Il Blog del Leprechaun

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Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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Come ci hanno deindustrializzato. 29/04/2013

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La Repubblica: Intervista (mutilata) a Felipe Gonzáles
24/07/2012

Nell'ambito del programma di distorsioni e falsità sulla Spagna (qui un precedente esempio), abbiamo oggi la Repubblica (versione solo cartacea, nel sito l'articolo è irreperibile) che somministra ai suoi lettori un'intervista a Felipe Gonzáles, tradotta da El País, ma orrendamente mutilata, sopratutto delle parti scomode nelle quali critica l'Europa, la costruzione europea e spiega l'origine della crisi spagnola. Non contenti, nel fare una sintesi di un intero discorso in un'unica frase, gli attribuiscono un giudizio su Zapatero (“ha messo benzina sul fuoco”) che invece nel testo originale è riferito alle liberalizzazioni e alla BCE. Anche l'articolista del País commette il medesimo errore, ma almeno lì il testo c'è per intero, e la svista assume quindi il carattere di svista. Segno che il "tagliatore" l'articolo per intero non l'ha letto. Oppure, se l'ha letto, non l'ha capito.

Ma non è forse il caso seminare il dubbio sulla santità delle liberalizzazioni - e della BCE - nella testa dei lettori della Repubblica. (Ebbene sì, c'è anche chi legge quella roba, ed è a costoro che si rivolge questa pagina).

Il discorso di Gonzales contiene parecchi spunti (e informazioni) interessanti, anche nelle parti dove parla specificamente della Spagna, e anche se non rifugge ad una fondamentale aporia: si ferma alle soglie delle conclusioni. Come quando, ad esempio, non sembra rendersi conto che moneta unica in mercato unico significa politica monetaria unica e tasso di sconto unico. E dunque le sue supposte misure di rialzo del tasso di interesse per “raffreddare” la bolla immobiliare semplicemente non sarebbero state possibili. Il problema non è la BCE, è la moneta unica e il mercato unico (dei capitali, soprattutto). E così sarebbe stato anche se la BCE fosse stata "una FED".

Vale la pena leggerlo però tutto, perché ha qualcosa da dirci anche a noi italiani.

Nel seguito l'articolo originale di Repubblica (reperibile qui sotto forma di ritaglio stampa della rassegna della Camera dei Deputati) è riportato integralmente, con aggiunte però le parti tagliate rispetto al testo originale di El País, parti che sono riportate in colore tra parentesi quadre.

In ogni caso, il testo è testimonianza di un giornalismo diverso da quello italiano, in specie quello dell'editoriale Repubblica-L'Espresso.

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MADRID. Felipe Gonzalez è preoccupato e arrabbiato. Crede che si sia superato un limite e che Mariano Rajoy abbia il dovere di convocare un grande accordo nazionale. [Lo preoccupa la crisi europea ed è furibondo per il modo in cui si portano le cose in Europa riguardo alla Spagna. Critica il governo per avere consentito un “intervento totale” di fatto, ma molto a buon mercato, di “basso costo” per la stessa Unione Europea senza avere negoziato seriamente come condizione l'accesso ad un finanziamento ragionevole]. Afferma che gli errori spagnoli cominciarono nel 1998, ma ammette che i governi di Rodríguez Zapatero non corressero quegli errori, ma gettarono anzi benzina sul fuoco. Crede che l'esecutivo e la dinamica attuale stiano portando il paese alla rovina e si ribella contro questa possibilità.

