Il Blog del Leprechaun

Tieniti aggiornato sui contenuti del Blog del Leprechaun con i Feed RSS

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -


Questo sito non usa cookies. Potrebbero usarli i siti utilizzati per il conteggio visite e per la ricerca in questo sito.
Verificate sui relativi siti (Addfreestats, Freefind) la situazione, se vi interessa.

Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

-----

Letture consigliate:

L'insolente redditività delle banche americane e la confessione tardiva di Deutsche Bank. 24/07/2013

Dipendenti e pensionati greci hanno pagato il prezzo più alto della recessione. 24/07/2013.

Unione Europea: Arroganza fuori luogo. 15/07/2013

Un sorriso con denti d'acciaio.  05/07/2013

Que reste-t-il de la démocratie dans l'Union européenne? 15/06/2013

Quello che "Alternative für Deutschland" non puo' dire. 28/05/2013

L'esperimento europeo è fallito. 16/04/2013

L'Euro è destinato a un inevitabile tracollo. 16/04/2013

Come ci hanno deindustrializzato. 29/04/2013

Ultimi post:

Il più letto: Il debito pubblico italiano, da dove viene fuori?


Debito        

vv-- fine pagina --vv

09/12/2011 Amenità sul debito pubblico

Ricordate, tanti anni fa, cosa si diceva a proposito del debito pubblico italiano, sempre un po' altino? Cose che si sentono ancora oggi. “Ogni italiano nasce con XXX milioni di debito sulle spalle...”. “L'Italia vive al di sopra delle sue possibilità”. “L'Italia campa di debiti”. “Lasciamo i debiti alle generazioni future” (Magari oggi al posto di “Italia” trovate “Europa”).

Ora immaginatevi questa situazione: la proverbiale “famiglia Rossi”. Papà, Mammà, e due figli. Il genere non ha importanza.

Papà presta 10.000 € ad un figlio.

Arriva un tizio e dice: “Ogni membro della famiglia Rossi ha 2.500 € di debito sulle spalle”.

E poi: “la famiglia Rossi campa di debiti”, e “la famiglia Rossi vive al di sopra delle proprie possibilità”. “La famiglia Rossi lascia debiti ai discendenti”.

Che ne dite? Il tizio deve avere battuto la testa alzandosi la mattina e dà un po' i numeri.

Questo è però quanto ci hanno ammannito per anni a proposito del debito pubblico.

Fino agli anni '90 il debito pubblico italiano era interno, e quindi, detta in altro modo, erano soldi che italiani dovevano ad altri italiani, esattamente come i membri della famiglia Rossi.

E non sono “debiti sulle spalle delle generazioni future”, perché queste sono ad un tempo debitrici e creditrici. Se si lasciano debiti, si lasciano pure crediti. Sì, perché questa è una ferrea legge generale, ma non dell'economia, bensì dell'aritmetica, qualcosa cioè di più basilare: se c'è un debito, vuol dire che c'è un credito, e dello stesso ammontare. La somma fa zero. Così come se qualcuno vende, vuol dire che qualcun altro compra. Le stesse medesime cose, allo stesso medesimo prezzo. La somma fa sempre zero.

C'è un'icastica espressione per qualificare questo genere di “(s)ragionamenti”: “statistiche di Trilussa”. Il noto poeta vernacolare è l'autore di questo aforisma: “ Se ttu tte magni un pollo, e io tte stò a guarda', pe la statistica avemo magnato mezzo pollo a testa”. Se fosse vivo direi a Trilussa: non tutti gli statistici sono però stupidi. Non tutti.

Altra cosa che viene costantemente sottaciuta: il debito pubblico ha preso a salire vertiginosamente a partire dal provvedimento Andreatta (1981) che sopprimeva l'obbligo per la Banca D'Italia di acquistare i titoli pubblici non collocati. Da quel momento i tassi di interesse inizieranno a salire, e così il debito pubblico. Date un'occhiata ai dati qui.

E' dagli anni 80 in poi che l'Italia (e non solo lei) ha iniziato ad approvvigionarsi sul mercato finanziario internazionale, realizzando così con il primo governo Amato il più ripido “balzo in avanti” (ricordate il presidente Mao?) del debito pubblico nella storia d'Italia. Per l'esattezza, dal 99,2% al 106,9% in dieci mesi. Per interessi. E accumulando vero debito.

Ora la situazione è infatti diversa. Il 60% del debito pubblico italiano è interno (e quindi a questa quota si applicano i ragionamenti appena fatti), il 40% è nelle mani delle banche soprattutto francesi, poi tedesche, e poi inglesi. Il resto sono spicci. E' estero, ma interno all'Europa.

Il fatto è che il vero debito è quello estero, non quello interno. Naturalmente giova – talvolta per ignoranza, talvolta per furbizia – fare confusione.

