Il Blog del Leprechaun

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Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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Letture consigliate:

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Dipendenti e pensionati greci hanno pagato il prezzo più alto della recessione. 24/07/2013.

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Un sorriso con denti d'acciaio.  05/07/2013

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Competitività
02/08/2012

Avvertenza:

In tutto questo testo non è usato l'aggettivo "fiscale", come si potrebbe benissimo fare, per designare tutto ciò che è relativo alle tasse, ma invece l'aggettivo "tributario". Questo per non contribuire alla confusione generata dal malcostume di giornalisti, economisti, politici ed "esperti" di vario tipo (ma inesperti della lingua italiana) che utilizzano impropriamente il termine fiscale,  traducendo in modo letterale (e maccheronico) dall'inglese, per designare invece delle tasse, ciò che si riferisce al bilancio della Stato.

Competizione e concorrenza

Competizione in italiano. Competition in inglese, che sta - in campo economico - per concorrenza (concurrency in inglese significa tutt'altra cosa, perfino l'opposto: cooperation).
Competitività è dunque solo un altro modo per dire concorrenzialità.

La concorrenza è quello spirito che - secondo le teorie economiche classiche e neoclassiche - abiterebbe (dovrebbe abitare) i mercati. Se i mercati non sono concorrenziali, non sono mercati. Il mercato perfetto sarebbe quello abitato dalla concorrenza perfetta.

Competitività è parola che si applica ormai assai di più ai paesi, alle società, che ai mercati o ai sistemi economici. Per questi ultimi si usa pià spesso la parola concorrenza, con l'infondata convinzione di stare dicendo qualcosa di diverso.

Spiace dover dire che responsabili di questa brutta abitudine sono stati Clinton e Delors, anche se con alcuni "pentimenti". E' interessante leggere a questo proposito un famoso testo di Krugman apparso nel 1994 su Foreign Affairs: "Competitività: Un'ossessione pericolosa".

Il titolo parla da solo, e non c'è dunque bisogno di presentazioni.


Anatra che nutre pesci

Anatroccolo che nutre pesci rossi

Qualche riflessione sul significato della parola competizione.

Una competizione è una gara e prevede dunque vincitori (in genere pochi) e vinti (in genere, la maggior parte dei partecipanti). Secondo le teorie meritocratiche, una gara equa è quella in cui vincono i migliori. Non si entra qui nel merito della "meritocrazia" perché c'è una pagina apposita.
Una competizione prevede dunque di necessità dei perdenti. Non solo i vincitori, per vincere, devono infatti far perdere gli avversari, ma è il meccanismo stesso della gara ad assicurare questo genere di risultato, che gli è dunque inerente. Non si danno gare dove chi sta in testa aiuta chi sta dietro, né dove tutti o gran parte guadagnino un ex aequo.

Il modello della gara è da più di qualcuno ritenuto una sorta di meccanismo naturale che domina l'agire umano. Da qualcun altro anche della natura stessa: da coloro che attribuiscono - sbagliando - a Darwin un'idea del genere a proposito della storia naturale. Ci sarà il modo di parlarne.

Esiste però un altro modello. Non è molto interessante stabilire se sia o meno "naturale": ciò che è proprio del comportamento umano, è naturale o artificiale?

Questo modello è l'emulazione, quel meccanismo dove chi sta più avanti aiuta chi sta più indietro, e chi sta più indietro tenta di imitare chi sta più avanti per raggiungerlo. Un meccanismo dunque che tenderebbe a non fare possibilmente né vincitori né vinti, o quanto meno a ridurre le reciproche distanze.

Aiuto reciproco tra tartarughe

Aiuto reciproco tra tartarughe

Un terzo possible "modello" (che forse è improprio chiamare così) è quello in cui si aiuta qualcun'altro senza farsi nessuna domanda. E' difficile definirlo un "modello" (quanto piuttosto un comportamento) perché è praticato anche da esseri viventi ai quali è piuttosto difficile attribuire una qualsivoglia attitudine a "farsi delle domande". Quest'ultima circostanza ci spingerebbe a ritenere che sia particolarmente appropriato attribuire l'aggettivo "naturale" a questo tipo di comportamento. Sempre che la questione abbia un qualche interesse al di là di quello puramente lessicale.

