Il Blog del Leprechaun

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Fiscale :: Competitività :: Liberalizzazione :: Sovranità&Fiducia
Depressione :: Debito :: Rigore & co.  Lochescion&FunnyEngrish Mister Euro :: Rating&outlook :: Correlazione :: Meritocrazia

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Mitt Romney, ovvero Buffett aveva ragione,
ovvero della deprogressività delle imposte
25/01/2012

Mitt Romney, il candidato “favorito” fino a pochi giorni fa alle primarie del GOP (Grand Old Party, i Repubblicani USA), ha finalmente svelato la sua dichiarazione dei redditi 2010. Ha esitato a lungo, e ben a ragione.

La sua dichiarazione porta infatti acqua al mulino di Obama. Qui trovate l'articolo di oggi nel New York Times, e qui un articolo del Sole24Ore sull'imminente (ore 1:00 italiane, 19:00 del 14 New York)  discorso sullo stato dell'Unione di Obama.

Romney ha dichiarato nel 2010 un reddito di 21,6 Milioni di $, pagando il 13,9 % di tasse.
Warren Buffett (è wikipedia inglese, ma la voce di quella italiana è vergognosamente scarsa), uno dei maggiori miliardari del mondo, consigliere economico di Obama, ha denunciato mesi fa la situazione assurda del sistema fiscale USA, per il quale persone come lui pagano percentuali inferiori a quelle di un americano medio, impiegato o operaio che sia.

Lui paga il 19% di tasse sui suoi proventi (quasi totalmente di natura finanziaria) quando i suoi dipendenti pagano mediamente il 33%.

Ecco una sua frase:

“C'è una guerra di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe dei ricchi, che la sta facendo, e stiamo vincendo”.

E' il sistema delle “nicchie fiscali”: la tassazione è progressiva, ma si trova il modo di inserire dei sistemi di deduzione che di fatto favoriscono enormemente i redditi alti.

Se pensate che questo sia un problema “amerikano” vi sbagliate. Questi problemi sono tipici di tutto il cosiddetto “occidente” (e forse anche di una parte dell'”oriente”, oggi).

In Europa è lo stesso Sarkozy che ha parlato delle nicchie fiscali, anche se oggi non ne parla più, e Hollande (il candidato socialista) le ha esplicitamente citate nel suo discorso di apertura della campagna presidenziale francese a Le Bourget (“nicchie accordate alle famiglie agiate e alle grandi imprese”).

In Francia, in effetti, le PMI sono tassate più delle grandi aziende. Non mi è facile accertarmene direttamente, ma pare la situazione non sia diversa il Germania.

E in Italia? In Italia questo tipo di discussione è quasi proibito. Tante discussioni sono “quasi proibite”.

Da noi l'aliquota minima (ma per i redditi da lavoro) è il 23%. In Francia, fino a 5.900 € l'anno è zero. Qui trovate aliquote e scaglioni tributari francesi. Ma ci sono – appunto – le “nicchie”.

In Italia la nicchia principale è rappresentata dalle cosiddette “cedolari secche”.

Queste si applicano alle rendite finanziarie e capital gain, e dallo scorso anno, anche agli affitti.

La cedolare secca sulle rendite finanziarie è stata portata dalla manovra Monti al 20%  dal 12,5, o dal 27%  a cui stava. Per alcune tipologie di rendita dunque si è trattato di un rialzo, per altre di un taglio. Qui trovate un quadro complessivo della situazione vecchia (scorrete in basso) e nuova.

Per gli affitti, è stata istituita una cedolare secca del 21% o del 19% a seconda se si tratti rispettivamente di patti in deroga o di affitti concordati in comuni con carenze abitative.

In quasi tutti gli altri paesi europei tutti i redditi, indipendentemente dalla loro origine, si cumulano.

Da noi, no. Non solo: le rendite finanziarie non si dichiarano, dato che la trattenuta è operata alla fonte, e dunque non compaiono nelle statistiche sui redditi dedotte dalle dichiarazioni.
Questo rende l'attribuzione personale dei montanti difficile, e si vorrebbe essere certi che queste vengano considerate correttamente ai fini delle statistiche sulla distribuzione dei redditi.

“Secondo la definizione armonizzata a livello europeo, il reddito netto familiare totale è pari alla somma dei redditi da lavoro dipendente e autonomo, di quelli da capitale reale e finanziario, delle pensioni e degli altri trasferimenti pubblici e privati ricevuti dalle famiglie, al netto del prelievo tributario e contributivo e di eventuali imposte patrimoniali.”

“... In particolare, risulta particolarmente difficile la rilevazione dei redditi da attività finanziarie e di una parte dei redditi da lavoro autonomo.”

[Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia (2005-2006), Istat.]

Ora si da il caso che quote importanti di reddito di natura finanziaria e da affitti di immobili di proprietà non siano certamente tipiche di redditi bassi, quanto proprio di redditi alti. Questo meccanismo rende pertanto il nostro sistema tributario de-progressivo: chi ha redditi alti di fatto paga percentualmente meno tasse di chi ha redditi bassi (tipicamente: da lavoro dipendente o autonomo).

