

79

12

-

2040

1.131

129

6

-

2021

1.531

56

27

7

2031

1.253

82

12

-

2041

1.125

133

6

-

2022

1.504

57

26

4

2032

1.242

84

11

-

2042

1.119

138

6

-

2023

1.478

58

24

1

2033

1.231

87

11

-

2043

1.114

143

5

-

2024

1.454

59

23

-1

2034

1.220

90

10

-

2044

1.108

148

5

-

2025

1.431

61

21

-

2035

1.210

92

10

-

2045

1.103

153

5

-

2026

1.410

62

20

-

2036

1.201

96

9

-

2046

1.098

158

5

-


Le cifre sono in Miliardi di € e la colonna "Avanzo" rappresenta il surplus di bilancio che si deve raggiungere in quell'anno per rispettare la "regola automatica del Fiscal Compact" nelle tre ipotesi  sull'evoluzione del  PIL.
La regola è asintotica, vale a dire che a PIL costante, il limite del 60% non è raggiunto mai, e dunque questa è la prima motivazione per l'affermazione "il Fiscal Compact abolisce il debito pubblico", e lo fa per l'eternità.

Se il PIL cala, la formula porta a raggiungere il famoso limite più tardi di mai, per così dire: il debito infatti aumenta rispetto al PIL, e così fa l'avanzo, o surplus, che si deve raggiungere, che aumenta tutti gli anni..

Infine, buona cosa invece se il PIL aumenta. Il famoso limite lo si raggiungerebbe nel 2023, con un aumento del PIL dello 0,5% l'anno.

Ma come fa il PIL ad aumentare con una successione di manovre tali da ottenere un surplus di tale entità tutti gli anni?

Questo dovrebbe rendere chiaro il motivo per il quale quel che conta è la ripresa e la crescita, NON il deficit.

C'è tuttavia dell'altro. Come si fa ad ottenere un surplus di bilancio prefissato (supponiamo quello indicato in tabella)?

Il surplus - come già detto - non indica direttamente l'entità della manovra, ovvero il taglio della spesa pubblica, eventuali alienazioni patrimoniali o incrementi strutturali del gettito tributario. Queste infatti sono le uniche variabili indipendenti (controllate almeno in parte dallo Stato), mentre ve ne sono altre (oltre al PIL) che dipendono anche o principalmente da altri fattori.

Uno di questi è l'interesse sul debito pregresso, che dipende dall'andamento dei tassi, e che non è propriamente "spesa pubblica" (è una spesa verso le istituzioni finanziarie private). Essa  gioca però in questo meccanismo lo stesso ruolo della spesa pubblica: la sua entità deve essere compensata da una quota di taglio della spesa pubblica o di aumento di gettito fino a raggiungere il suplus desiderato. Se si fanno due conti (vedi qui), si scopre che il debito pubblico italiano è interamente stato creato dagli interessi stessi sul debito.

Certamente, se l'anno precedente il surplus raggiunto con provvedimenti strutturali era quello indicato nella tabella, si deve aggiungere a questo solo la differenza col surplus da raggiungere. Se il surplus precedente era infatti "strutturale", continua ad operare di lì all'eternità, come farebbe ad esempio un taglio "strutturale" alla spesa pubblica, supponiamo la diminuzione del montante degli stipendi del pubblico impiego. Lo stesso dicasi per un aumento di gettito strutturale come ad esempio la riduzione permanente della quota di evasione.

Se tuttavia si parte da una posizione già in deficit, questo deve essere compensato, perché quel che conta è raggiungere il livello di surplus indicato dalla colonna "Avanzo".

In teoria, lo si dovrebbe compensare "di colpo", il primo anno dopo l'adozione del Fiscal Compact. Chi sta in deficit, o in pareggio o con un debole suprplus (rispetto a quello obbiettivo), si trova dunque di fronte ad un "gradino" improvviso, mentre da quel momento in poi le cose vanno meglio, o se vogliamo. meno peggio. Il meccanismo non è cioè graduale.

In questo gioco, inoltre, non si devono contare eventuali surplus "non strutturali", che sono "extra", perché ovviamente agiscono una sola volta. Come, ad esempio, l'alienazione di patrimonio pubblico per fare cassa. Contribuiscono all'eventuale surplus quella sola volta, non si portano di anno in anno.