Europa e competitività

L'Europa è stata costruita su di un modello competitvo. Quando si parla di "competitività" di una economia o di una società, si intende sempre metterle in gara facendo un confronto tra parametri. Secondo l'uso più comune, un paese ha un'economia competitiva quando è in grado di esportare più di quanto importi, perché i prezzi dei suoi prodotti o servizi sono concorrenziali, e quindi il suo sistema economico ha una maggiore produttività rispetto ai concorrenti.

Questo può dipendere o da bassi costi (salari) o da un'alta produttività del lavoro (o dei fattori, come suole dirsi), che è stata presumibilmente il frutto di investimenti pregressi (ad esempio, nell'automazione della produzione, che permette alti salari, ma bassi costi del lavoro perché questo incide poco sui costi totali).

Un buon esempio del primo caso è la Cina, che ha salari diverse volte inferiori a quelli del mondo cosiddetto "avanzato". Ecco cosa scriveva il 15/06/2010 Le Nouvel Economiste, dopo gli aumenti salariali che seguirono la serie di suicidi di operai alla Foxconn:

A Schenzen, capitale dell'elettronica cinese, il salario minimo è stato da poco aumentato del 16%. Non si tratta di un aumento eccezionale: quest'anno quattordici tra province e regioni hanno fatto altrettanto, con aumenti che hanno raggiunto il 20%. A Schenzen, con questo aumento tutt'altro che trascurabile, il salario minimo raggiungerà i 1.100 yuan, ovvero 133 €. Con il suo aumento spettacolare del 65%, alla Foxconn il salario sarà di 242 € , e questo per  un tempo di lavoro settimanale più vicino alle 70 ore che alle 35 e con ferie più vicine alle due settimane che alle cinque.

Sottostante il quadro lì dipinto c'è un (grave) problema di crescenti diseguaglianze interne alla Cina (ne parla da Shanghai l'8 gennaio 2012 Daniel A. Bell sul N.Y. Times col suo " What China Can Teach Europe"), ma questi salari ci dicono ovviamente quale sia il potere d'acquisto di un operaio cinese dei nostri  prodotti e servizi, non per sua fortuna di quelli cinesi in Cina.

E' comunque del tutto evidente che quella di "fare concorrenza alla Cina" sul piano del costi del lavoro non è un'idea solo sbagliata: è semplicemente impossibile.

La Germania in Europa

[04/07/2012: qui trovare ulteriori dati sulla situazione pre-crisi dei paesi europei]

C'è infine un altro modo di "essere economicamente competitivi" (vincere la gara): far ristagnare i salari in modo da comprimere la domanda interna, e approfittare di storiche superiorità in qualche settore industriale o tecnologico per investire e migliorare la produttività del lavoro (senza distribuirne i frutti ai salariati) arrivando ad esportare più di quanto si importa. E' il caso della Germania, i cui salari ristagnano per scelta di politica economica dall'epoca della unificazione (qui Flassbeck, Lindner e Fichtner).

La Germania nel 2007 (analogamente agli anni precedenti) faceva 1.147 miliardi di € di export, pari al 47% del suo PIL, dei quali 724.000 in UE (30% del PIL), e 421.000 nel resto del mondo.
Fa 170 miliardi di € l'anno di surplus, dei quali  150 nella Ue (pari allo 88% del totale, e al 6% del suo PIL). [Fonte: Eurostat. Qui un foglio LibreOffice contenente i dati e i calcoli relativi a tutto il set Eurostat]

E' altrettanto evidente che non ha senso fare appello ai paesi di una zona di libero scambio (come la UE) ad aumentare tutti la propria competitività come soluzione di problemi inter-area, perché questo lascerebbe le posizioni relative del tutto invariate. Una politica economica di area dovrebbe invece far aumentare la competitivià di chi è ha deficit nella bilancia dei pagamenti, e farla diminuire o non fare crescere quella di chi ha invece un surplus in modo da permettere agli altri - ammesso sia possibile - di raggiungerla (Qui Gianpaolo Rossini su La voce.info).

