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N.1 (97)

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N.5 (98)

N.6 (99)






Questa pubblicazione

N. 6
Questa pubblicazione, nonostante le apparenze,
E' UN QUOTIDIANO.

Gerenza:

Direttore responsabile:
Prof. Ranarridh Chandrasekar Baracatomolitreh, regolarmente iscritto al Reale Ordine dei giornalisti del Bhutan, con il numero 3. 
Editore:
The Bhutan International Press - Italian section - Dharam, Bhutan. 

Si ringrazia il dipartimento di italianistica della facoltà di letterature straniere della Reale Università del Bhutan, il lavoro dei cui Docenti ha reso possibile questa pubblicazione.

Questo è un giornale su ondulix, clandestino e senza mezzi (e senza mezzi termini). 
Se vi piace, stampatelo e fatene oggetto di volantinaggio. 
Se non vi piace, prendetevela nel culo. 



Scriveteci!

La "Posta dei lettori". 
Potete scriverci quello che volete, complimenti (non saranno pubblicati, ma saranno il conforto della redazione), insulti e contumelie purché diretti a noi (pubblicati, se dotati di ésprit de finesse). Insulti a terzi sono invece insindacabilmente riservati alla redazione. 
In ogni caso, anche se non ce lo suggerirete voi, vi affibbieremo un soprannome di fantasia, cosicché resterete tutti nell'anonimato (che è poi una delle cifre di questa pubblicazione).
ALTRIMENTI LASCIATECI UN MESSAGGIO
riempiendo la scheda. Scegliete voi stessi il vostro pseudonimo. 

Qui la rubrica.

Numeri Arretrati:

N. 1 - I fervorini di Scalfari Eugenio
N. 2 - Blair seduce n volte.
N. 3 - Resoconti dal Chiapas
N. 4 - Cabaret Nero di Ceronetti
N. 5 - L'Algebra  di Repubblica
NOTIZIE FLASH

Ieri risoluzione solenne con l’approvazione del Santo Padre

La Conferenza Episcopale esorta il Governatore della Banca d’Italia, Carli, ad abbassare ulteriormente i tassi di interesse.

Secondo fonti governative non trattasi di ingerenza, in quanto il governo della moneta è da un pezzo sottratto alla politica. Altri fanno  notare  che Guido Carli è morto da un pezzo.


Capire l’Antifona

Finalmente, l’Italia interviene militarmente in Albania.

Così una autorevole fonte degli Esteri: "E anche quei Greci lì, che si diano una regolata!"


Il vocabolario

Fidel Castro e l'inconscio

Difficoltà con l'uno l'altro, per Pizzati di Repubblica.

