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Testo originale in inglese: Counterpunch

Counterpunch
Trump e il FBI
02/01/2018

di Binoy Kampmark

Sullo stesso tema: L'Armata invisibile del Cremlino



Il tentativo di promuovere, tessere e sviluppare una narrazione contro il Presidente Donald J. Trump sulle connessioni con la Russia ha avuto inizio quasi subito dopo la sua vittoria a Novembre dell’anno scorso. È stato presentato come un atto di sorveglianza e di indagine istituzionale, ma per un altro verso voleva anche essere uno scongiuro dell’establishment per  sostenere l’insostenibile e l’inconcepibile come premessa di un processo. Nessuno riesce ancora a concepire che Trump ha veramente vinto per suoi meriti (o demeriti). Ci deve essere qualche altra ragione.

Al centro dell’approccio del duo Trump-Bannon alla politica USA c’è stato il gesto di sfida contro il prestigio degli organismi dell’establishment. È la CIA che Trump ha attaccato; è con il FBI che Trump è in guerra. E poi c’è il Dipartimento di Giustizia, che lui considera come particolarmente iniquo.

L’indagine del FBI sulla Trumpland e sui suoi presunti rapporti con la Russia è tanto una sventura quanto un’opportunità per Trump. Fintanto che continua, fornisce munizioni a Trump per le sue bordate populiste e le sue affermazioni che questi organismi hanno giurato di distruggerlo.
Osservarne lo sviluppo fa ricordare come una soap opera venga meglio in celluloide. Il New York Times ci ha fatto un regalo di Capodanno sostenendo che l’ex assistente alla campagna di Trump, George Papadopoulos, aveva spifferato dei segreti all’ex Ministro degli esteri Australiano Alexander Downer alla Kensington Wine Rooms di Londra nel Maggio 2016.

I due personaggi, in apparenza, stavano facendo quello che ogni persona normale fa in quel posto a Londra: bere. La lingua di Papadoupoulos ha cominciato a sciogliersi man mano che le bevute andavano avanti: c’era stata una connessione coi Russi; bisognava gettare fango su Hillary Clinton.

Downer, anche se in stato confusionale, ha annotato la conversazione. Ha potuto farsi un nome grazie a questa rispettabile doppiezza. L’Australia, un’alleato di Washington con un’attitudine da cagnolino entusiasta, voleva dare un aiuto con una soffiata alle autorità USA sul fatto che il grande Satana, la Russia, poteva essere coinvolto. Inizia così la lunga traiettoria della caduta dell’ex aiutante di Trump, che ha ammesso, a tempo debito, di avere mentito al FBI. La reazione di Trump è stata quella di degradare Papadopoulos a “volontario di basso livello” e inoltre “bugiardo”, affibbiandogli le stimmate dell’irrilevanza.

Gli ex rappresentanti Australiani non erano assolutamente i soli ad andare in soccorso dello sforzo anti-Trump. Altre fonti – Inglesi ed Olandesi, per esempio - hanno dipinto un quadretto che indicava il Cremlino come il centro dell’hackeraggio delle email dei Democratici. L’indagine dello FBI, al momento buono, diventerà una vera e propria inchiesta pilotata da un ex direttore dell’organizzazione, Robert Mueller.

Questo fornisce il migliore scenario per l’assalto di Trump a ogni sorta di organismo della Repubblica. Agli inizi di Dicembre, Twitter è stata di nuovo messa a ferro e fuoco dalla rabbia del Presidente. I colpi si basavano sull’ammissione di colpevolezza dell’ex consigliere della sicurezza nazionale Michael Flynn. Lui di fatto aveva avuto delle conversazioni con l’ex ambasciatore russo.
   
L’approccio di Trump è stato duplice: l’affermazione che i comportamenti di Flynn, almeno all’inizio, erano stati rispettosi della legge, mentre il comportamento del FBI e del Dipartimento di Giustizia era stato ingiusto e arbitrario.
“Così il Generale Flynn mente al FBI e la sua vita viene distrutta, mentre la disonesta Hillary Clinton, in quell’ ‘interrogatorio’ oggi tristemente famoso senza giuramento e senza registrazione, mente diverse volte … e non gli succede niente?”

Spara inoltre una salva contro il Dipartimento di Giustizia. “Molti nel nostro Paese si domandano: cosa sta facendo il Dipartimento di ‘Giustizia’ per il fatto che la completamente disonesta Hillary, DOPO avere ricevuto un subpoena dal Congresso degli Stati Uniti, ha cancellato e ‘distrutto con l’acido’  33.000 email? Non c’è giustizia!”

La perseverante incapacità di capire che Trumpland è una serie di intimidazioni e di operazioni di strumentalizzazione sminuisce il valore delle indagini del FBI. Indipendentemente da cosa pretendano di essere, sanno di disperazione, uno sforzo alla ricerca di una spiegazione anziché di un soluzione. Il Teflon di Trump rimane lì, inamovibile.

Venendo al sodo, Trump ha certamente ragione nell'esprimere dubbi per la storica incapacità del FBI di essere un credibile strumento di giustizia, anche se la storia non è il suo forte. Il Bureau sotto J. Edgar Hoover era un mostro di sorveglianza, la sua reputazione – benché ridotta a brandelli – è stata difesa da un Presidente dopo l’altro.

Riguardo ai pregiudizi, Trump ha sicuramente ragione sul fatto che alcuni membri del FBI, tra questi soprattutto l’avvocato Lisa Page e l’agente speciale del FBI  Peter Strzok, erano palesemente favorevoli alla Clinton invece che a lui.

La campagna di Trump, interessata a trovare punti deboli nel campo della Clinton, è sempre stata indiscriminata e caratterizzata da mancanza di scrupoli: ben difficilmente la provenienza delle informazioni aveva importanza. Si trattasse di hackeraggio, di una rivelazione, fossero state ottenute per via legittima o illegittima, le informazioni in questo contesto avevano la potenza della pubblicità.

A questo scopo, qualsiasi cosa contro Hillary sarebbe stata considerata una ricca risorsa, da qualunque fonte provenisse. Quelle provenienti da fonti russe facevano venire la febbre ai malati di nostalgia per la Guerra Fredda.

Il nuovo anno le pagliacciate continueranno e Trump, come ha fatto tutto l’anno, continuerà ad incassare i colpi con una certa nonchalance. E si vendicherà con la stessa moneta. Le forze dell’establishment si sono impegnate su diversi fronti, ma la macchina di Trump, autoritaria, irriflessiva ma risoluta, continua a funzionare con sprezzante sdegno. Finché durerà, continuerà a prosperare.

Binoy Kampmark è stato uno studioso del Commonwealth al Selwyn College, Cambridge. Tiene lezioni alla RMIT University, Melbourne.


Email: bkampmark@gmail.com

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10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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