«Andiamo alla deriva come spagnoli e come europei». [Non crede nei Governi di tecnocrati però reclama un consenso nazionale “per uscire dalla crisi e per agire in Europa”. Considera una stupidaggine credere che “La Spagna sia troppo grande per lasciarla cadere perché si distruggerebbe l'euro”. Non è stata forse capace l'Europa di distruggersi da sola?, ricorda. Basta che proliferino le voci del nazionalismo non solidale. L'ex presidente del Governo (dal 1982 al 1996) sta lontano dal Parlamento e dalla vita pubblica, ma non ha smesso un istante di essere un politico attivo, che segue la attualità spagnola, europea e mondiale con una formidabile capacità di analisi e di critica. E' stato protagonista insieme al tedesco Helmut Khol e al francese François Mitterand del vertice di Maaastricht nel quale ci fu l'accordo sulla nascita della moneta unica europea, l'euro, e si modificarono i trattati fondamentali della Unione Europea per dargli un maggior impulso politico. La sua riconosciuta vocazione europea e la sua conoscenza della struttura della UE hanno fatto sì che si ricorresse a lui nel 2007 per presiedere il “Gruppo di riflessione sul futuro dell'Europa”, conosciuto come il Comitato dei Saggi.]

  • Come siamo arrivati a questo punto? 

«La signora Merkel afferma che stiamo pagando dieci anni di errori in una politica economica basata su un'immensa bolla immobiliare. Ora che le diamo torto su tutto, dobbiamo dire che sì, ha ragione. Si riferisce ai 10 anni che precedettero il 2008, l'anno in cui esplose il sistema nanziario mondiale e in Spagna, più specificamente, quella bolla immobiliare. Dunque, visto dalla prospettiva spagnola, la galoppata iniziò con la legge sulla liberalizzazione dei terreni, che si mise in movimento con il banale argomento che quanto più grande è l'offerta di terreni, più basso sarà il loro prezzo, come se i mercati fossero razionali. La realtà è che i terreni sono diventati sempre più cari, che abbiamo costruito una quantità di metri quadrati tre o quattro volte superiore alla domanda e che abbiamo fomentato le corruttele. Errori che non sono stati corretti dai due governi Zapatero: dal 2004 in poi è stata gettata benzina sul fuoco.  [Non presente nel testo originale].

  • [E' dunque colpa di decisioni spagnole?

«La responsabilità non è solo della gente indisciplinata che galoppa verso una bolla immobiliare, come si vuole dipingere. C'è una responsabilità condivisa di una politica monetaria che ha facilitato il credito per mezzo dell'inflazione, e questa non è responsabilità solo delle istituzioni finanziarie spagnole, ma anche tedesche, francesi … E' un errore nostro, ma condiviso. C'è stata una crisi del mattone spaventosa, ma la crisi del debito è avvenuta perché ci sono state banche che hanno alimentato questo debito in modo irrazionale. E' successo per dieci anni, ha ragione la Merkel, con il risultato di un debito insopportabile delle famiglie e delle imprese. Ma non è successa la stessa cosa per lo Stato. Nel periodo di tempo cui si riferisce la Merkel, la Spagna aveva conti pubblici molto migliori della Germania e di quasi qualsiasi altro paese. Siamo giunti al momento della crisi con un surplus previsto di più di quattro punti e con un debito pubblico al di sotto del 37% del PIL»

  • Dieci anni di seguito di errori è un tempo molto lungo.

«Questo proviene, come ho detto, da decisioni politiche che partono dal 1998: Aznar, Rato, Rajoy, per capirci, ma non si corressero con i governi che subentrarono a partire dal 2004, ovvero con Rodriguez Zapatero. Non si corregge da parte di Governi che vivevano in un apparente mondo ideale. L'economia cresceva del tre e passa per cento, crediti in ribasso per l'inflazione … lo stesso accadde con il drammatico errore della liberalizzazione del settore elettrico, che ha accumulato un debito di più di 25.000 milioni. Avviene a causa di una decisione apparentemente liberalizzatrice che ha un costo enorme per lo Stato e che, lo ripeto, non viene corretta dal Governo Zapatero, cosicché si mette altra benzina sul fuoco.

E così, effettivamente tutto questo ha avuto una certa continuità per dieci anni.