Dato che in gran parte gli squilibri del debito in Europa nascono da squilibri commerciali, è evidente che la soluzione non sta né in un modello competitivo (che sarebbe nient'altro che la continuazione del meccanismo che ha condotto agli squilibri), né in un modello emulativo ("facciamo tutti come la Germania"), perché in una zona fondamentalmente commercialmente chiusa come la UE, se qualcuno esporta più di quel che importa, qualcun altro deve necessariamente fare il contrario.

"Fare tutti come la Germania" non è inoltre semplicemente possibile, e questo perché la posizione di vantaggio della Germania è certamente anche frutto di sue politiche relativamente recenti, ma si fonda sui risultati di un vantaggio storico iniziale che risale all'800, l'epoca della seconda industrializzazione e della sua diffusione in tutta l'Europa continentale. L'800 è stato il secolo della macchina a vapore e dell'acciaio, per i quali è indispensabile il carbone. E' questo il motivo per il quale le due maggiori potenze industriali europee sono da allora divenute l'Inghilterra ma soprattutto la Germania: perché detentrici di grandi giacimenti di carbone. In Germania particolarmente nel bacino della Ruhr, considerato ancora oggi uno dei maggiori giacimenti energetici del mondo, anche se non più utilizzato per ragioni socio-ecologiche.

La relativa "chiusura" dell'Europa e le relazioni commerciali interne.

Questa tabella riassume i dati principali delle relazioni commerciali (import, export e saldi di beni e servizi) per l'anno 2007, "prima della crisi". La fonte è Eurostat.


A/B

PIL
A

Export
A->B

Import
A<-B

Saldo
A

Export/
PIL A

Import/
PIL A

Saldo/
PIL A

Saldo/
PIL B

UE27/Mondo

12.400

1.834

1.965

-131

14,8%

15,8%

-1,1%

 

UE17/Mondo

9.034

1.349

1.335

14

14,9%

14,8%

0,2%

 

UE10/Mondo

3.367

485

571

-86

14,4%

16,9%

-2,6%

 

UE17/UE10

9.034

670

538

132

7,4%

6,0%

1,5%

3,9%

Importi in T€, 1 T€ = 1.000 Miliardi.
UE10 = UE27-UE17

Come si vede, sia l'UE10, sia L'UE17 (l'Eurozona) scambiano relativamente poco col resto del mondo fuori della UE (~15%). L'UE17 è in pareggio (-0,2% del suo PIL), mentre l'UE10 è in surplus verso UE17 (del 1,5% del PIL UE17, e del 3,9% del suo PIL). ma in deficit del 2,7% del suo PIL verso il resto del mondo fuori della UE.
Queste due figure riassumono  gli stessi dati in modo grafico.

Import-Export tra le diverse aree dentro e fuori della UE (2007)
Import-Export in T€ tra le diverse aree dentro e fuori la UE. Anno 2007, dati Eurostat.

Saldi tra Import ed Export UE17, UE17, UE10 (2007)
Saldi Import-Export tra le diverse aree dentro e fuori della UE. Anno 2007. Dati Eurostat.

Come si vede, la UE è una zona fondamentalmente chiusa, soprattutto in termini di saldi. Gli unici scambi degni di nota sono tra UE10 e UE17, e interni alla UE27, il cui valore totale di import-export interno si colloca sui 3.000 T€, sempre nel 2007.

Competitività degli aggregati sociali.

Si parla anche di competitività dei modelli sociali, e perfino delle città (smart city). Una società è competitiva perché vi si vive "bene" o "meglio di ...", genericamente parlando,  qualunque cosa si intenda per "bene" o "meglio di ..." (cose sulle quali vi è ovviamente più di una controversia).