Forse inizia ad essere più chiaro per quale motivo questo meccanismo a "regola fissa" (principio al quale anche Monti sembra si sia dichiarato contrario) sia una follia, anche non volendo tenere conto che la politica di rigore induce necessariamente ulteriore recessione (diminuzione del PIL) facendo entrare il sistema in una trappola senza vie d'uscita.


13/01/2012 La bozza riveduta del fiscal compact.


Sta circolando la bozza rivista del Fiscal Compact. E' quel che si temeva, rigore rigore rigore.

Val la pena di riportare qui alcuni passi.

I commenti a seguire, dunque sopra.

DESIDERANDO favorire le condizioni per una maggiore crescita economica nell'Unione europea e, a tale scopo, lo sviluppo di un coordinamento sempre più stretto delle politiche economiche della zona euro,

TENENDO PRESENTE che la necessità per i governi di mantenere finanze pubbliche sane e sostenibili,  e di evitare che il disavanzo pubblico diventi eccessivo è di importanza fondamentale per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo complesso, e richiede di conseguenza l'introduzione di norme specifiche per rispondere a questa esigenza, tra le quali una regola bilancio in pareggio e un meccanismo automatico di adozione di misure correttive,
(pag. 1 par. 2 e 3)


SOTTOLINEANDO in particolare che, per l'applicazione della "regola del pareggio" di bilancio
descritto all'articolo 3 del presente accordo, questo monitoraggio sarà effettuato mediante l'istituzione di obiettivi a medio termine specifici per ogni paese e dei calendari di convergenza, se del caso, per ogni parte contraente. Deviazioni temporanee dagli obiettivi di medio termine saranno consentite soltanto in caso di evente straordinari non soggetti al controllo della parte contraente e con un forte impatto sulla posizione finanziaria della pubblica amministrazione o in periodi di grave recessione economica per l'eurozona, l'UE o la parte contraente interessata,  così come stabilito nel Patto di stabilità riveduto.
(pag. 2 par. 4)


SOTTOLINEANDO che il rispetto dell'obbligo di trasporre la "regola del pareggio" nei sistemi giuridici nazionali attraverso disposizioni vincolanti e permanenti, preferibilmente costituzionali, dovrebbe essere soggetto alla giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea, conformemente all'articolo 273 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
(pag. 2 par. 7)


RICORDANDO la necessità per le Parti contraenti, il cui debito pubblico superi il valore di riferimento del 60%, di ridurlo ad un tasso medio di un ventesimo l'anno come punto di riferimento,
(p. 3 par. 1)

FISCAL COMPACT

Art. 3

1. Le parti contraenti applicano le seguenti regole, in aggiunta e senza pregiudizio agli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione:

a) La posizione di bilancio delle amministrazioni pubbliche devono essere in pareggio o in avanzo.

b) La regola di cui al punto a) si considera rispettata se il saldo strutturale annuale della pubblica amministrazione corrisponde all'obiettivo di medio termine specifico del paese secondo quanto  definito nel patto di stabilità e crescita riveduto (regolamento (UE) n. 1175/2011) con un deficit non superiore allo 0,5% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. Le Parti Contraenti assicurano la convergenza verso i rispettivi obiettivi a medio termine. La convergenza deve essere valutata sulla base di un'analisi complessiva assumendo come riferimento il bilancio strutturale, compresa un'analisi della spesa al netto delle entrate discrezionali, in linea con le disposizioni del patto di stabilità e crescita riveduto.

c) Le parti contraenti possono temporaneamente deviare dal loro obiettivo di medio termine nel caso in cui si verifichi un evento imprevisto, non soggetto al controllo della Parte contraente interessata, che ha un impatto sulla posizione finanziaria del governo o in periodi di grave crisi economica, come definito nel Patto di stabilità e crescita riveduto, a condizione che ciò non metta in pericolo la sostenibilità di bilancio nel medio termine.

d) Quando il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo ai prezzi di mercato è significativamente inferiore al 60%, e quando i rischi in termini di sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche sono bassi, il limite inferiore dell'obiettivo di medio termine di cui al punto b) può raggiungere un deficit massimo dell' 1,0% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato.


