Il Blog del Leprechaun

Tieniti aggiornato sui contenuti del Blog del Leprechaun con i Feed RSS

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -


Questo sito non usa cookies. Potrebbero usarli i siti utilizzati per il conteggio visite e per la ricerca in questo sito.
Verificate sui relativi siti (Addfreestats, Freefind) la situazione, se vi interessa.

Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

-----

Letture consigliate:

L'insolente redditività delle banche americane e la confessione tardiva di Deutsche Bank. 24/07/2013

Dipendenti e pensionati greci hanno pagato il prezzo più alto della recessione. 24/07/2013.

Unione Europea: Arroganza fuori luogo. 15/07/2013

Un sorriso con denti d'acciaio.  05/07/2013

Que reste-t-il de la démocratie dans l'Union européenne? 15/06/2013

Quello che "Alternative für Deutschland" non puo' dire. 28/05/2013

L'esperimento europeo è fallito. 16/04/2013

L'Euro è destinato a un inevitabile tracollo. 16/04/2013

Come ci hanno deindustrializzato. 29/04/2013

Ultimi post:

Il più letto: Il debito pubblico italiano, da dove viene fuori?


Rassegna stampa internazionale
18/10/2012

John Gray sul Guardian: Perché l'Europa si dibatte.

I suoi architetti avevano immaginato l'UE come un modello per il mondo, ma i dogmi attuali condurranno al risultato opposto.

John Gray
The Guardian , Mercoledì 17 Ottobre, 2012 22,14 CEST

Link all'articolo originale.

Articoli correlati:


Il maggiore pericolo per l'Europa di oggi è la determinazione inflessibile delle élite europee a voler salvare l'euro. Mentre è ancora possibile che la Grecia ne esca con conseguenze imprevedibili, la paura che la moneta unica potrebbe crollare si è ritratta da quando il capo della Banca centrale europea, Mario Draghi, si è impegnato nel mese di luglio a fare "tutto il possibile" per sostenere la traballante struttura.

Con la creazione di denaro in quantità illimitata, la BCE può essere in grado di garantire che il legame tra stati e banche insolventi venga preservato. Ma questo non ha nessun effetto sull'occupazione o la crescita, e l'euro continua a funzionare come una versione del 21° secolo del gold standard tra le due guerre, un motore di distruzione e frantumazione dell'attività economica e di lacerazione del tessuto sociale. Se a questo progetto mortalmente errato è stato dato un altro po' di respiro, il risultato non può che essere una reazione ancora più pericolosa, approfondendo le divisioni tra e all'interno dei paesi.

Vince Cable, il ministro dell'Economia [del governo Cameron, NdT], ha fatto eco ai dignitari che hanno assegnato il premio Nobel per la pace alla UE sostenendo che un crollo dell'euro sarebbe un pericolo per la pace. E' vero che, fondata nel 1950 dopo la sconfitta del fascismo, la Comunità economica europea (il precursore dell'Unione europea) ha contribuito - insieme con la Nato e altre istituzioni – ad evitare la guerra per una generazione. Ma l'UE non è mai stata in grado di agire come quello Stato unitario che i suoi promotori hanno sempre sognato.

Nei conflitti che seguirono la disintegrazione della Jugoslavia, l'Unione europea si è dimostrata incapace di qualsiasi intervento efficace e non è riuscita a impedire i massacri etnici. Il comitato del Nobel, avvertendo questo mese che la disgregazione della UE porterebbe a un ritorno di "estremismo e nazionalismo", ha saltato a piè pari l'ascesa del neo-nazismo in Grecia e quella delle forze separatiste in Spagna e Belgio. Si loda il ruolo dell'UE nell'avere portato democrazia e diritti umani nei paesi post-comunisti, ma non si dice nulla sul ritorno della politica xenofoba e dell'antisemitismo in Ungheria e in altre parti dell'Europa post-comunista. Puntellare la zona euro sta alimentando quegli stessi mali che i medesimi dignitari del comitato Nobel ci raccontano la UE sia stata progettata per prevenire.

L'idea che senza l'euro il continente potrebbe essere in guerra è pura isteria.

I partigiani del progetto europeo hanno sempre riconosciuto che questo sarebbe avanzato per mezzo di crisi. Ma non sono riusciti a prevedere che la crisi sarebbe diventata una crisi di legittimità. Grazie a tutte le vuote chiacchiere sulla combinazione di austerità e crescita, le politiche che possono assicurare la crescita nella zona euro continueranno ad essere dei sogni. Il motivo è semplice: i governi europei non vogliono trasferire il loro potere di imposizione tributaria e di spesa alle istituzioni europee.

Gli economisti vi diranno che l'euro potrebbe funzionare se completato da un'unione di bilancio, ma un'unione di bilancio richiede un governo unico, e questo è politicamente impossibile. Se si guarda allo stato-nazione - e io non ne sono un grande appassionato – esso ha dimostrato di essere il limite superiore della responsabilità democratica. Anche a medio-lungo termine, non esiste nessuna prospettiva di un governo europeo che abbia l'autorità necessaria per progettare un rilancio su scala continentale. Allo stesso modo, non esiste nessuna possibilità realistica che le élite europee cambino strada. Il motore si sta grippando.

La verità è che la zona euro non può essere riformata. Mancando quel meccanismo di adeguamento costituito dalle monete nazionali fluttuanti, le disparità economiche tra i paesi possono essere livellate solo da una "svalutazione interna": in altre parole, coi salari che si riducono drasticamente assieme alle prestazioni sociali.

Nei paesi periferici ciò potrebbe significare un calo del tenore di vita di circa un terzo, ovvero una ricetta sicura per il collasso sociale. Anche in Germania, che ha beneficiato profumatamente dell'euro, il risultato sarà un rallentamento economico, e poi – appena la stampa di moneta elettronica da parte della BCE inizierà ad avere effetto – l'inflazione. La zona euro che sta nascendo sarà definita da vaste aree di povertà, da stagflazione cronica e da disordini endemici.

Scrivendo nel 1919, il poeta Paul Valéry si chiedeva: "L'Europa diventerà quello che è in realtà, e  cioè un piccolo promontorio del continente asiatico? Oppure rimarrà quello che appare, la parte eletta cioè del globo terrestre? La perla del pianeta, il cervello di un vasto corpo?"

Trenta anni più tardi, all'indomani della seconda guerra mondiale, i veggenti che hanno lanciato il progetto europeo si sono spinti a tentare di ripristinare il continente in quella che immaginavano essere la sua giusta posizione, pari o superiore agli Stati Uniti e un modello per il mondo. Era una visione vacua e retrograda, ma se il progetto fosse stato meno arrogante e l'euro limitato a pochi paesi molto simili, la società produttiva e prospera che è stato raggiunta in metà dell'Europa nel dopoguerra sarebbe proseguita e si sarebbe ampliata.

Così com'è, l'Europa sembra dibattersi nella crisi e nella stagnazione per gli anni e forse decenni a venire, mentre l'Asia e il mondo si muovono rapidamente.


Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

Poeti, scrittori, artisti
e altri visionari

Dati

Testate





Cerca nel sito


Lasciare un commento


 

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -







Document made with KompoZer


link

I miei Link:

Zoom: Ctrl+ Ctrl-  + -

Mappa del sito - tutte le pagine