Se conoscete un “insider” nell'establishment politico economico-finanziario italiano, provate a chiedergli il perché non si siano mai nemmeno tentato di abolire queste nicchie (né mai nemmeno ipotizzato di farlo, Monti incluso). La risposta che ricevereste sarebbe questa: “avremmo una fuga di capitali”.

La stessa risposta che avreste avuto se gli aveste domandato perché in Italia non si è mai introdotto l'incrocio totalitario da parte del Ministero delle Finanze delle dichiarazione dei redditi dei contribuenti con i consolidati dei loro conti correnti bancari. Esattamente quel che fanno quasi tutti i paesi europei, i quali infatti hanno la metà o meno del nero nostro, senza “limiti al contante”, senza studi di settore”, ecc. ecc.

Già, direte voi, ma perché mai non parlarne, perché questa “congiura del silenzio” (come si esprimerebbe un giornalista)?
Semplice: perché questo significherebbe mettere in luce una piccola pecca – per esprimersi con un eufemismo – nella costruzione europea: dato che non c'è nessuna armonizzazione tributaria, dato che non c'è un sistema di comunicazioni inter-europeo tra ministeri delle finanze, ogni paese è paradiso fiscale all'altro. E sappiamo bene come in Italia i fedeli della religione europeista (quelli "senza se e senza ma") non gradiscano che si discuta dei problemi europei, che si dubiti della perfettissima ed irriformabile Europa. "Il dibattito proibito. Moneta, Europa, povertà" è il titolo di un libro di Fitoussi, e si riferisce anche al dibattito sull'Europa.  Qui potete leggerne e scaricarne una approfondita recensione di Gina Galliani.

La paura della “fuga di capitali” non è quindi del tutto infondata. Qui, inoltre, un documento di economisti europei del 1997.

Ora il tabu (pardon: totem) del controllo dei conti correnti bancari da parte del Ministero delle finanze pare sia caduto con la “manovra Monti”. Bisogna aspettare a giudicare, perché il diavolo si nasconde nei particolari: bisogna vedere se lo si farà veramente, e soprattutto se lo si farà sistematicamente e totalitariamente, perché altrimenti è inutile: il furbo farà transitare il reddito da nascondere nel conto della vecchia nonna pensionata.

Ma dato che questo tabu (pardon: totem) è caduto, perché resta in piedi quello sulla abolizione delle cedolari secche? Non dico che non abbia motivo di esistere, chiedo solo perché non se ne parli mai.

Magari dietro congrua spiegazione, ci si convincerebbe che sì, per le cedolari è diverso, e che abolendo queste i capitali fuggirebbero come anatre migranti, e ci metteremmo tutti l'anima in pace.

Magari scopriremmo però contemporaneamente che ci sono altre cose da fare, a livello europeo: ad esempio, instaurare quella armonizzazione e quel passaggio di informazioni di cui si parlava. E magari si scoprirebbe che sono queste le cose che andrebbero fatte invece di quella bestialità mortale che è il fiscal compact.

E forse è proprio questo il punto.



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Cronologia

Rassegna stampa internazionale

12/08/2012 Juncker sulla Grecia

10-12/09/2012  Grecia, Francia, BCE

13/09/2012 Elezioni in Olanda

15-16/09/2012 Draghi al Bundestag. Grecia, Spagna, PS francese.

17/09/2012 Manifestazione sindacale europea. Draghi. Francesi, tedeschi e Maastricht. Bulgaria, Polonia, e l'Euro.

18/09/2012 Il fiscal compact. Grecia: crollo del costo del lavoro.

24/09/2012 Alta tensione in Grecia.

29/09/2012 I "numeri" di Maastricht.

16/10/2012 Ma l'avete capito il fiscal compact?

18/10/2012 Perché l'Europa si dibatte.

27/10/2012 Oltre al "Grexit", anche il "Brixit"? Gran Bretagna fuori della UE?

05/11/2102 Portogallo: Il partito socialista dice no a 4 miliardi di tagli. Irlanda: i sindacati e il corteo anti-austerità.

14/11/2012 Scioperi e manifestazioni in tutta Europa.

19/11/2012 La presidente Brasiliana Rousseff: "l'austerità è un autogol"

01/12/2012 Il partito antieuropeo avanza nelle suppletive inglesi.

24/01/2013 Salvataggio della Slovenia: il premier non si dimette.

08/02/2013 La depressione degli eurocrati.

14/02/2013 Quarto trimestre negativo per la zona euro.

20/02/2013 Perché la crisi euro non è ancora finita

02/03/2013 Handelsblatt: La CDU accomanda agli italiani di tornare alla lira.

10/05/2016 Dubbi tedeschi sul debito pubblico della Germania

31/07/2016 Intervista di Ray McGovern alla Neues Deutschland

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