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Rassegna stampa internazionale
27/10/2012

Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"?

New York Times 27/10/2012: Uscita dalla Ue? Crescono le preoccupazioni per la Gran Bretagna.

MEMO DA LONDRA

Link all'articolo originale

LONDRA - La Gran Bretagna si sta inesorabilmente incamminando verso la porta di uscita dall'Unione europea?

Quando l'Unione europea ha questo mese inaspettatamente vinto il Nobel per la pace, i leader di Germania, Francia e Italia hanno manifestato la loro soddisfazione. Il primo ministro britannico David Cameron ha invece mantenuto unimbarazzante silenzio.

Poco prima il governo britannico aveva detto di volere esercitare l'opzione di uscita da circa 133 aree di cooperazione giudiziaria e di polizia dell'Unione europea, sulle quali un tempo era d'accordo.

Cameron ha inoltre sostenuto un progetto per un nuovo budget per i paesi che utilizzano l'euro (del quale la Gran Bretagna non fa uso) che porrebbe il suo paese saldamente ai confini dell'Europa. Il primo ministro ha lasciato intendere che avrebbe potuto convocare un referendum sulle relazioni tra Gran Bretagna e Unione, e un giornale ha recentemente riportato che un ministro senior vuole che la Gran Bretagna minacci apertamente di lasciare il blocco delle 27 ​​nazioni. Non c'è stata nessuna smentita ufficiale.

Tutto questo ha alimentato le preoccupazioni che la Gran Bretagna stia pianificando quello che gli esperti politici e finanziari hanno ribattezzato "Brixit", una variante del "Grexit" - un'abbreviazione per la per la prevedibile, e attualmente predetta, uscita della Grecia dalla zona euro.

Cameron insiste sul fatto di stare cercando di mantenere la Gran Bretagna nell'Unione europea. Sostiene audacemente che il consenso popolare all'adesione può essere recuperato solo mettendo in primo piano i rapporti col mercatoeuropeo libero e unico, che secondo il governo rappresenta la metà del commercio estero della Gran Bretagna e dei suoi investimenti, e allentando gli altri legami.

La Gran Bretagna è sempre stata ambivalente sul progetto europeo. A differenza dei sei paesi fondatori, tutti sconfitti o occupati durante la Seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna era una potenza vincitrice. Nella mitologia nazionale, la guerra non è stata né una disgrazia, né un'umiliazione. Al contrario, è generalmente considerata uno dei momenti più gloriosi, quando era sola contro il fascismo.

L'idea di una riconciliazione attraverso l'integrazione non ha mai avuto in Gran Bretagna l'attrattica che ha esercitato nel continente. A differenza di molti altri paesi membri, la Gran Bretagna sempre pagato più contributi all'Unione di quanto abbia ricevuto in termini di sovvenzioni.

Ora, con la zona euro in crisi da quasi tre anni, l'opinione pubblica britannica si è inasprita. La stragrande maggioranza dei deputati conservatori è euroscettica, e molti in privato  si dichiarano favorevoli ad una uscita.

Per alcuni si tratta di convincimento, mentre altri temono che che Il partito dell'Indipendenza del Regno Unito, che vuole che la Gran Bretagna esca del tutto dall'Unione, costituisca un pericoloso concorrente. Capace di conquistare gli elettori conservatori, il partito rischia di privare i Tories di molti dei loro seggi in Parlamento nelle prossime elezioni.

Ed è per questo che la strategia del governo nei confronti dell'Unione, da sempre impacciata da quello che Lord Christopher Patten, ex ministro conservatore ed ex-commissario europeo, ha definito "lo psicodramma delle relazioni della Gran Bretagna con l'Europa", si è capovolta.

Quando era primo ministro, Tony Blair ha cercato di sfruttare le tensioni tra la Francia e la Germania, i due motori dell'integrazione europea. Blair, il cui Partito laburista era menoavverso all'Europa dei conservatori di Cameron, cercava alleati tra le nazioni più piccole ed ha cercato di compensare l'auto-esclusione dall'euro della Gran Bretagna con un ruolo di guida in settori importanti come la difesa e la cooperazione delle polizie, una politica che  Cameron ha completamente invertito.