L'11 dicembre 97, Carlo Pizzati si occupa, per Repubblica,   del quarantennale della Revolucion Cubana, e del relativo discorso di Fidel. Dal resoconto si capisce poco, di quello che Castro avrebbe detto. Particolarmente oscuro l'accenno all'Euro: Fidel parla di management di capitale a lungo termine, prevede che l'euro e il dollaro si faranno la guardia. "Farsi la guardia" è una metafora (o meglio: un luogo comune) e può voler dire molte cose. Il Nostro non sembra però rendersene conto. Ma per fortuna abbiamo altre fonti: non il Corriere (Caretto, Fidel sfida ancora il capitalismo, 3/1/99) che trascura del tutto il passaggio sull'Euro, ma Le Monde (Jean-Michel Caroit, L'Eglise et l'Etat ont salué la naissance de l'euro, 4/1/99): Cuba est le pays latino-américain qui a salué avec le plus d'enthousiasme la naissance de l'euro, présenté comme un contrepoids au dollar qui atténuera les conséquences de l'embargo imposé par les Etats-Unis (Cuba è il Paese latino-americano che ha salutato con il maggiore entusiasmo la nascita dell'Euro, presentato come un contrappeso al dollaro capace di attenuare l'embargo imposto dagli Stati Uniti).
Ma fin qui, è mancanza di chiarezza. Sui motivi, abbiamo le nostre ipotesi, che esporremo tra poco. Più sotto, però, il Nostro afferma che Il presidente cubano ricorda poi che, nonostante i quarant' anni, anche lui è inamovibile. E pochi ne dubitavano. "Anche colui che parla da questo balcone non è lo stesso di quel giorno, è solo un po' meno giovane, ma è uno che si veste, che pensa e che sogna esattamente allo stesso modo da allora". Come a dire, se vi illudete ch'io possa cambiare, trovatevi un'altra illusione.
Fidel sarà  pure inamovibile, ma in compenso Pizzati denuncia sicure difficoltà col vocabolario: è chiaro che qui lui intendeva non tanto "inamovibile", quanto piuttosto "immobile", o "irremovibile", con buona pace del vocabolario, come dicevano gli anziani professori di liceo.
Ma se abbiamo scomodato Freud, è perché certe omissioni, certe oscurità, non accadono probabilmente a caso. Perché l'accenno all'Euro è così soffuso di oscurità, di reticenza? Il fatto che Castro (e il governo cubano) considerino così positivamente l'Euro deve infastidire profondamente il Nostro il quale, come molti dei suoi colleghi di Redazione, è fanaticamente europeista, fanaticamente anticastrista, e per giunta, manicheo. Trova quindi imbarazzante l'idea che Castro sia favorevole all'Euro. Come ogni manicheo, crede che chi non è con lui, è contro di lui, e viceversa. L'inconscio gli ha quindi giocato un brutto tiro: gli inibisce la possibilità di esprimere chiaramente un concetto imbarazzante. E questo imbarazzo è anche la probabile origine di tanto caliginosa esposizione. Si confronti, per contrasto, la luminosa chiarezza dei resoconti dello stesso Caroit, nel medesimo numero di Le Monde (Fidel Castro fête simplement les quarante ans de son arrivée au pouvoir), di un giornale cioè che non può certo essere accusato di simpatie per Castro.
Ma la CASAGIT (mutua privata dei giornalisti) lo passa o non lo passa, lo psicanalista?

Bestiario della Stampa

Il ruolo culturale delle Forze Armate Italiane in Albania

Ma non hanno che compiti di Polizia

Così, in piena notte, autorevolmente precisa lo speaker di "TG3 Edicola" del 23 gennaio 99.