2. Le disposizioni di cui al paragrafo 1 entrano in vigore nel diritto nazionale delle parti contraenti entro un anno dall'entrata in vigore del presente trattato mediante disposizioni vincolanti a carattere permanente, preferibilmente costituzionali, che si garantisce vengano rispettate in tutto il processo di formazione del bilanci nazionali. Le parti contraenti, in particolare, mettono in atto a livello nazionale, sulla base dei principi concordati, su proposta della Commissione europea, un meccanismo di correzione attivato automaticamente in caso di scostamenti significativi dall'obiettivo a medio termine o dal percorso di avvicinamento, come specificato nel Patto di stabilità e crescita rivisto. Il meccanismo comporta l'obbligo delle parti contraenti di implementare misure volte a correggere le deviazioni per un periodo di tempo definito. Questo deve rispetta pienamente la responsabilità dei parlamenti nazionali.


3. Ai fini del presente articolo, si applicano le definizioni di cui all'articolo 2 del protocollo (n. 12) sulla procedura per i disavanzi eccessivi allegate ai trattati dell'Unione europea. Inoltre, "Saldo annuale strutturale dell'amministrazione pubblica" si riferisce al bilancio annuale corretto per il ciclo al netto delle misure una tantum e temporanee.


Art. 4

Quando il rapporto tra il debito delle amministrazioni pubbliche e il prodotto interno lordo supera il valore di riferimento del 60% di cui all'articolo 1 del protocollo (n. 12), le parti contraenti lo riducono con una velocità media di un ventesimo l'anno come punto di riferimento, come previsto dall'articolo 2 del Regolamento (CE) n. 1467/97 e come modificato dal regolamento (UE) n. 1177/2011.


Art. 5

1. Le parti contraenti che sono oggetto di una procedura per i disavanzo eccessivo di cui ai Trattati dell'Unione europea devono mettere in atto un programma di partenariato economico e di bilancio contenente una descrizione dettagliata delle riforme strutturali che devono essere messe in atto e attuate per garantire una correzione efficace e durevole dei loro disavanzi eccessivi. Il contenuto e la forma di tali programmi sono definiti nel diritto dell'Unione. La loro presentazione alla Commissione europea e al Consiglio per l'approvazione e il loro monitoraggio si svolgerà nel contesto delle procedure di sorveglianza esistenti nel Patto di stabilità e crescita.


Art 8

Ogni parte contraente che ritiene che un'altra Parte contraente non ha rispettato con l'Art. 3 (2) può portare la questione dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea o invitare la Commissione europea a presentare una relazione in materia. In quest'ultimo caso, se la Commissione europea, dopo aver dato alla parte contraente interessata l'opportunità di presentare le sue osservazioni, conferma la non conformità nella sua relazione, la questione sarà portata alla Corte di Giustizia dalle parti contraenti. La sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea è vincolante per le parti nella procedura, che adottano le misure necessarie per conformarsi al giudizio entro un periodo di tempo stabilito da detta Corte.


TITOLO V

GOVERNANCE DELL'AREA EURO


Articolo 12


1. I capi di Stato o di governo delle parti contraenti la cui moneta è l'euro si riuniscono a titolo informale in riunioni del Vertice Euro, insieme al Presidente della Commissione europea. Il presidente della Banca centrale europea è invitato a partecipare a tali riunioni. Il Presidente del Vertice Euro è nominato dai capi di Stato o di Governo delle parti contraenti la cui moneta è l'euro a maggioranza semplice, nello stesso moento in cui il Consiglio europeo elegge il suo Presidente e per lo stesso periodo del mandato.


2. Gli incontri del vertice euro hanno luogo, se necessario, almeno due volte all'anno, per discutere questioni attinenti alle responsabilità specifiche degli Stati membri relative al la monedta unica, olre alle questioni relative alla governance della zona euro e alle regole ad essa applicabili, in particolare sugli orientamenti strategici per la conduzione delle politiche economiche e sul miglioramento della competitività e una maggiore convergenza nella zona euro.

Art. 13

Rappresentanti dei Parlamenti delle Parti contraenti saranno invitati a riunirsi regolarmente per discutere in particolare la conduzione delle politiche economiche e di bilancio, in stretta associazione con rappresentanti del Parlamento europeo.


10/01/2012 Qualcosa trapela sulla grande stampa.

Ecco qua, il Sole24ore, impassibile, riporta la storia. Meglio tardi che mai.