Chiaramente questo è accompagnato da un modello europeo e di unione monetaria molto difettoso e senza una unione economica. Quando a noi conveniva che l'interesse fosse ragionevole rispetto alla crescita dell'economia e dell'inflazione nel nostro paese, ovvero, quando avremmo avuto bisogno di raffreddare questa economia speculativa, l'interesse veniva fissato in base a criteri che non rispondevano alle nostre necessità. E' cosi che la BCE ha alimentato l'incendio che stava crescendo in Spagna.]  

  • Sì sarebbe potuta correggere questa deriva spagnola con una politica europea diversa?

«Si sarebbe almeno evitata questa situazione drammatica in cui si trovano, indubbiamente, la Spagna e l'Italia, e per estensione l'unione monetaria. La correzione totale ha le sue difficoltà. Se guardiamo gli Stati Uniti, vediamo che una sola moneta con politiche economiche divergenti ha portato a una terribile esplosione alla fine del secolo XIX, e questo provocò la creazione della Federal Reserve. Oggi, la California è uno Stato che non può pareggiare i suoi bilanci. Ma come finanzia il suo debito? Tramite la Federal Reserve, e a un tasso d'interesse negativo. Ovviamente. dovranno fare una ristrutturazione seria, ma la Federal Reserve impedisce che la speculazione rovini la California, così come lo impedisce in Florida. Non accade quello che accade qui, dove la Banca centrale europea non agisce come una banca centrale».

  • Non siamo nemmeno una federazione.

«Non siamo una federazione, né abbiamo una banca centrale che agisca come tale, insisto. La Spagna ha delle cifre di decit e di debito inferiori a quelle della Gran Bretagna, eppure la Gran Bretagna si finanzia tramite la Banca d'Inghilterra con tassi d'interesse molto bassi e la Spagna si finanzia con tassi d'interesse insopportabili. Perché la BCE non agisce come una banca centrale, ma impedisce che le banche centrali nazionali agiscano come tali. E di nuovo una restrizione asimmetrica, perché favorisce enormemente paesi come la Germania e quelli che gli sono vicini, e allo stesso tempo mette in difficoltà altri. Quindi potremmo affermare che parlare di una sola moneta europea è quasi fantapolitica. C'è un solo euro con valutazioni completamente diverse da parte dei mercati. In California, il dollaro, indipendentemente dal debito della California, e uguale a quello di New York. Ad Alicante, l'euro è più caro che a Francoforte».

  • [E' questo quel che è successo con la unione monetaria?

«Bisogna ricordare che tutto questo accade in un contesto nel quale, lo abbiamo già dimenticato, nonostante l'irritazione dei cittadini, che l'origine di questa crisi sta in una esplosione del sistema finanziario globale non regolato. Bisogna dirlo ancora un'altra volta … Si è fatto un salvataggio di questo sistema finanziario deregolato e, una volta fatto questo, a carico dei contribuenti, non solo per pagare il salvataggio stesso, ma per il prezzo pagato delle conseguenze di una profonda recessione provocata da questa crisi finanziaria, ma una volta fatto tutto questo non si è toccata l'origine della crisi.

Continuano le stesse pratiche che hanno portato alla crisi, e improvvisamente si scopre che J.P. Morgan ha perso ancora altri milioni di dollari.»

  • Perché succede tutto questo?

«Le do la mia opinione personale: perché lo spostamento del potere reale che si è prodotto negli ultimi 25 anni dai rappresentanti della democrazia rappresentativa ai centri di decisione finanziaria del mondo non si è invertito. Un esempio: quando Obama capisce cosa sta succedendo, come tutte le persone intelligenti, propone una riforma del sistema finanziario al Congresso USA, va a Wall Street e fa un discorso impeccabile su come evitare gli errori che stavano facendo a Wall Street, nei grandi centri di produzione degli errori. Il discorso è impeccabile, nella forma e nella sostanza, su quello che si deve fare.