I tedeschi, si sa, sono gente precisa. E infatti il concetto questo giovane economista tedesco ce l'ha chiarissimo (assieme a tante altre cose).

Il debito Pubblico Europeo.

Il debito europeo è interno all'Europa, salvo spicci. Qui trovate un grafico dei saldi debitori dei PIIGS fatto dal NYTimes nel 2010 (c'è forse qualche inesattezza, ma non tale da invalidare concettualmente il dato complessivo), e qui un altro di provenienza BBC più ampio, linkato dal Sole24Ore del 28/11/2011. A questo commentavo che il titolo (del Sole) “Tutto è connesso” (o giù di lì) era falso. In realtà la situazione si può schematizzare così:

  • Gli USA debbono un sacco di soldi a tutti.

  • Il Giappone non deve niente a nessuno (230% di debito pubblico, 1,25% tassi a 10 anni)

  • L'Europa deve qualcosina-ina-ina al Giappone

L'Europa, però, non riesce a governare la sua finanza interna, perché non ne ha lo strumento (una Banca centrale) e per questo i tassi crescono. E' un problema intra-europeo, non dei singoli paesi. O si risolve nella sua sede propria, dei rapporti intra-europei, o non si risolve. O fanno della BCE una banca centrale, o non si risolve.

Il Sole non ha pubblicato il commento.

Ecco la mail di risposta: “Gent.mo lettore, Le comunichiamo che abbiamo provveduto ad inviare il Suo commento alla redazione. Grazie e buona giornata”, ed è morta lì.

Volete una prova della forza dei luoghi comuni? Eccola qua.

Il nick marcisberlin, sapendo bene che di economisti che diano ragione all'insensato stato di cose della BCE praticamente non se ne trovano (magari per altri temi o in generale, su posizioni  distinte o magari opposte), dice che non capiscono niente (come i medici di ieri e di oggi). Evidentemente però, lui sa come le cose si portino. Forse è il nick del Mago Merlino, e si cura con pozioni magiche.

Tutto questo vuol forse dire che il debito pubblico è cosa senza importanza, o una cosa "bella"? Ovviamente no, non è né bello né brutto: dipende. Ma soprattutto, a differenza da quel che si vuol lasciare credere, non è una "variabile indipendente". Se lo si vuole tenere sotto controllo (com'è giusto), questo significa fare cose diverse in tempi, contesti e luoghi diversi; bisogna governare i fattori che lo determinano, NON agire direttamente e solo su di lui.

Chi fa così, quasi sempre se non sempre lo manda fuori controllo. E prima di lui, altri fattori assai più pericolosi, come la disoccupazione e l'inoccupazione.
Se avrete la pazienza di aspettare qualche mese, ne assisterete alla prova provata, messa in scena in Italia e in Europa.

Moneta e debito

C'è infine, a proposito di governo del debito, un altro aspetto: i rapporti tra creazione di moneta e debito. E' spiegato, in pochi minuti, in questo filmato. E' in francese, ma se fate click su CC appaiono i sottotitoli in italiano. Si capirà cosa si intende con il debito pubblico che aumenta essenzialmente per gli interessi. E si noterà l'"inspiegabile" silenzio generale sul tema, completamente distorto dagli sragionamenti di cui si parla nell'incipit.

03/01/2012 Krugman: Nessuno capisce niente del debito pubblico

Krugman a capodanno ha scritto un editoriale sul New York Times dal significativo titolo "Nessuno capisce niente del debito pubblico" dove scrive, assai meglio di me, cose simili a quelle qui sopra. Oltre all'argomento debito interno - debito estero, tratta giustamente anche il tema del bilancio debiti - crediti. Se infatti - per restare nella sola sfera del debito pubblico, eslcudendo quello privato (che è comunque maggiore) - noi abbiamo debiti  verso l'estero (verso i possessori di titoli del debito pubblico italiano), abbiamo anche crediti verso i paesi dei quali siamo detentori di titoli.

Se gli argomenti di Krugman hanno una valenza generale, non così i dati, che si riferiscono agli USA. In particolare non trovo un calcolo già bel che fatto su quanto debito pubblico estero sia in mani italiane, e dunque non sono in grado di fare il conto che fa Krugman (1$ di debito USA bilanciato da 89 cent di crediti verso l'estero), né sono in grado di fare il conto del surplus o deficit tra interessi pagati e incassati. E' un conto che però dovrebbe essere fatto.

Cercherò dati e informazioni, e se mai li trovassi, li pubblicherò su questo blog. Sarò grato a chiunque mi fornisca segnalazioni utili.

E' abbastanza ovvio pensare però che la nostra situazione sia peggiore di quella ividiabile USA.