Secondo la versione attuale del fiscal compact (l'accordo tra governi del vertice del 9 dicembre, imposto dalla Germania), l'Italia dovrà fare tutti gli anni una manovra da 40 miliardi (come quella attuale) per rientrare del suo debito fino al 60%. Se le condizioni al contorno dovessero restare ferme, il rientro avverrà l'anno del mai, perché il meccanismo è asintotico (il rientro del debito è una quota fissa dello scarto con il 60%). Dato che però questo ci porterà alla depressione, alla lacerazione sociale, ed entrerà in conflitto con i buoni propositi sulla sicurezza sociale, il rientro avverrà ancor più tardi che mai. Il che significa che il debito pubblico aumenterà invece di diminuire. E per di più avremo la miseria, quella vera.

Nessun governo democraticamente eletto può fare una cosa del genere, cosa che prova che la democrazia funziona (e non è "un lusso", come credono i liberali).

Farebbe piacere sapere cosa ne dica Giavazzi, che su lavoce.info il 25/05/2010 scriveva:

Il progetto tedesco di introdurre il pareggio di bilancio quale condizione per l’appartenenza all’euro è sbagliato per due motivi. Primo, non funzionerà, e quando ce ne renderemo conto la credibilità dell’euro subirà un ulteriore colpo: non ce n’era bisogno. Secondo, distrae dal vero problema dell’Europa, che è la crescita, non la finanza pubblica.

Ora, Giavazzi, non siamo al pareggio di bilancio (azzeramento del deficit), siamo alla riduzione del debito con un meccanismo automatico (al solito, da automa), cosa che si fa con un avanzo di bilancio, se l'aritmetica non è un'opinione.

Chi scriveva così un anno e mezzo fa, ha cambiato opinione? Se sì, perché? Se no, non ha nulla da dire oggi?

Per il resto, quanto riferito sotto il paragrafo "Convergenza e crescita" nell'articolo del Sole24ore sembra lo sproloquio di un demente (senile?).

Sembra, o lo è?
 

28/12/2011 Il "fiscal compact", cosa bolle in pentola?Non si sa.


Credevo nessuno mi (ci) tenesse informato perché tutto confinato tra gli addetti ai lavori. Non è così, anche loro brancolano. Qui le preoccupazioni di Piga sul modo autocratico e plumbeo con il quale si sta procedendo. L'unico documento reperibile a quanto pare lo si trova qui (sempre Piga) e parla di un folle meccanismo automatico (ai liberali tedeschi - sono come bambini, vedi oltre - piacciono i robot. Uno ce ne hanno mandato a fare il Cancelliere).


Amato ieri sul Sole24Ore ("Il vicolo cieco che l'Europa deve evitare") con la sua consueta "iperdiplomazia" qualcosa dice. Si limita al piano economico, tralasciando ogni considerazione giuridica, ma in particolare conferma l'esistenza dell'automatismo pavloviano, una trappola infernale che inchioderebbe l'Europa nella bara della attuale depressione.

Ad Amato, il costituzionalista, vorrei solo chiedere in base a quale principio giuridico-politico noi (italiani, ma varrebbe per i greci, gli abitanti del Burkina-Faso o chiunque sulla faccia della terra) non saremmo abilitati ad obiettare nulla perché i tedeschi ci considerano "indisciplinati". Primo, la disciplina vige negli eserciti, non nella vita civile. Forse una cosa del genere sarebbe bene dirla ad un liberale tedesco per rinfrescargli un po' la memoria. Secondo, tra persone civili, intelligenti e colte non vige, né al dritto né al rovescio, l'ipse dixit. Contano gli argomenti, non la bocca che li pronuncia. Ma anche su questo siamo evidentemente regrediti alla scolastica medievale.

Mi domando quanto ci si renda conto, nel riferire le cose che Amato - e anche altri - riferiscono, che si finisce per dipingere consessi di rimbambiti ("tornati bambini", e quindi convinti di trovarsi all'asilo). Deve essere uno dei tanti effetti collaterali dell'invecchiamento della popolazione europea.

19/12/2011 Van Rompuy parla dell'accordo sul pareggio strutturale di bilancio.


