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Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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Fiscale

“Fiscale” è un aggettivo che suona spesso di questi tempi nella bocca di stuoli di economisti, professori, politici, ministri e primi ministri, ed anche giornalisti, i quali ultimi dovrebbero occuparsi – li possino ammazzarli - di comunicazione al grande pubblico.

E' un errore madornale: traducono letteralmente dall'inglese "fiscal", generando equivoci a non finire nelle ignare persone di media cultura che conoscono – a differenza di loro – la lingua italiana. Nella lingua di Dante questa parola ha diversi significati: denota controllori rompiscatole esageratamente attenti a particolari insignificanti, e insieme tutto ciò che si riferisce ad imposte e tasse. NON cioè quello che costoro intendono. In inglese, infatti, “fiscal” indica ciò che si riferisce al bilancio dello Stato, NON le tasse, che si chiamano “Tax”: “tax policy”, non “fiscal policy”, la quale ultima è invece la politica di bilancio.

Li ho coperti di contumelie centinaia di volte, per questo. E' anche accaduto sul pregiatissimo Sole24Ore che traduzioni di articoli americani riportassero l'aggettivo”fiscale” in entrambe le accezioni, al punto tale che non si capiva più quando l'autore parlasse di tasse e quando di bilancio dello Stato (del quale le prime sono sì un elemento, ma solo un elemento).

Una bella volta se la sono cavata in circostanze del genere scrivendo “politica fiscale” per la politica di bilancio e “politica tributaria” per quella delle tasse.

Ma, dico io, ti sei accorto della confusione, e non prendi il provvedimento più semplice e serio, quello cioè di parlare in italiano e dire “politica di bilancio” e “politica fiscale” (o magari "tributaria", per paura di fare confusione con il malcostume generale)?

l'Italia è l'unico paese dove si scrivano e si dicano strafalcioni del genere. In Francia, ad esempio, tutti – dicasi tutti - politici, economisti, giornalisti, uomini della strada e pescatori di frodo, traducono o comunque usano l'aggettivo "budgetaire" (di bilancio), che è sì un anglicismo, ma appropriato, e non dà luogo ad ambiguità.

E immaginate la Spagna, dove nessuno scrive "fiscal" in questo senso, perché in castigliano "el fiscal" è il Procuratore della Repubblica (o del Regno, in questo caso). In Spagna il senso del ridicolo non è evidentemente stato abolito.

Il mio non è spirito per l'appunto fiscale: questo gergalismo da periferia (o a voler parlare inglese, da underclass) non è senza conseguenze: quasi tutte le persone che mi circondano pensano che "l'unione fiscale" ("fiscal compact") di cui parla la Merkel (e tutti di conserva) consista nell'armonizzazione dei criteri con cui in Europa si pagano le tasse, cosa sacrosanta che però non fa parte dell'agenda politica di nessuno, in questo momento, tanto meno della Merkel. E' invece, al contrario, la solita pappa del "rigore di bilancio". E ho avuto modo perfino di ascoltare, in una trasmissione di Radio Radicale dal Senato, un senatore (in Senato si ascoltano senatori, in genere) di cui non ricordo il nome, il quale palesemente era anche lui convinto che il "fiscal compact" fosse una roba che riguardava le tasse.

No, non è importante farsi capire, anzi, meglio di no.

L'ultimo esempio lo troviamo in questa reticente intervista ad economisti a cura del Corriere della Sera. Sono in realtà tre, anche se vengono definiti nel titolo “Gli economisti”, che in lingua italiana significa “tutti gli economisti” o almeno “una gran parte di loro”, come vuole il determinativo. Sono anche definiti “europei” perché fa bello e dà lustro, ma in realtà sono tutti e tre italiani: Daniel Gros, Benedicta Marzinotto e Stefano Micossi.

La Marzinotto dice cose che suonano abbastanza diverse da quanto scrive nel suo paper a firme multiple del centro Bruegel, “What Kind of Fiscal Union” (che tipo di unione di bilancio?”), dove il processo di modifica dei trattati per creare un nuovo assetto europeo è valutato richiedere quattro anni (p. 2 par. 2). Essendo indispensabile munire urgentemente l'Europa di un meccanismo di stabilità (una Banca centrale “prestatore di ultima istanza”) dato che il fondo di stabilità è giudicato insufficiente, loro propongono per l'intanto un processo di costruzione di una “limited fiscal union” che sfoci in prospettiva in una struttura istituzionale di governo della politica monetaria (un ministro), e che permetta nell'immediato alla BCE di svolgere il suo ruolo di prestatore di ultima istanza. Anche qui c'è reticenza: si tratta in realtà – senza dirlo - di accontentare la (follia della) Germania perché acconsenta a che la BCE svolga il ruolo di Banca centrale. Ruolo che è però vietato dall'Art. 123 del Trattato sul funzionamento dell'Unione, come sovente sadicamente ricorda Schaeuble, la cui abolizione richiederebbe comunque un processo di revisione.

Forse al Bruegel non hanno il testo del trattato, lo metto qui per loro comodo (cercare Art. 123).

La trappola europea è stata costruita molto sapientemente, ed appositamente, per impedire ad aeternum le cose che ora si dovrebbero fare (dare un'occhiatrina qui, ad un Attali, ad esempio).

In tema di “economisti europei” e non europei, val la pena di leggere un paio di tedeschi, a proposito delle manie “fiscali”, tutt'altro che reticenti: Flassbeck e Lindner, e uno americano, Krugman1 ma anche Krugman2. E anche due-tre francesi, su Le Monde, molto espliciti.

Altra musica. Drammatica, purtroppo.

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10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

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01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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