Dove sta qui il competere? Nel fatto che una società (città) competitiva attrarrebbe le persone "migliori" (altra categoria competitiva) cosa che dunque, come si conviene in ogni competizione, a sua volta rafforzerebbe la competitività stessa grazie all'apporto di un fattore umano "di qualità". E' d'obbligo scusarsi qui per l'uso a proposito degli esseri umani di una terminologia più adeguata ai prosciutti, ma deve essere chiaro - se mai fosse necessario - che si sta usando una lingua estranea, che però è purtroppo utilizzata.

La concorrenza tra stati in Europa

La concorrenza tra stati (oltre a quella economica) in Europa si esercita però principalmente su terreni assai più prosaici di quello genericamente "sociale".

Abbiamo anzitutto concorrenza tributaria e regolamentare. Data una certa natura di reddito o patrimonio, esiste sempre un paese europeo dove il regime fiscale è più favorevole rispetto agli altri. E dunque chi ne è in grado - in genere chi è titolare di alti redditi o patrimoni - può "spostarne" tutti o una parte in quel paese diventandone soggetto fiscale, realizzando così un "risparmio fiscale" (nella pratica, anche consistente).

La concorrenza tributaria tra stati genera quindi una corsa al ribasso delle imposte, dato che nessuno stato può aumentare le proprie tasse (ma solo diminuirle) pena una "fuga di capitali", dato che nessuna limitazione dei movimenti dei capitali è inoltre consentita all'interno dell'Unione.

Questa concorrenza tributaria si esercita evidentemente su redditi o patrimoni alti, perché da una parte nessun paese ha interesse a guadagnare contribuenti "poveri", che quindi forniscono un gettito fiscale basso; dall'altra, sono i contribuenti ad alto reddito (o ad alto patrimonio nel caso di tributi su base patrimoniale) che hanno la possibilità e la convenienza a spostare la residenza anagrafica (e quindi tributaria) delle loro persone fisiche o di persone giuridiche (società) a loro intestate.

In questo sito, che esprime una tipica posizione "euroscettica" della destra conservatrice inglese (come si legge nel loro Manifesto, "L'euroscetticismo nel mondo"), trovate un commento del 2004 dal titolo "They say tax competition, we say tax dumping" ("Dicono concorrenza tributaria, ma noi diciamo dumping tributario").

"Un paese con alte tasse sui profitti che non abbia intenzione di fare una cosa così delicata come abbassarle, non può certamente avere dei vicini con aliquote basse. Da qui le velate minacce di Eichel e Schröder . Al di là dei pronunciamenti sul dovere di essere europei, di rispettare le regole, di essere comunitari (quante volte avete ascoltato espressioni simili quando gli Inglesi hanno vanamente tentato di battersi per qualche vantaggio nazionale?) c'è qui contenuto un chiaro messaggio: la Germania è il principale sostegno economico dell'Unione e la Germania non permetterà che danaro finisca nei paesi dell'Europa dell'est se questi insistono nell'utilizzare questi "fondi" per mantenere basse le loro tasse."

Queste "velate minacce" non hanno mai in realtà avuto corso, e i fondi strutturali non hanno mai smesso di essere erogati a paesi (come l'Irlanda in primo luogo, vedi oltre) che praticano il dumping tributario.

Infine, qui trovate un interessante articolo sui paradisi fiscali e le pratiche elusive in Europa.

La concorrenza tributaria fatta e subita dall'Italia.

La recente vicenda dell'aumento delle aliquote alte dell'IRPEF annunciato dal governo Monti per la manovra di dicembre 2011, prima proposto e poi ritirato, ci fornisce un esempio eloquente. Monti rilasciò alla stampa il 4/12/2012 una dichiarazione riportata di sfuggita e senza commenti dove rivelava che la misura era stata ritirata perché "i tecnici" l'avevano dichiarata inapplicabile dato che avrebbe generato una fuga di capitali.

Altro esempio è l'anomalia tutta italiana delle "cedolari secche", ad esempio su rendite finanziarie e capital gain: in Italia è applicata ai depositi un'aliquota fissa ("cedolare secca") prelevata alla fonte, che non viene riportata dai contribuenti italiani in dichiarazione dei redditi.