Al recente dibattito plenario all'Europarlamento del 13 dicembre, Van Rompuy, nel riferire i risultati del vertice europeo del 9 dicembre, ha affermato che secondo il patto  intergovernativo là concordato "... i bilanci dovranno essere strutturalmente in pareggio, quindi al di là del ciclo economico, e la regola va definita a livello di Trattato e poi incorporata nelle norme nazionali ..." (ascolta l'originale in traduzione simultanea al Parlamento).

(il player, grazie a enricolai.com, è rilasciato sotto
licenza Creative Commons)

Si tratta di cosa di una gravità inaudita e si configura come un vero e proprio tentativo di colpo di stato. Una replica in peggio del TCE già bocciato per via referendaria a suo tempo da due paesi: Francia e Olanda. In Italia approvato nel Gennaio 2005 da due Parlamenti riuniti distratti e dopo un'ora di discussione. (Qui l'unico riferimento reperibile nell'archivio Storico del Corriere della Sera. Introvabile il resoconto della seduta del 18 gennaio).

Ecco in cosa sta la gravità di un atto legislativo del genere:

  1. Si tratta di una precisa scelta di politica economica, dunque di una scelta politica tout court. Qualcosa che non ha dunque posto in una Costituzione, che è altra cosa: è la Legge delle Leggi, espressione di un patto sociale, non di una scelta politica, qualunque essa sia.

  2. Questo significa di fatto mettere fuori legge qualsiasi alternativa politica, anche una semplice posizione keynesiana. O anche una posizione come quella del Presidente Obama. La nostra Costituzione non ha fatto una cosa del genere nemmeno per il fascismo!

  3. Come conseguenza, alle visioni politiche alternative non resta altra strada che quella dell'antagonismo extraistituzionale. Se si voleva fare qualcosa per distruggere l'ultimo barlume di identificazione dei cittadini con le istituzioni, questa è stata la mossa più azzeccata. Se si voleva distruggere la Costituzione, questo è quel che andava fatto.

Resta da vedere se una inqualificabile boiata come questa passerà a livello di Parlamenti e di referendum nei paesi europei. Molto improbabile: non tutti i parlamenti sono genuflessi come quello italiano.

Notiamo infine l'assordante silenzio dei costituzionalisti italiani sulla faccenda.  Bassanini, Sartori,  Barbera, Amato ... non hanno niente da dire?  E sarà meglio se parlano, oppure se tacciono?


Qui la pagina della trasmissione Rond-Point Schumann del 17 dicembre di Radio Radicale che riporta la seduta dell'Europarlamento.

Qui potete ascoltare tutta la trasmissione in live:

Scaricare il file mp3:

Intera trasmissione [28 MB] - Intervento di Van Rompuy [5,4 MB] - Frammento citato [0,5 MB]



Argomenti economici

Queste sopra sono argomentazioni politico-giuridiche. Ce ne sono anche economiche, da parte di economisti assolutamente neoclassici ed accademici: le trovare qui.

E' una lettera ad Obama di cinque premi Nobel dell'economia: KENNETH ARROW,  PETER DIAMOND,  WILLIAM SHARPE,  ERIC MASKIN,  ROBERT SOLOW, e di CHARLES SCHULTZE, consigliere economico di  J.F. Kennedy e di L.B. Johnson, e di  LAURA TYSON, ex direttrice del National Economic Council.  Essere premi Nobel non significa niente altro, sia chiaro, che non stiamo parlando di sconosciuti.  In questa lettera  invitano caldamente Obama a non inserire l'obbligo di pareggio di bilancio nella Costituzione.

Alcuni degli argomenti usati hanno un valore specifico negli Stati Uniti. Altri sono di carattere pià generale. Ecco qui una serie di stralci:

"Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni."

"Un tetto di spesa [...] limiterebbe ulteriormente la capacità del Congresso di contrastare eventuali recessioni vuoi con gli ammortizzatori già previsti vuoi con apposite modifiche della politica in materia di bilancio. Anche nei periodi di espansione dell’economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica perché gli incrementi degli investimenti ad elevata remunerazione – anche quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito – sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessità, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza."

"Nell’attuale fase dell’economia è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa già di per sé debole."

^^-- inizio pagina --^^


Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

Poeti, scrittori, artisti
e altri visionari

Dati

Testate





Cerca nel sito


Lasciare un commento


 

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -







Document made with KompoZer



link

I miei Link:

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -

Mappa del sito - tutte le pagine