Ha una sola pecca, alla fine, ed è questo che fa tristezza. Perché il presidente degli Stati Uniti che è comunque, almeno teoricamente, l'uomo più potente del mondo, va a Wall Street, spiega la riforma che sta presentando al Congresso e chiede agli agenti di Wall Strett di aiutarlo a mandarla avanti. E' drammatico. La riforma non passerà al Congresso se gli agenti di Wall Street non convincono i congressisti (che dipendono in parte da loro) della bontà della riforma.

Questo è l'ultimo perché di tutti i perché. Lo spiazzamento del Parlamento rispetto al processo decisionale si aggrava giorno per giorno. Qui, in Spagna, non so se il Governo abbia presentato un qualsisasi progetto di legge negli ultimi sei mesi. Direi che sono tutti decreti legge, che si discute in altri Parlamenti dell'Unione Europea quel che succede qui in Spagna, e qui lo si occulta.»

  • La Spagna è sotto tutela?

«Qui stiamo, in termini relativi, peggio di qualsiasi altro, perché siamo in una situazione di salvataggio, ci piaccia e meno ammetterlo, simile a quella del Portogallo o dell'Irlanda, ma … a basso costo. Per 30.000 milioni abbiamo tutti i condizionamenti di un intervento in piena regola. In Spagna, il salvataggio definitivo, con chiusura assoluta dei mercati (e ci stiamo ad un paio di metri), supporrebbe 500.000 o 600.000 milioni, molto di più del salvataggio attuale. E invece con 30.000 milioni, per il momento, di linea di credito, l'intervento è totale:  dalle banche in difficoltà, a quelle buone e a tutta la politica economica e di bilancio.»

  • Com'è possibile?

«Ci troviamo di fronte a cose incomprensibili per quanto si cerchi di costruire un racconto che renda comprensibile ai cittadini quel che succede. La cosa peggiore che è successa, all'interno della quale il pacchetto di aggiustamenti è fuori misura e nel quale non c'è la benché minima traccia di misure anticicliche, il peggio, penso, è che il presidente del Governo che è stato eletto con una maggioranza assoluta, rilasci una dichiarazione nella quale dice: “Non abbiamo la libertà di agire”».

  • Ma ce l'ha?

«Vediamo, se dice che non ha la libertà di agire allora deve dire che i cittadini hanno compiuto un esercizio inutile eleggendolo. Allora, se lei mi domanda: ce l'ha? Certo che ce l'ha, ma è una cosa diversa il fatto che stia nelle condizioni di esercitare quella parte di libertà che gli corrisponde per agire. Certo che ce l'ha. Se ce l'ha una persona che non è stata votata, come Mario Monti, come può non averla il presidente del Governo spagnolo. Monti decide delle misure e poi va a Bruxelles a difenderle. Qui abbiamo ascoltato il ministro dell'Economia dire: “Martedì voteremo quello che decide l'Eurogruppo e dopo saprete quali aggiustamenti adotteremo”.

Non sto facendo un esercizio di nazionalismo, perché lo dirò in percentuali: se la Spagna facesse tutto quello che deve fare per correggere gli errori accumulati in dieci anni di squilibri della bilancia dei pagamenti, bilancia commerciale e perdita di competitività; se fa tutto quello che deve fare bene in modo impeccabile - cosa che significa che sappia quel che deve fare – avrebbe fatto quel 20% che ci serve per uscire dalla crisi. L'80% deve farlo l'Europa. Pertanto qui ci sono due livelli di analisi: quello che ci succede come spagnoli e quello che ci succede come europei. E in tutti e due stiamo andando alla deriva.»]

  • Che ci succede come europei?

«L'Europa ha un'enorme responsabilità nei confronti di se stessa e del proprio destino. E' un errore ripetere che “la Spagna è troppo grande per lasciarla cadere, perché poi dietro verrà l'Italia e non so quale catastrofe con l'esplosione dell'euro".

Questa e una verità falsa. Se uno guarda la storia d'Europa del secolo XX, sappiamo che gli europei sono capaci di distruggere sicamente l'Europa. Come vuoi che non siano capaci di distruggere l'euro! Dipende da quanto aumenterà la voce del nazionalismo non solidale!

