Il Blog del Leprechaun

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Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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Rating & Outlook
17/01/2012

Un piccolo esercizio sul rating: ma i “mercati” quanto gli danno retta?

Le agenzie di rating (valutazione) danno come noto un giudizio di “affidabilità” finanziaria un po' su tutto e tutti. In buona sostanza indicano quanto un partner in affari presenti un rischio di insolvibilità.

Le loro valutazioni hanno sostituito (o vorrebbero sostituire) l'antico criterio che ogni uomo d'affari utilizzava nella scelta dei propri partner: la conoscenza diretta dell'interlocutore. Costituirebbero dunque un giudizio “oggettivo” emesso da organi “professionali” e putativamente “terzi”.

Accenniamo solo di sfuggita ai loro clamorosi abbagli, e alla circostanza che fino a prima della prima guerra non valutavano gli Stati, dato che essi – monetizzando il debito stampando moneta tramite la loro Banca centrale – non erano virtualmente a rischio di insolvenza. Non che fosse proprio vero, ma la valutazione del rischio di insolvenza era piuttosto complessa, e dipendente più da fatti politici che asetticamente economici, perché gli Stati erano fuori dei “mercati”. Qui trovate una graziosa storiella su Moody e la Grecia. E nessuna agenzia di rating si è accorta della sopravveniente crisi dei “mutui subprime” del 2007.

Tutti sappiamo come questo giudizio viene espresso: con alcune sigle cabalistiche.

Anzitutto il “rating”, che dipinge lo stato attuale del rischio associato all'entità giudicata.
Questo è espresso da una serie di da una a tre lettere “A” seguita da un eventuale segno “+” o “-”. Il valore inferiore è A-, e quello massimo la famosa "tripla A": AAA.

C'è inoltre l'”outlook”, ovvero il giudizio sulla tendenza all'evoluzione del rating.

Dato che il rating definisce un insieme totalmente ordinato (si possono mettere in ordine ad esempio crescente  e ognuno. tranne l'ultimo, ha un successivo e, tranne il primo, un precedente), tanto vale abbandonare la cabala è trasformare le quotazioni in un “voto” espresso con un numero intero. Dato che l'outlook si colloca per così dire “in mezzo” a questa scala, lo si può facilmente inserire attribuendogli uno 0,5 di valore a sommare o a sottrarre a seconda dei casi.

Per gli scopi di questo esercizio, in realtà, un metodo vale l'altro, basta che si rispetti l'ordinamento del rating+outlook.

Ecco qua:

Rating

Outlook

A-

A

A+

AA-

AA

AA+

AAA-

AAA

Watch Neg.

Negative

Stable

Positive

0

1

2

3

4

5

6

7

-0,5

-0,5

0

0,5



A questo punto abbiamo una bella variabile numerica che ci permette di fare cose in qualche misura utili, come ad esempio dei grafici che mettano in relazione i rating con altri parametri macroeconomici.
Prendiamo ad esempio il 2007 (anno precedente la crisi, quindi assunto come più recente dato in periodi di “normalità”).
Prendiamo i "primi" 27 paesi del mondo in termini di dimensioni e importanza.
Esaminiamo la relazione tra i loro rating e il tasso di interesse per i titoli del debito pubblico a 10 anni.