Non così ovvio però se si guardasse alla situazione europea nel suo complesso (se la si trattasse, cioè, per quel che vorrebbe essere), soprattutto nell'ipotesi che l'Europa si dotasse di una politica monetaria non ispirata ai luoghi comuni dei quali Krugman parla: una politica non basata sui fatti.

04/01/2012 Squilibri commerciali intra-europei

C'è un'altra questione riguardo al debito pubblico, ed è la situazione del debito privato e degli squilibri delle partite correnti. Ne parla  Gianpaolo Rossini su La Voce:  "Lo strabismo di Maastricht":

"Occorre ricordare che la crisi greca nasce da conti con l'estero in rosso, problematici per i mercati. Un deficit del conto corrente con l'estero segnala che un paese nell'insieme (governo, imprese, famiglie) spende più di quello che produce. Accumula debito estero se questo comportamento si protrae nel tempo.

Se la Grecia accumula da anni deficit delle partite correnti, la Germania esporta invece quanto e più della Cina (1.100÷1.400 Miliardi di € l'anno) e fa un surplus delle partite correnti pari a ~160 Miliardi di € l'anno (il 7% del suo PIL)  per quasi il 90% in UE.  E questo sin dai tempi della unificazione delle due Germanie. Ecco qui qualche stralcio di storia sul Sole24Ore., raccontata solo in piccola parte, e come fatto di colore (11/01/2012).
E c'è ancora qualcuno che agita lo spauracchio della "competitività" della Cina!

Sempre Rossini:

"... affrontare uno squilibrio nei conti pubblici di un paese è più semplice visto che basta imporre delle regole ad un governo solo. Per uno squilibrio nei conti con l’estero occorre invece intervenire su almeno due governi. Chi è in deficit deve rendersi più competitivo e spendere meno. Chi è in surplus spendere di più e smettere di sottrarre domanda ad altri.".

Più che "difficile", forse quasi impossibile, perché significherebbe chiedere alla Germania ("chi è in surplus") di cambiare una politica quasi ventennale. Deve smettere di "far stringere la cinta" ai suoi cittadini (quanto inveterata sia questa attitudine della Germania, lo testimonia questo intervento di Napolitano - sì, il Presidente della Repubblica, nel lontano 1978)

Ne parla qui anche Flassbeck, ex ministro delle finanze tedesco. Anche quest'altro giovane ricercatore economista tedesco, Fabian Lindner, ne parla qui, non diversamente dal suo collega Ferdinand Fichtner, qui.

Va aggiunto che ai greci e a Karamanlis è stato e viene rimproverato di tutto. Nessuno ha però battuto ciglio quando - in accordo con e per stimolo della "Europa" - ha concesso sontuose facilitazione ai greci per il cambio o l'acquisto di un'automobile nuova, in un paese che non ne produce e che è in grave deficit delle partite correnti.

Anche in Italia - dove da qualche anno c'è un lieve deficit delle partite correnti dopo anni di surplus - sono stati dati incentivi all'auto che per il 30% sono finiti alla industria nazionale, e per il resto a quelle estere, aggravado cioè il nostro deficit.

Se qualcuno si chiede dove stia la fabbrica del debito pubblico, ecco la risposta: prima di tutto negli interessi sul debito pubblico stesso, e nel deficit commerciale che si riversa sul debito pubblico, e solo poi negli "sprechi" della Pubblica Amministrazione.
Cosa sia spreco e cosa non lo sia è poi una faccenda controversa e tutt'altro che semplice, ad onta di quanto si cerchi di far passare.

Sui due primi fattori non ci sono invece controversie. Ma non se ne parla mai.

23/01/2012 Il blog politicaeconomia

Sul Blog di Politica ed economia da segnalare una ricostruzione del quadro dei problemi intra-europei.

26/03/2012 Il ruolo della Germania

Nel blog Goofynomics di Alberto Bagnai (il cui motto è il noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”) si trovano sul complesso dei rapporti inter-europei, sul ruolo della Germania, e sul mito della sua "produttività", molte interessanti considerazioni, basate su quella branca della matematica che va sotto il nome di aritmetica.

04/07/2012 Squilibri commerciali intra-europei 2

Una questione strettamente collegata al debito (non solo a quello pubblico, ma anche a quello privato, che in Europa è maggiore del primo), ma debito con l'estero (vedi il seguito) sono gli squilibri commerciali (saldi delle partite correnti) all'interno dell'Europa. Qui trovate dati e circostanze, e qualche considerazione. Qui inoltre un'analisi sul debito pubblico italiano, da cosa viene fuori, e in mano a chi sta. Per le origini del debito pubblico italiano, invece, qui


^^ -- inizio pagina -- ^^

Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

Poeti, scrittori, artisti
e altri visionari

Dati

Testate





Cerca nel sito


Lasciare un commento


 

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -







Document made with KompoZer



Debito pubblico Italia  Governi
link

I miei Link:

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -

Mappa del sito - tutte le pagine