Quasi ovunque nel resto dell'Europa tali redditi si cumulano a tutti gli altri redditi personali. Il "quasi" è prudenziale: se da una parte non mi risulta nessun altro paese oltre all'Italia dove si applichino le cedolari secche, dall'altra non trovo una controprova che ne escluda l'esistenza. Sicuramente un meccanismo simile non esiste tuttavia nei paesi più importanti dal punto di vista del PIL.

Meccanismi del genere inoltre violano il principio di progressività dell'imposizione, generando di fatto sistemi tributari de-progressivi.

E' Reaganomics

[16/07/2012: Tardivamente e per caso mi accorgo di un articolo del Guardian sulle origini dell'euro. E' di Palast, un allievo di Friedman, che parla di un altro allievo di lui più famoso, perché ha preso il Nobel: Robert Mundell. Anche Palast dice che è reaganomics. L'articolo è anche molto divertente]

Si tratta di una replica su scala europea e sistematica della "reaganomics", applicata dall'omonimo governatore della California, che utilizzò di fatto come vantaggio competitivo rispetto agli altri stati USA proprio la concorrenza tributaria (abassando le tasse agli alti redditi). Ricchi e aziende di altri stati trovaro dunque conveniente spostare la loro residenza in California per conseguire una riduzione tributaria.

L'aumento della base imponibile finì per aumentare il gettito tributario della California, a spese però di altri stati dell'Unione, e diminuendo il gettito complessivo degli USA.

La riprovazione di questo genere di comportamenti è così antica da meritarsi un'espressione inglese che fa ancora uso della seconda persona singolare, caduta completamente in disuso nel corso del '700: "beggar thy neighbor"

Nicchie fiscali

Le cedolari secche non sono le uniche modalità per fare concorrenza fiscale ed eludere la progressività dell'imposizione. Esistono altri meccanismi ("nicchie fiscali"), ad esempio di detrazione (come ad esempio quella dell'IVA sull'acquisto di beni strumentali o di consumo da parte di consumatori) che possono favorire gli alti redditi di persone fisiche e giuridiche. Questi meccanismi sono stati nel corso del 2010 denunciati in USA da Warren Buffet, e nicchie fiscali esistono, ad esempio, in Francia e in Germania.

E' da anni presente in materia una opaca polemica (opaca perché esercitata nel chiuso di sedi ristrette, e non discussa pubblicamente)  tra, da una parte, "paesi forti" quali Germania e Francia, e dall'altra "paesi emergenti" (per così dire) che hanno applicato o applicano regimi tributari competitivi per incrementare le proprie economie attraendo capitali e investimenti quali l'Irlanda (si veda ad esempio una ricerca Google come questa) e la Slovacchia (che ha adottato recentemente l'aliquota unica). Dai due lati ci si scambiano accuse di "tax dumping". Una testimonianza delle polemiche è in questo articolo del 2004 di Katinka Barysh, vice direttore del "Centre for European Reform", "Is tax competition bad?":

Le aliquote tributarie sui profitti delle aziende in Francia, Italia e Germania vanno dal 35% al 38%. In Ungheria, Polonia e Slovacchia vanno solo dal 16% al 18%, in Lettonia e Lituania sono solo il 15% e la piccola Estonia non fa pagare nessuna tassa sui profitti reinvestiti.  Questi numeri appariscenti dicono però poco sul reale carico tributario. ...

Günter Verheugen (ex Liberale democratico tedesco della FPD poi passato alla SPD) era invece, almeno nel 2004, e in polemica con Sarkozy,  dell'opinione che il dumping sociale e quello tributario fossero "un mito". Evidentemente ignorava quante aziende ad esempio italiane abbiano delocalizzato tutte o parti delle loro funzioni in Irlanda (dove l'aliquota sul reddito d'impresa è il 12,5%), come invece ben noto alla nostra Agenzia delle entrate.

La recente crisi ha cambiato in parte il dato, come testimonia il caso della Dell, che ha delocalizzato dall'Irlanda alla Polonia. (Il dumping tributario non ha portato fortuna all'Irlanda, come noto. E c'è un perché).

Cambia la destinazione, ma il problema resta lo stesso.

^^ in cima alla pagina ^^

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Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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