I precedenti governi britannici hanno sempre sostenuto che se c'era qualcosa che non gli piaceva, avevano la possibilità di cambiarla o di porre un veto solo stando seduti a tutti i tavoli con i loro partner europei.

Cameron cerca un nuovo accordo che rinunci a qualsiasi pretesa di stare nel cuore dell'Unione europea. Per esempio, non vuole uno stop all'integrazione della zona euro senza la Gran Bretagna. Riconosce che questo è effettivamente necessario per salvare l'euro.

Ma può funzionare una relazione così a distanza?

Secondo un recente studio condotto per il Consiglio europeo per le relazioni estere da Peter Kellner, presidente di YouGov, un'organizzazione di sondaggi, c'è un parallelo con il 1975, quando la Gran Bretagna ha tenuto il suo referendum sull'adesione all'Europa.

"Oggi come allora il primo ministro, che allora era il laburista Harold Wilson, ha un problema di gestione delle divisioni del suo partito", ha scritto Kellner. "Oggi come allora la maggior parte degli elettori vuole uscire dal "mercato comune" (come si chiamava allora). Oggi come allora i sondaggi (in particolare, allora un sondaggio Gallup nel novembre 1974) suggeriscono che se il primo ministro rinegoziasse i termini dell'adesione della Gran Bretagna eraccomandasse l'accettazione dei nuovi termini, l'opinione potrebbe spostarsi a favore della partecipazione britannica."

Kellner osserva inoltre che allora Wilson discusse con i suoi partner europei, proclamò la sua vittoria, e gli elettori successivamente votarono 2 a 1 per rimanere in Europa.

Nel mese di luglio di quest'anno, un sondaggio YouGov ha suggerito che se Cameron rinegoziasse con successo nuovi rapporti e raccomandasse un "sì", il 42 per cento degli elettori voterebbe per restare e il 34 per cento per uscire.

La strategia può avere una sua logica di politica interna, ma ci sono contemporaneamente dei rischi: quello ridurre il peso della Gran Bretagna sulla scena mondiale facendo così del "Brixit" una profezia che si autoavvera.

La Gran Bretagna ha un certo peso nei confronti di alcuni altri Stati membri che si affidano all'influenza britannica per dare sostegno all'ala favorevole al libero mercato e controbilanciare l'approccio più statalista della Francia.

Per ancorare però la Gran Bretagna all'Europa, Cameron ha bisogno di uscire vincitore da tutta una serie di negoziati, o almeno di convincere il suo stesso partito piuttosto scettico che è quel che è successo.

Tra poco dovrà affrontare difficili discussioni sul prossimo ciclo di sette anni di spesa dell'Unione europea. Molti funzionari e osservatori si aspettano che Cameron ponga un veto all'accordo sul bilancio, nel prossimo vertice di novembre.

Questo sarebbe in grado di soddisfare gli euroscettici solo se Cameron riuscisse a portare a casa in seguito migliori condizioni. E recitare per il suo pubblico di casa con un veto aggressivo potrebbe alienare le simpatie degli alleati europei delel quali Cameron avrebbe  molto bisogno nei colloqui successivi nei suoi tentativi di ridefinire i rapporti.

Nel frattempo, l'emergere sempre più nettamente di un'Europa a due velocità, con una maggiore integrazione tra i 17 paesi della zona euro su questioni come servizi bancari e finanziari, sta mettendo a dura prova lo spazio economico unificato europeo, e potrebbe infine minacciare lo status di Londra come capitale finanziaria europea.

"Una maggiore integrazione nel nucleo provocherebbe una disintegrazione della periferia della UE e comprimerebbe il mercato unico", scrive Sebastian Dullien in un altro documento, sempre per il Consiglio europeo per le relazioni estere. In altre parole, potrebbe indebolire l'unica parte del patto europeo che i britannici in realtà sembrano gradire.


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Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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