L'Europa ha attraversato due guerre mondiali. “Non oseranno mai distruggere l'Europa dell'euro”, dicono alcuni. Perché no? L'Europa si trova a un incrocio di tre strade su cui ho insistito molte volte. La prima strada è fare un big bang per rendere federale l'unione economica e fiscale, e dare inoltre una spina dorsale all'unione monetaria. [Perché uso la parola federalizzazione, che suscita ripulsa? Lo faccio intenzionalmente, perché se c'è una pseudofederalizzazione, senza legittimazione democratica, stiamo perduti. Se in questo processo non c'è legittimazione democratica, e deleghiamo solo ai Men in Black sotto forma di ministri dell'Economia, per tutta l'Unione Europea, il processo di costruzione europea davanti ai cittadini deraglierà.»]

  • Ci sono altre due strade.

«Si La seconda strada è opposta alla prima: disfare quanto si è fatto dal punto di vista dell'unione monetaria e del mercato interno. La gente crede che anche se si scioglie l'unione monetaria si manterrà il mercato interno, o che si manterrà perfino Schengen. lo direi che non è probabile, tra l'altro perché chi sta attraversando questa gravissima crisi dovrà fare delle svalutazioni massicce per guadagnare competitività. La terza strada, e l'ipotesi più probabile, è trascinarsi nel fango: fare un piccolo passo in avanti e due piccoli passi indietro.

E uscire da ogni Consiglio dicendo che ora abbiamo una rotta, che abbiamo preso delle decisioni, che ora i mercati si calmeranno. Continuare questa stupida discussione sul fatto che i mercati abbiano o no un comportamento razionale. E' una grande stupidaggine. Perché parlano di razionalità? Certo, se c'è una decisione della BCE, se per una volta fa da banca centrale e annuncia che “se lo spread supera i 200 punti di base, mi faccio carico del debito”, la festa speculativa è nita».

  • [Se si mutualizza il debito, si federalizza l'Unione Europea.

«Ci può essere una situazione intermedia, che mi auguro, e che si è sempre presa quando c'era la volontà politica. Siamo però sinceri: tutte le regole che proibiscono gli aiuti pubblici sono state violate dopo il fallimento di Lehman Brothers con operazioni di salvataggio nazionali delle proprie banche. Tutte le difficoltà che abbiamo riscontrato noi non sono poi state tenute in considerazione quando, da Gordon Brown alla signora Merkel, passando per Sarkozy, iniettarono danaro e ristrutturarono la parte del sistema che produceva rischi sistemici. Questo non era previsto, anzi, era espressamente proibito dalla normativa europea. Cosa successe? Che dopo aver fatto quel che si doveva fare e non c'era altra soluzione che farlo, si sono messi d'accordo per  fornire un ombrello istituzionale a quel che si era fatto. E a partire da quel momento, restituire agli organi di Bruxelles, le facoltà di vigilanza e controllo che avevano, ma le operazioni ormai erano state fatte. Forse Brown è andato a Bruxelles a dire quanti soldi metteva nella nazionalizzazione di questa o quella banca? O Sarkozy, o Merkel? Si è fatto perché lo si è fatto. E per di più politicamente meglio che lo si sia fatto, perché sarebbe stato un problema se gli avessero detto che no, non si poteva fare.»

  • Cosa è successo tra l'agosto dell'anno scorso, quando la BCE comprò titoli spagnoli, e oggi, quando dice che non può?

«Credo sia cambiata, per la verità, la nostra rilevanza ne chiedere contropartite ai sacrifici che ci chiedono, ai quali ci siamo impegnati. Detto nei termini di Rajoy: “non abbiamo la libertà di agire”; fanno altri quello che dobbiamo fare noi. Ci ripetono sempre la stessa frase: “Bene, continui ad approfondire, vada avanti per questa strada”. Gli si dovrebbe rispondere: “Diteci dove sta la fine del cammino, per dire alle persone che questa strada ha un limite, e che il limite è questo, e che a partire da questo limite succederà questo e quest'altro”.

