Il Blog del Leprechaun

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Parole:

Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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Venga in Europa, Mr. Ferguson
Sole24Ore, 02/02/2012

Il Sole24Ore pubblica oggi, 02/02/2012; un discorso di Bernanke sull'Europa e un intervento di Niall Ferguson.

Faccio però fatica a cogliere il nesso tra l'appello di Bernanke e il testo di Niall Ferguson, uno storico della contemporaneità, politicamente non saprei dire se più liberale (non "liberal") o più conservatore, ma vale la pena di fare qualche considerazione, non tanto su di lui, quanto su di noi.

Dato che conservatore lo è in modo intelligente, Ferguson si preoccupa del Tea Party (“populisti”, li definisce) e appoggia Mitt Romney perché è l'unico che può battere Obama.

Nonostante sia uno storico, non si ritrae dall'intervenire su questioni economiche, e fa bene, perché si tratta di faccende che hanno rilievo politico, e dunque ci riguardano tutti, il colto quanto l'inclita. Sta però appoggiando uno che ha la passione per il liberalismo classico europeo continentale, per la parità aurea e per Von Mises. Ma forse è proprio quel che vuole, visto che esalta la concorrenza (in regime di depressione, il contrario di quel che fece Roosevelt).

Vediamo però qual è la sua preoccupazione. In una discussione con Krugman, ritiene preoccupante che i tassi di interesse USA siano saliti in cinque mesi dal 2.06 % al 3.73%, più di 167 punti-base. Un tasso equilibrato in tempi normali, ma dell'81% più alto di quello al quale era caduto per la crisi.

Ferguson qui dimostra di avere – in quanto storico – una non accia dimestichezza con l'aritmetica. Meno però col pensiero matematico, perché quell'81% non significa niente di preciso, se non quanto già contenuto in quei due numeri. E' solo un voler tirare fuori un numero “grosso” (un fatto del tutto relativo), pour épater les bourgeois. Un po' come la storia dello spread e dei “punti base”, che corrispondono a decimillesimi. Cambiare l'unità di misura non cambia il fenomeno, né niente altro, salvo la quantità d'inchiostro spesa sulla carta.

Riflettiamo però un attimo: negli USA, la crisi ha provocato inizialmente un calo dei tassi di interesse. Poi questi tassi sono risaliti a valori fisiologici. La cosa lo preoccupa, ma forse ignora che le relativamente buone notizie provenienti dall'economia USA (posti di lavoro) hanno naturalmente l'effetto di distogliere gli investimenti dai beni-rifugio. Che i tassi siano tornati alla normalità fa dunque parte delle buone notizie.

Paragoniamo ora tutto questo all'Europa, e domandiamoci cosa ne direbbe Ferguson. Qui invece i tassi crescono come effetto della crisi, ad eccezione di quelli della Germania (i qquali sono crollati anche a valori inverosimilmente bassi). C'è una concorrenza tra beni-rifugio, diciamo, ma i tassi tedeschi così esageratamente bassi non sono dunque una buona notizia, non perché "alzano lo spread", ma perché indicano quanto poco - speculazione a parte - gli investitori vedano possibili investimenti legati al settore privato, anche tedesco, oltre a quelli sui titoli del debito pubblico altrui, cioè sugli altri beni-rifugio.

Secondo: cosa dovremmo dire noi italiani della nostra crescita dei tassi? I nostri hanno avuto, secondo la tecnica aritmetica Fergusoniana, una crescita a tre cifre.

Se Ferguson si preoccupa (forse non tanto a torto, quanto sulle cose sbagliate) degli Stati Uniti, cosa dovrebbe dire dell'Europa?

Non è forse però tanto Ferguson che dovrebbe farsi queste domande. Siamo noi che dovremmo farcele. Dovremmo noi preoccuparci dell'Europa, e non tanto e non solo del debito pubblico, quando dello stato disastrato dell'economia europea complessiva, testimoniata da una disoccupazione senza precedenti.

Dovremmo domandarci perché paesi con un debito inferiore a quello USA hanno tassi così più alti, anche facendo la tara della circostanza che gli USA sono la prima potenza economico-finaziaria (e militare) del pianeta. Ma soprattutto dovremmo domandarci perché abbiamo dinamiche di segno opposto. La Germania non fa solo al resto dell'Europa una concorrenza maggiore di quella che fa la Cina sull'export,  ma proprio per questo, finisce per farla anche su quei beni rifugio che sono i titoli del debito pubblico.

Viene da pensare che l'intervento di Ferguson serva a controbilanciare quello di Bernanke.

Va benissimo, ma facciamo allora lo stesso anche per il resto. Dando, ad esempio, voce anche al Parlamento europeo, del quale nessuno si occupa, e che dice cose opposte a quelle che dice e la Merkel, e il nostro governo, e la vulgata che compare su tutta la stampa.


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12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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