Paese

Rating

Tendenza

Rating+outlook

Tasso a 10 anni

Australia

AAA

Stable

7

4,90%

Austria

AAA

Stable

7

3,30%

Belgium

AA+

Negative

4,5

4,30%

Britain

AAA

Stable

7

3,10%

Canada

AAA

Stable

7

2,90%

China

AA-

Stable

3

4,10%

Czech Republic

A

Positive

1,5

3,90%

Den-ark

AAA

Stable

7

3,00%

Finland

AAA

Stable

7

3,10%

France

AAA

Stable

7

3,30%

Germany

AAA

Stable

7

2,70%

Hong Kong

AAA

Stable

7

2,30%

Israel

A

Stable

1

5,20%

Italy

A+

Negative

1,5

5,60%

Japan

AA-

Negative

2,5

1,01%

Malaysia

A-

Stable

0

3,90%

Netherlands

AAA

Stable

7

3,10%

New Zealand

AA+

Negative

4,5

5,10%

Norway

AAA

Stable

7

3,20%

Poland

A-

Stable

0

5,80%

Slovak Republic

A+

Stable

2

4,20%

Slovenia

AA

Negative

3,5

4,30%

South Korea

A

Stable

1

4,20%

Spain

AA

Negative

3,5

6,00%

Sweden

AAA

Stable

7

2,70%

Switzerland

AAA

Stable

7

1,50%

United States

AAA

Watch Neg.

6,5

3,00%


La colonna "Rating+outlook" indica il voto ottenuto come descritto sopra.
Adesso proviamo a mettere questi dati su di un grafico: tassi di interessi versus rating:

Tassi di interesse e rating


Qui abbiamo ribattezzato il "Rating+outlook" come “Rating tendenziale”.

Bene, vi sembra che tra le due variabili ci sia una relazione stretta? Direi proprio di no: se ci fosse, i punti si addenserebbero più o meno attorno ad una retta calante (più alto il rating, più bassi gli interessi), ma come si vede non è proprio così.

In effetti la correlazione tra le due variabili è di -0.54, piuttosto bassa (per fortuna delle agenzie di rating, negativa!). Segno che i famosi “mercati” non danno molto retta ai rating.

Evidentemente si basano su criteri che sono solo debolmente correlati con i dettami delle agenzie.

Sulla correlazione trovate una pagina a parte che spiega cosa è, soprattutto cosa non è, come si calcola, e fornisce qualche esempio pratico per valutare il significato dei valori di correlazione qui trovati.

Dato che l'appetito vien mangiando, come recita un vecchio adagio, si può provare a correlare (grafico e coefficiente di correlazione) i famosi tassi di interesse con altri parametri macroeconomici sempre per i medesimi paesi.

Ecco a voi una serie di grafici:



Qui la correlazione è ancora più bassa: -0,14. I mercati se ne fregano della crescita del PIL.


Qui la correlazione è -0,26, un po' più alta del PIL, ma molto inferiore a quella (già scarsa) coi rating.



Qui abbiamo invece il tasso di disoccupazione. La correlazione è 0,47, in valore assoluto vicina a  quella coi rating.

I “mercati” si preoccupano dunque della disoccupazione assai di più di quanto badino al debito pubblico o alla crescita del PIL.

Per meglio dire, si preoccupano di una serie di cose che hanno in qualche modo un relazione – diretta o indiretta – con la disoccupazione. Leggere bene la pagina sulla parola “correlazione”.

Viene sempre a questo punto voglia, sempre perché l'appetito vien mangiando, di controllare quanto i rating siano correlati con gli altri parametri macroeconomici.

Questo – ripetiamolo – non ci dice che “dipendano” in quel modo dai parametri, ma solo che il loro andamento loro “somiglia” nella misura indicata dalla correlazione.

Ecco la tabella riassuntiva:

Correlazioni

Tassi a 10 anni

Rating+outlook

Disoccupazione

Debito Pubblico

Crescita PIL

Tassi a 10 anni

1

-0,54

0,47

-0,26

-0,14

Rating+outlook

-0,54

1

-0,53

-0,2

-0,3

Disoccupazione

0,47

-0,54

1



Debito Pubblico

-0,26

-0,2


1


Crescita PIL

-0,14

-0,3



1

La simmetria della tabella rispecchia il fatto che la correlazione è commutativa.

Infine, se volete i dati grezzi qui riportati, potete scaricarli qui sotto in formato ods (LibreOffice, suite per ufficio open source e multipiattaforma, Linux, MacOsx, Win), e in formato csv.

Dati grezzi in formato ods | Dati grezzi in formato csv

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Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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