Questo non succede mai, e neppure abbiamo contrattato una contropartita.

Ora è il cane che corre dietro alla lepre meccanica che qualcun altro muove, e che non si raggiunge mai. E mentre si va nella stessa direzione, questa macchina di distruzione dell'apparato produttivo del ceto medio che hanno messo in movimento non si ferma.»

  • Ma per quale motivo l'Unione Europea vuole questo processo? Qual è il suo obiettivo?

«Perché il nazionalismo, dal quale dipendono i Governi per i voti, rende impossibile che si modifichi il ragionamento politico nazionale e si generi un ragionamento politico europeo. E' curioso, Hollande ha dato un doppio contributo: un segnale di politica anticliclica, anche se solo con 120.000 milioni, e la constatazione che l'aggiustamento deve essere più moderato per essere sopportabile, ed ha ragione. Dico che è curioso, perché dall'altro lato la Germania, Merkel, sostiene la scommessa di una maggiore federalizzazione, mentre alla Francia costa di più accettare un cammino del genere.»

  • Andiamo alla situazione spagnola. Il Governo avrebbe potuto negoziare in un altro modo? Molti pensano che quando si chiede danaro, non si ha diritto a nulla.

«Come no? Certo che sì! Ho chiesto soldi per qualcosa di specifico, di concreto, che certamente altri paesi hanno già fatto. Ricordiamo che lo hanno fatto con danaro loro, ma in contrasto con una normativa europea che si è cambiata dopo. Mi offrono una linea di credito fino a 100.000 milioni per ricapitalizzare quel che si suppone io abbia danneggiato, ovvero un terzo del sistema finanziario. Prendo il danaro per questo e negoziamo che la operazione sia sottoposta ad una ricapitalizzazione, che gli permette di agire come azionista chiave, come capitalizzatori chiave, in questa parte del sistema finanziario.  Ma la seconda cosa che faccio è esigere le medesime condizioni per tutti i restanti. Per cominciare, negli stress test. Perché intervenire nella parte sana del nostro sistema finanziario e non in quello degli altri paesi?»

  • La UE chiede alla Spagna cose che non pretende dagli altri?

«A nessuno. Salvo, chiaramente, ai paesi sotto intervento toale, dei quali ci si è fatti carico della loro gestione macroecenomica e del loro finanziamento. Nel caso della Spagna, si sta facendo esattamente la stessa cosa con costi molto minori.»

  • Detto in altro modo, questo tipo di salvataggio conviene all'Unione Europea, non a noi.

«Certo, se non ci sono contropartite è così. Seguendo la terminologia di Montoro – una persona che crede che la Costituzione lo autorizzi ad invadere le competenze delle autonomie – quello che si è accettato assolutamente sono i Men in Black, li abbiamo qui ogni trimestre per aggiustare gli obiettivi di deficit e, pertanto, coinvolgendo la politica economica del paese. E tutto questo per un costo per la UE relativamente ridotto.
Inietterà 30.000 milioni e se raggiungerai gli obiettivi altri 30.000. E nemmeno il governo crede che chiederà i 100.000. Il costo è molto basso per loro. A me non sembrerebbe male, se esistesse una contropartita chiara: una garanzia di finanziamento dalla parte dell'Europa per mezzo degli strumenti che ha, o di quelli che metta in moto. Quello che ora ha di più evidente è la BCE. Ascolti: la contropartita alle barbarie che sto facendo, che mettono la mia economia in un processo di recessione, è che ci permettono di acchiappare la lepre succeda quel che succeda, è che mi possa finanziare a tassi ragionevoli. Non dico come la Gran Bretagna, che ha interessi negativi, o ai tassi olandesi o tedeschi, però, diamine, che si stabilisca un criterio a partire dal quale l'Europa interviene, perché il premio del rischio non renda insostenibile il programma.»