I fatti sono noti. Ma dato che la stampa italiana non ama dilungarsi in tediosi racconti, li ripetiamo qui: un gruppo di Albanesi armati ("scafisti") sequestra un funzionario di polizia Albanese e, usandolo come ostaggio, si fa restituire a Saseno, armi in pugno, sei gommoni sequestrati.
Fin qui, sembrano tutti d'accordo. Ma gli scafi sequestrati (con l'appoggio della Finanza italiana, di stanza a Valona, e forse anche all'isola di Saseno, erano o non erano custoditi dalle Forze Armate Italiane?
Curioso, ma la materia è controversa, e vi sono pareri contrastanti.
Lo speaker notturno (o giornalista?) di TG3 l'edicola, ad esempio, appartiene alla schiera di coloro che fanno di Saseno una isola presidiata da "Forze italiane, Finanza e Marò" (la famosa "decima MAS"?). Ma come sarebbe, i fegatosi Marò si arrendono a qualche centinaio di straccioni scafisti, sia pur armati di kalasnikov? C'è un motivo, per il Nostro, e serio: le truppe italiane non sono intervenute "perché non hanno che compiti di Polizia". La Polizia, infatti, da che mondo e mondo, e come tutti sanno, non ha compiti di intervento. Vi càpita mai di assistere allo slalom tra il traffico sul filo dei cento all'ora di un'autopattuglia a sirene spiegate? Bene, spero non siate seguaci di quelle credule credenze plebee che attribuiscono tutto questo alla smania di intervenire, (o addirittura di prevenire, come ritengono i più ingenui fanatici), in presenza di reati. Essi accorrono in realtà disperatamente, per tempestivamente assistere alla scena, e non perdere nemmeno uno dei particolari da registrarre nei loro voluminosi libroni, copiosa testimonianza storica da tramandare ai posteri in esaurienti e vividi resoconti. Un po' (o molto) come gli amanuensi delle abbazie medievali, ai quali dobbiamo peraltro grandissima parte delle conoscenze sul nostro passato.
Domenico Castellaneta (Repubblica 23/01/99, Valona, "scafisti" all'assalto) è dello stesso parere, quanto alla presenza dei militi italiani. Anzi, la cosa ha da essere certa, almeno per la Finanza, viste le virgolette: I militari italiani non hanno reagito perché "la sovranità è del governo albanese - ha detto il col. Fabrizio Lisi, comandante del contingente della Guardia di Finanza in Albania - e nessuno di noi italiani poteva reagire".
Il Colonnello Fabrizio Lisi deve però essere un buontempone, a sentire il Ministero della Difesa italiano, secondo quanto cita il Castellaneta stesso (che in questo articolo ricorda molto il dottor Stranamore, il quale, mentre parlava, tentava di strangolarsi con la sua stessa mano sinistra, in questo impedita dalla accanita resistenza della sua mano destra). Infatti, nel fervore della scrittura, deve avere dimenticato la sua affermazione in apertura di articolo secondo la quale  ... il ministero della Difesa italiano smentisce che ci fossero i marines del battaglione San Marco. Forse, se ci fossero stati i Marò, la sovranità non sarebbe stata del governo albanese, e le truppe italiane non si sarebbero limitate a "compiti di Polizia"?. (A quali compiti si sarebbero limitati? Ci domandiamo con un brivido lungo la schiena)
Ma da cosa è stata poi provocata tutta questa baraonda? Ma da una prima, dura, operazione per tentare di applicare la nuova legge anti-gommoni, come avrebbe, tra virgolette, affermato il ministro dell'Interno albanese Petro Koci, secondo La Stampa (Molinari e Tessandori, Gli scafisti beffano i militari italiani, 24/01/99). Il quale Koci, dietro tutta la sicumera di una affermazione del genere, deve celare ben altri dubbi, a voler credere al Corriere sempre del 24: «Ho trascorso due giorni a Tirana - spiega [il capo della Polizia di Valona sequestrato, Sokol Kociu, all'Edicola del TG3 passato però come "Questore di Tirana" ] - per avere il permesso di sequestrare quei gommoni. Il premier Majko e il ministro dell'Interno, Petro Koci, avevano molti dubbi, molte paure. Ho impiegato ore per convincerli che l'unica possibilità era quella di lavorare con la Missione interforze italiane».
Ma cosa recita, infine, questa "legge antigommoni?". Non lo sappiamo. Possiamo però dedurlo sempre dal resoconto del buon (fatelo pure essere cattivo!) Castellaneta di Repubblica: i gommoni sono stati posti sotto sequestro in base alla nuova legge varata dal Parlamento albanese che vieta alle barche con motori sotto i 70 cavalli e i 32 chilometri orari di velocità di allontanarsi oltre le due miglia.
La saggia legge dice: se non avete potenza e velocità sufficienti per sfuggire alle guardie costiere, vi è fatto divieto anche solo di provare a trasportare clandestini paganti oltre due miglia. Ma i saggi "scafisti" (con le virgolette, chissà perché), come ci dice lo stesso Castellaneta-Stranamore più avanti nello stesso pezzo, infatti, prudentemente non si limitano ai 70 cavalli. Per diventare scafisti sono necessari 80-90 milioni per acquistare un mezzo di 8 metri, solitamente comprato nel Salento. Il gommone è equipaggiato con due fuoribordo da 200-225 cavalli. Dunque, tutto a posto con la legge albanese, si direbbe. I gommoni posseggono ben 400-450 cavalli, e dunque, secondo la detta legge, potrebbero ben superare le due miglia, senza tema di sequestri (quelli sequestrati dovevano essere dunque di poveri pezzenti, come al solito). Anzi, otto metri di gommone con 400 cavalli possono anche decollare, ad occhio e croce, anche pieni di gente, come un tappeto volante. Ma allora, tutto questo ambaradam, per cosa poi? Per sequestrare gommoni non adeguati alle norme di sicurezza sull'espatrio clandestino?

Articolo firmato

LINKS, LINKS, LINKS!

El Pais, lo trovate qui. 

Le Monde

Times (Londra)

Altri link utili (si fa per dire):

La Repubblica

La Stampa

Il Corriere della Sera

ADN Kronos

Sole 24 ore (Monsieur FIAT)

Il Messaggero

E ci mancava pure L'Espresso.


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Articoli Riferiti:

Corriere; Fidel Caretto
3/1/1999
Corriere: Gommoni 24/1/1999