  • Crede che con un Governo di coalizione sarebbe possibile riprendere il controllo e stabilire un orizzonte chiaro?

«Mi preoccupa come stanno crescendo nei media, ivi incluso la destra più conservatrice, le pressioni sulla bontà di un governo di tecnocrati. Mi preoccupa non solo per la delegittimazione della democrazia, ma perché mi pare un errore grave, più di quelle che possa commettere il politico A, B o C. E' un errore. Chiamiamo gli stessi  - non voglio fare nomi perché in Europa non si offendano -  che ci hanno portato alla crisi ora come specialisti per gestirne l'uscita. Quali sono i gestori disponibili di Goldman Sachs perché ci aiutino a uscire dalla crisi come bravi tecnocrati? Quali responsabilità ha Goldman Sachs? Tutto questo mi pare un disastro. Quel che credo è che il Governo dovrebbe essere cosciente di due cose: che i cittadini hanno diritto a sapere cosa stiano facendo, perché lo stanno facendo e con quale obiettivo. E, numero due, che un'operazione del genere richiede un accordo tra tutti gli attori, e dunque un consenso nazionale.»

  • E' favorevole ad un patto nazionale?

«Niente a che vedere con i Patti della Moncloa, però ci sono più ragioni di prima per una politica di consenso nazionale. Consenso nazionale significa accordarsi su quel che si deve fare. E questo significa iniziare da un rapporto su cosa abbiamo fatto male e come dobbiamo correggerlo. E su cosa sta facendo male l'Europa e quale influenza possiamo mettere sul tavolo per correggere questa deviazione europea. Questo si può fare solo con un consenso di tutti gli attori? Senza alcun dubbio. La maggioranza assoluta è d'aiuto per questo? Sono certo che la maggioranza assoluta è oggi una macchina di distruzione della legittimità. Invece di portare a questo consenso per guadagnare efficienza e ristrutturare le Amministrazioni pubbliche, quello che stiamo vivendo è il continuo massacro della credibilità, del prestigio e della rilevanza delle comunità autonome, e del rafforzamento dei contrasti provinciali, come se volessero arrivare alla struttura dei cacicchi del XIX secolo.»

  • Esiste il rischio che, coinvolgendo tutte le forze politiche, se la cosa finisce male, non esista un possibile ricambio?

«No, non c'è nessun rischio. Il peggiore dei mondi è quello in cui vive Alfredo Pérez Rubalcaba, volendo comportarsi con senso di responsabilità dello Stato, essendo permanentemente azzerato come interlocutore del Governo. Quando me lo chiede, gli dico “Agisci come se fossi al Governo, sapendo di non esserci”. Il margine di manovra sta però finendo. E per questo dice: “Per di qua, no”. Deve costruire la sua propria visione e dire “dobbiamo andare di qua”. E rendere chiaro che questo Governo e questa dinamica ci conducono alla rovina. Questo governo non lascia nessun margine per parlare, per negoziare, per dire “ascolti, in questo sta sbagliando. Non capisce che c'è un solo mezzo per andare contro il ciclo?”. Mi preoccupa  che stiano invitando Rubalcaba, e in verità dovrà farlo, a togliersi da questo percorso folle.»

  • Rubalcaba potrà fare qualcos'altro stando al Governo?

«Non sto qui facendo una scommessa per Rubalcaba nel Governo. Quel che dico è che manca più chiarezza e che il governo Rajoy, con la sua maggioranza assoluta, ha perso credibilità. Nessuno può credere in Europa che l'equipaggio che ha la responsabilità nella maggioranza delle autonomie, degli Ayuntamientos, prima ancora di avere la responsabilità del Governo centrale: nessuno può credere che Rajoy arrivi al Governo senza un programma, senza una proposta; cosa che putroppo sembra essere la verità. Abbiamo superato il limite, Rajoy ha il dovere di convocare un grande accordo nazionale per uscire dalla crisi e per agire in Europa.

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Argomenti

Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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